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Fino a poco più di un anno fa, il mondo delle criptovalute era in piena espansione, con i prezzi di Bitcoin ed Ethereum ai massimi storici. Celebrità del mondo di Hollywood facevano a gara per promuovere costose opere d’arte digitale, mentre i loghi delle aziende blockchain diventavano main sponsor di numerosi eventi sportivi e squadre di calcio.

Oggi, dopo un solo anno, i prezzi delle criptovalute si sono ridotti di oltre la metà, il volume degli scambi è crollato e diverse società di alto profilo sono in piena crisi di liquidità. L’arresto, avvenuto lo scorso mese, di Sam Bankman-Fried, l’ex amministratore delegato di FTX, non ha fatto altro che approfondire la sensazione che la bolla delle criptovalute sia definitivamente scoppiata, portando con sé miliardi di dollari di investimenti.

L’industria delle criptovalute chiama questo momento “crypto winter”, ovvero inverno delle criptovalute. E proprio come un bear market sul mercato azionario, l’inverno delle criptovalute sembra essere un fenomeno ciclico.

In altre parole, in seguito a un periodo di ribassi, anche il mondo delle criptovalute si riprenderà, grazie a quello che si chiama Bitcoin halving, ovvero il dimezzamento di emissioni di Bitcoin, che avvengono in genere ogni 4 anni.

Il prossimo dimezzamento è previsto ad aprile del prossimo anno: per questo motivo potremmo essere vicini a una nuova fase di rialzi per queste monete digitali. Ma sarà davvero così, oppure saremo di fronte a qualcosa di diverso?

I recenti tracolli di FTX e le difficoltà a trovare liquidità di altre aziende cripto, potrebbero mettere in dubbio il credo che anche il Bitcoin attraversi fasi cicliche. Scopriamo dunque se davvero il 2023 potrà essere l’anno del nuovo ciclo rialzista del Bitcoin e delle altre criptovalute.

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Cos’è il Bitcoin Halving?

Per comprendere appieno perché il Bitcoin sembra attraversare dei cicli rialzisti e dei cicli ribassisti, bisogna ricordare che cosa si intende con la parola halving. Come accennato poco prima, gli halving sono degli aggiornamenti programmati della sua blockchain che ne dimezzano l’emissione ogni quattro anni. Infatti, solamente 21 milioni di blocchi Bitcoin possono essere generati complessivamente dalla rete.

I Bitcoin vengono estratti e le persone che li estraggono vengono ricompensate con i Bitcoin come premio, ma quando si verifica un dimezzamento, i minatori ricevono il 50% di Bitcoin in meno, a parità di sforzo. Nel dettaglio, questi avvenimenti sono programmati ogni volta che vengono estratti 210.000 blocchi, il che avviene proprio una volta ogni quattro anni. Finora abbiamo assistito a 3 dimezzamenti:

  • il primo è avvenuto nel novembre 2012: minatori sono passati dall’estrazione di 50 BTC ogni 10 minuti, all’estrazione di 25 BTC ogni 10 minuti;
  • il secondo è avvenuto nel luglio del 2016, dove i minatori hanno iniziato a estrarre 12,5 nuove BTC ogni 10 minuti;
  • il terzo è avvenuto a maggio 2020, dopo il quale i Bitcoin estratti sono diventati 6,25 ogni 10 minuti.

Il prossimo halving è previsto ad aprile 2024, e i minatori riceveranno solamente 3,125 bitcoin ogni 10 minuti:

EventoDataPremio (BTC)BTC estratti (%)
Lancio BTC03/01/20095050%
1° halving28/11/20122575%
2° halving09/07/201612,587,50%
3° halving11/05/20206,2593,75%
4° halvingAprile 20243,12596,87%
5° halving20281,562598,44%
6° halving20320,7812599,22%

Perché l’halving del Bitcoin potrebbe anticipare una fase rialzista nel 2023

Analizzando le performance a ridosso dei precedenti halving, scopriamo che questi dimezzamenti hanno sempre segnato la fine degli inverni cripto, alimentando nuove fasi rialziste. E con l’halving del 2024 ormai in vista, possiamo aspettarci l’inizio di un nuovo ciclo rialzista nel 2023.

 Vediamo infatti cosa è accaduto nelle precedenti fasi:

  • il primo crypto winter ha visto il Bitcoin scendere del 90% in 22 mesi, ed è terminato circa 12 mesi prima del primo dimezzamento del 2012. Tra il momento di minimo e l’halving ha recuperato circa il 40% del suo valore;
  • la seconda fase ribassista ha visto il Bitcoin perdere l’80% del suo valore in 59 mesi. Anche in questo caso, la fase rialzista è cominciata 12 mesi prima del secondo dimezzamento, e in questo lasso di tempo ha recuperato circa il 50% di queste perdite;
  • il terzo inverno ha visto il Bitcoin scendere dell’80% in 52 mesi, toccando ancora una volta il suo minimo 12 mesi prima del terzo halving, recuperando nel frattempo il 50% delle perdite.

A ben vedere, finora i cicli sono stati tutto coerenti tra loro, terminando e iniziando con una certa precisione, tanto da definire un vero e proprio schema che si può riassumere in poche righe: durante ogni ciclo, bitcoin scende di circa l’80% in 50-60 mesi, tocca il minimo circa 12 mesi prima dell’halving successivo e poi in quei 12 mesi recupera tra il 38% e il 50% delle perdite. Dopodiché, nei 12 mesi successivi al dimezzamento, raggiunge il punto di massimo per poi iniziare la fase ribassista del ciclo.

Attualmente ci troviamo al quarto inverno delle criptovalute, e il Bitcoin è sceso dell’80% in 52 mesi. Per questo motivo, a pochissimi mesi dall’inizio dei 12 mesi che precedono il quarto dimezzamento di Bitcoin, nel 2023 dovrebbe terminare questa fase ribassista, dando vita all’ennesima fase rialzista.

In dettaglio, nel 2023 il Bitcoin potrebbe già recuperare tra il 38% e il 50% delle perdite, arrivando all’inizio del 2024 a un valore compreso tra 35.000$ e 40.000$. Valore che nel 2024 aumenterà ulteriormente raggiungendo il massimo di questo ciclo.

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Sarà così anche nel 2023?

Fino a questo momento, però, non abbiamo considerato anche i fattori di rischio, ovvero quegli eventi potrebbero far sì che una nuova fase rialzista non si verifichi nelle modalità che abbiamo visto.

Se infatti sosteniamo che nel corso del 2023 il Bitcoin deve per forza salire, così come avviene ciclicamente ogni quattro anni, commettiamo lo stesso errore dei guru del web e di YouTube, che per convincerci delle loro idee poco argomentate ci dicono che in ogni caso diverse asset class, tra cui azioni e Bitcoin, non possono fare altro che salire.

Il fatto che i mercati sul lungo periodo salgono sempre è ormai diventato un dogma ripetuto ovunque su internet, senza però valutare la veridicità dei fatti. E la realtà dei fatti, almeno per il 2023, potrebbe essere un’altra.

Non solo per l’arrivo di una recessione, che seppure soft, è ormai alle porte (https://rendimentofondi.it/powell-lancia-la-nuova-dialettica-soft/), ma anche perché finora non abbiamo considerato l’intervento della FED.

Non possiamo infatti ignorare la decennale politica di espansione monetaria che la Federal Reserve ha messo in atto, che hanno portato a un rally sui mercati mai visto prima. E allo stesso modo, non possiamo non considerare il fatto che i primi tre cicli di BTC hanno coinciso proprio con questa politica monetaria.

E se nel 2022 le banche centrali di tutto il mondo hanno deciso di invertire la rotta, alzando i tassi per contrastare i danni dell’inflazione, non ci resta che raccomandare un approccio prudente al mondo delle criptovalute e allo schema ciclico che si è ripetuto ogni quattro anni con il Bitcoin.

In altre parole, non possiamo negare che l’halving sia stato il fattore scatenante del trend positivo del Bitcoin, che si presenta puntualmente ogni quattro anni. Ma allo stesso tempo, non possiamo ancora sapere fino a che punto e fino a quando i cicli positivi del Bitcoin siano stati influenzati anche dalla politica monetaria della FED.

Il punto è molto semplice: dal momento che la Fed ha smesso il suo allentamento monetario decennale, questi cicli potranno ugualmente ripetersi oppure no?

Nessuno di noi ha la sfera di cristallo e può saperlo con certezza: ecco che il 2023 per il Bitcoin diventerà l’anno fondamentale: avremo una risposta a questa domanda e capiremo se i cicli del Bitcoin continueranno a ripetersi oppure no.

Come sempre, noi di RendimentoFondi cercheremo di fornire notizie a analisi utili ai lettori che vorranno saperne di più, mano a mano che la situazione evolverà.

Buon RendimentoFondi!

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È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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