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6 ETF contro l’inflazione

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L’inflazione sta tornando a minacciare i nostri risparmi e vogliamo coprire questo rischio con degli ETF, non solo dall’inflazione europea ma anche da quella globale e americana. In questo articolo parliamo di 6 ETF contro l’inflazione che possono coprire molto bene un portafoglio.  

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In questo articolo, che segue a stretto giro un video pubblicato sul nostro canale YouTube sul tema dell’ inflazione, vediamo come proteggere il nostro portafoglio con gli ETF aventi sottostante le obbligazioni inflation-linked.

Le obbligazioni indicizzate all’aumento del costo della vita sono davvero tantissime in Europa, e le emissioni governative non mancano, grazie a vari emittenti quali Germania, Francia, Spagna e naturalmente Italia. Però investire direttamente in queste obbligazioni sul nostro mercato può essere poco agevole perché spesso dobbiamo scontrarci con la poca liquidità o con la poca scelta di scadenze se vogliamo investire su un titolo tedesco o francese. Problemi che non si riscontrano su altre Borse, ma non è questo il tema del video per cui passiamo oltre.

Fortunatamente esiste la validissima alternativa degli ETF contro l’inflazione, che tra l’altro permettono un’ottima diversificazione anche per piccoli investimenti. La scelta sul nostro mercato è abbastanza ricca, sia in termini di emittenti e sottostanti, e ne abbiamo scelti 6 tra quelli che preferiamo, di cui 2 legati all’inflazione europea, 1 legato all’inflazione a livello globale e 3 legati all’inflazione statunitense.

Abbinati fra loro questi ETF possono dimostrarsi un ottimo strumento per proteggersi dall’inflazione. Inoltre, in base anche alla personale propensione al rischio o alla personale attitudine agli investimenti, più conservativa o più aggressiva, sarà possibile scegliere se puntare soltanto sulla parte lunga delle scadenze oppure sull’intera curva, sia che si tratti di inflazione europea o americana.

ETF contro l’inflazione europea e globale

Iniziamo con i 2 ETF sull’inflazione europea e quello globale.

  1. iShares Euro Inflation Linked Government Bond (IE00B0M62X26): replica tutte le obbligazioni dell’area euro indicizzate all’inflazione e ha un costo annuo 0,25%. E’ molto liquido e negli anni si è caratterizzato per una continua crescita, con solo due correzioni nel 2011 e nel 2020. Questo è un ETF molto conservativo, che soffre solo in caso di rialzo dei tassi in presenza di inflazione stabile, che è ipotesi statisticamente poco probabile.
  2. Ubs Euro Inflation Linked 10+ (LU1645381689): replica solo le scadenze lunghe, cioè i bond con oltre dieci anni di vita residua, ha un costo annuo dello 0,20% e non è molto liquido. Le obbligazioni con vita residua più lunga sono quelle più esposte alle tensioni sull’andamento dei tassi e quindi sono maggiormente volatili. E’ un ETF adatto a chi ha un profilo di rischio maggiore rispetto all’ETF precedente.
  3. Xtrackers Global Inflation-Linked Bond € hedged (LU0290357929): replica le obbligazioni governative indicizzate all’inflazione dei paesi sviluppati emessi in valuta domestica, con qualsiasi scadenza, ha un costo annuo dello 0,25% ed è piuttosto liquido. E’ coperto dal rischio cambio ed è quindi un ETF conservativo che cerca di diversificare al massimo il numero di emittenti in portafolgio. Interessante la buona presenza in portafoglio (oltre 28%) di governativi inflation linked del Regno Unito, difficilmente inseribili in portafoglio in via diretta.

ETF contro l’inflazione statunitense

Passiamo ora ai 3 ETF sull’inflazione americana.

  1. ISHARES $ TIPS ETF USD (IE00B1FZSC47): replica i titoli di stato statunitensi protetti dall’inflazione, noti come TIPS. Ha un costo annuo dello 0,10%, è molto liquido e negli anni si è caratterizzato per una buona crescita, con due leggere flessioni tra 2012 e 2014 e successivamente tra 2017 e 2018. A parte il rischio cambio, che sul dollaro USA è gestibile, è un ETF conservativo.
  2. SPDR BARCLAYS US TIPS ETF (IE00BZ0G8977): replica i titoli di stato statunitensi protetti dall’inflazione, noti come TIPS ma a differenza dell’altro questo distribuisce due dividendi all’anno. Ha un costo annuo dello 0,17% ed è piuttosto liquido. Il dividend yield è intorno al 2% e a parte il rischio cambio, che sul dollaro USA è gestibile, è un ETF conservativo.
  3. UBS BLOOM BARC TIPS 10+ DIS (LU1459802754): replica solo le scadenze lunghe, cioè i bond statunitensi protetti dall’inflazione, noti come TIPS, con oltre dieci anni di vita residua, ha un costo annuo dello 0,20%, non è molto liquido ma paga dividendi. Il dividend yield è intorno all’1,30% e come già detto per il suo omologo sull’inflazione europea, le obbligazioni con vita residua più lunga sono quelle più esposte alle tensioni sull’andamento dei tassi e quindi sono maggiormente volatili. E’ quindi un ETF adatto a chi ha un profilo di rischio maggiore, considerando anche il rischio cambio.

Conclusioni

Molto bene, con questa carrellata di ETF contro l’inflazione non ci dovrebbero  più essere dubbi su quali scegliere, in base alle proprie esigenze di investimento, tra i tanti quotati sul nostro mercato. Una buona combinazione tra alcuni di questi strumenti permetterà di coprire tutto o parte di un portafoglio dall’aumento del costo della vita, che pare proprio si stia riaffacciando concretamente sui mercati, così come permetterà di investire con un profilo sostanzialmente cautelativo dell’eventuale liquidità in giacenza che non si sa come utilizzare.

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About Author

Dr.Massimo Gotta laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani e tra i fondatori di Rendimento Fondi. Ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario: ha lavorato per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, il gruppo bancario Mediobanca, infine Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. Massimo Gotta è stato un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore. E’ coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013 ed autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock”, Experta, (2006).

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