fbpx

Alla ricerca dei movimenti esplosivi con i ratei di volatilità

0

Mai sentito parlare dei ratei di volatilità?

Solitamente ci sentiamo ripetere “Trend is your friend”, ma se il trend non c’è?

I lettori più attenti ormai sanno che i mercati trascorrono più della metà del proprio tempo in fasi laterali, cioè in assenza di trend. Per ogni trader, o investitore, il lavoro più difficile è, da sempre, tentare di individuare l’inizio del trend e capire per quanto tempo permarrà la condizione di direzionalità.

Lunghi anni di studio ci hanno portati a considerare come spesso il preludio di un deciso movimento sia una forte compressione di volatilità; essa a volte porta a trend duraturi, a volte a vere esplosioni di volatilità che si possono concludere anche in pochi giorni.
Questo articolo riprende inoltre l’ultimo video sulla situazione dei mercati pubblicato sul nostro canale Youtube dal titolo Analisi volatilità dei
mercati internazionali ottobre 2021 (Calma piatta)”. Ormai siamo quasi a metà mese, dunque tra poco uscirà la nostra prossima imperdibile video analisi.

Come si evince dall’introduzione, questo articolo è un po’ diverso dai soliti e trae origine dal nostro passato di trader quantitativi (in parte questo passato era già emerso nella nostra Masterclass). Per questo motivo, ci sarà una parte un pochino più tecnica del solito, meno narrativa, ma non dobbiamo spaventarci
perché andremo a riallacciarci al discorso fatto sull’S&P500 durante l’ultimo webcast.

Cosa sono i Ratei di Volatilità.

La volatilità in senso stretto è un indice della mobilità dei prezzi nel tempo: essa viene calcolata generalmente con il metodo della deviazione standard, ma l’ingegneria finanziaria negli anni ha elaborato molti modelli diversi per giungere allo stesso risultato, cioè quello di stabilire e calcolare di quanto si muovano i prezzi nell’unità di tempo.

Per misurare la compressione di volatilità utilizzeremo i ratei di volatilità, cioè metteremo in rapporto una volatilità di breve termine – generalmente 6 e 10 giorni – con una volatilità storica di lungo periodo, calcolata a 100 giorni; andremo dunque a plottare sui grafici i ratei utilizzando le seguenti semplici formule:

RATEO 6/100 = Volatilità a 6 giorni / Volatilità a 100 giorni
RATEO 10/100 = Volatilità a 6 giorni / Volatilità a 100 giorni

Per convenzione, si considerano in compressione di volatilità i titoli il cui rateo assume un valore minore o uguale a 0,5; ovviamente, tale indicazione sarà rafforzata quando entrambi i ratei di volatilità si troveranno al di sotto di tale soglia. Inoltre, più il valore dei due ratei sarà basso e perdurante nel tempo, e più potrà essere violento ed esplosivo il movimento susseguente.

Il risultato è rappresentato in Figura 1, anche se l’operazione è un po’ datata ma rende bene l’idea dell’esplosività di tale pattern. In realtà per questo esempio la temporalità non ha valore, avremmo potuto anche oscurare la barra del tempo, l’importante è focalizzarsi sul concetto, poi, di esempi come questo la Borsa ce ne offre ogni giorno. 

Piquadro ratei di volatilità. Fonte RendimentoFondi.it

Il titolo in questione è Piquadro, ISIN IT0004240443, e si può notare dagli indicatori sottostanti come i ratei di volatilità indicassero già da tempo la compressione, fino a quando, ad un certo punto quasi naturalmente arriva un forte movimento direzionale.

Abbiamo scoperto così, che la Borsa si muove a impulsi.

Come strumento di lavoro, già in questa formulazione di base, il metodo delle compressioni di volatilità offre un grande aiuto al trader che intende lavorare sulle esplosioni dei prezzi.

Dopo aver individuato il canale di compressione, come mostrato in Figura 1, si potranno utilizzare delle classiche tecniche di breakout per prendere posizione sul mercato; ad esempio, cercando di acquistare la rottura del canale superiore.

Ad ogni buon conto, per evitare ridondanza di indicatori, è anche possibile tralasciare la scelta di quale fra i due ratei utilizzare, e passare direttamente all’utilizzo dell’indicatore HV Ratio (ratio di volatilità storica).

L’HV Ratio è rappresentato sempre in Figura 1 come terzo indicatore in basso.

Questo indicatore globale ha una formula decisamente più complessa; solo per gli “smanettoni” propongo di seguito la formula scritta in PowerLanguage, per il software di analisi tecnica Multicharts:

HistVol=StdDev(log(C/C[1]),HvLen)*100*SquareRoot(256);

Come utilizzare in pratica i Ratei di Volatilità.

Finita la parte più ostica vediamo finalmente come utilizzare in pratica i ratei di volatilità e lo faremo utilizzando lo stesso esempio fatto durante il webcast di ottobre 2021 (lo trovi sul canale YouTube di RendimentoFondi).

Permettimi prima però una piccola digressione.

Il bello di utilizzare gli indicatori per le nostre analisi, dal Trendycator a qualunque altro, è che una volta appresa la tecnica diventa un lavoro visivo, dunque anche pratico e intuitivo.

Vediamo insieme quale ispirazione possiamo trarre dalle Figure 2 e 3.

SP500 senza ratei di volatilità. Fonte RendimentoFondi.it

L’indice in questione è l’S&P500, ma ti chiedo uno sforzo, prova a visualizzare questa immagine senza passare subito alla Figura 3, come esercizio, cosa noti?

Passa ora alla Figura 3 dove trovi la soluzione al quesito precedente; se avevi risolto il test da solo ti faccio i miei complimenti.

SP500 con i ratei di volatilità. Fonte RendimentoFondi.it

Nella Figura 3 è ben evidente come, purtroppo, oggi l’indice S&P500 si trova esattamente nella stessa situazione in cui si trovava a inizio 2020 prima dello scoppio della grande volatilità.

Nota che volutamente non ho parlato di pandemia, perché gli indicatori non sanno cosa succede alle persone o alle aziende, loro però elaborano  dei numeri ed in questo momento la similitudine al 2020, almeno sotto il profilo della volatilità è fortissima.

Conclusioni sui ratei di volatilità

Sappiamo che un articolo come questo darà il la ad un corposo numero di mail richiedenti “dove trovo l’indicatore?”. Ecco purtroppo una brutta notizia, sì perché non si trova così facilmente, né su RendimentoFondi né altrove perché è un indicatore poco conosciuto e meno utilizzato rispetto ad altri più famosi. Diciamo però che avendone le formule, e avendolo largamente usato in passato, noi di RendimentoFondi possiamo concretamente pensare di introdurre i ratei di volatilità in futuro nei nostri grafici.

Al momento quello che resta da fare è solo seguire RendimentoFondi, i webcast sul canale YouTube e il Magazine, dove andremo a monitorare il mercato con i consueti strumenti, e da oggi, anche con i ratei di volatilità.

Ancora una piccola precisazione finale.

La compressione di volatilità è come una molla, il mercato si carica per poi esplodere. A differenza della molla però, il mercato è bidirezionale, può muoversi sia verso l’alto e sia verso il basso e non è assolutamente prevedibile il movimento susseguente a una compressione di volatilità.

E’ per questo motivo che nell’esempio di Piquadro ho parlato di attendere breakout, tecnica che implica l’ingresso a mercato solo se viene effettivamente violato il canale di compressione dall’una, o dall’altra parte.

Share.

About Author

Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è uno dei più noti consulenti finanziari italiani. E’ tra i fondatori di Rendimento Fondi ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha ideato il modello Trendycator che applica quotidianamente nella sua professione.

Leave A Reply