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Da una performance del +150% nel 2020 a ETF dimenticato dal mondo della finanza nel giro di un paio di anni.

È il caso dell’ETF ARK Innovation (ARKK) – US00214Q1040 gestito da Cathie Wood, popolare gestore di investimenti diventata nota per i suoi metodi non convenzionali nel gestire i fondi della sua casa di gestione.

Peccato che i suoi metodi non convenzionali si siano rivelati un’arma a doppio taglio.

Il grafico è emblematico:

ARK Innovation ETF

Allora è vero che anche gli ETF non sono strumenti infallibili?

Quello che presentiamo oggi è un articolo di quelli sensazionali, perché troppo spesso sentiamo dire che i fondi comuni di investimento sono un pessimo investimento e che gli ETF sono migliori sotto tutti i punti di vista.

Come ripetiamo sempre, gli ETF o i fondi perfetti non esistono, ma con il giusto approccio e il giusto metodo è possibile portare a casa ottime performance senza preoccuparsi dell’aspetto psicologico dell’investire in Borsa.

Se non sai di cosa sto parlando allora visita la pagina dedicata al nostro corso: https://corsi.rendimentofondi.it/

In questo articolo vediamo dunque come la caduta dell’ARK Innovation ETF ci mostra come anche gli ETF non sono esenti da possibili crolli, soprattutto quando i mercati scendono.

Ancora una volta, la soluzione che presentiamo è quella di avere il giusto metodo e la giusta strategia.

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ARK Innovation ETF – US00214Q1040

L’ARK Innovation (ARKK) – US00214Q1040 è uno degli ETF “attivi” più popolari e più grandi al mondo.

Dopo aver vissuto un rally epico alimentato dalle riaperture post-covid, dagli stimoli fiscali e da tassi di interesse storicamente bassi, il fondo ha guadagnato una popolarità forse mai vista prima per un ETF di tipo attivo (ovvero guidato nelle scelte di investimento da un algoritmo di un computer).

Ma qualcosa nei mesi più recenti è andato decisamente storto nella politica di investimento e nella filosofia che ha sempre contraddistinto il fondo.

Per spiegare cosa dobbiamo partire dalle basi.

L’ARK Innovation ETF ruota attorno a una politica di investimento non convenzionale: invece di costruire un elenco diversificato di partecipazioni in molti settori diversi come i fondi tradizionali, gli ETF ARK si concentrano essenzialmente solo ed esclusivamente su titoli growth.

Per citare il sito web di ARK Invest, “Investiamo esclusivamente in innovazioni dirompenti”.

Di innovazioni dirompenti, o del fenomeno della disruption in generale, avevamo già parlato lo scorso anno in un articolo dedicato che ti suggerisco di recuperare: https://rendimentofondi.it/disruption-investire-nelleconomia-di-domani/

In breve la disruption coinvolge tutte quelle aziende capaci di rivoluzionare il settore in cui operano in poco tempo, attraverso il lancio di prodotti o servizi altamente tecnologici e ad alta diffusione, come l’industria 4.0, l’economia digitale o innovazioni nell’ambito della green economy.

Insomma, l’ARK Innovation ETF ha adottato una politica che contempla aziende ad alta innovazione e in grande crescita.

E se è vero che molte di queste aziende hanno un enorme potenziale se (e solo se) riescono a realizzare alti profitti, d’altra parte possono esporre gli investitori a una volatilità enorme.

Questo è, in sostanza, quello che è accaduto all’ETF di Cathie Wood.

Tra i titoli più in vista figurano Tesla, che per diverso tempo ha rappresentato la posizione maggiore. Troviamo poi Roku, una società di streaming video, e Coinbase, piattaforma di trading per le criptovalute.

Il problema è che nessuna di queste è stata una società redditizia nei bilanci più recentemente pubblicati, o perlomeno di grado molto inferiore a quanto gli investitori si aspettassero.

Se a questo aggiungiamo anche una percentuale di investimenti in Bitcoin, che dai massimi dello scorso anno si ritrova con un valore più che dimezzato, spieghiamo buona parte della caduta dell’ARK Innovation ETF.

Secondo la prestigiosa testata Barron’s, però, a contribuire alla recente sottoperformance di Cathie Wood è stata anche la sua forte concentrazione in molti degli stessi titoli in diversi ETF, non solo limitatamente all’ARK Innovation ETF.

 

L’importanza di avere un metodo

Non c’è nulla di male nell’investire in società tecnologiche dirompenti con un orizzonte d’investimento a lungo termine, ma includere le stesse partecipazioni di base in diversi fondi è un po’ sconcertante.

Il risultato finale è dunque un mix letale di investimenti errati, concentrati su pochi titoli ad alto rischio e che alla fine del periodo di crescita vertiginosa si sono rivelati essere poco redditizi.

Ma non ci dicevano che per gli ETF “attivi” c’era un algoritmo di un computer a scegliere gli investimenti?

Come a dire che questi ultimi ETF di nuova generazione sono meglio degli ETF tradizionali a replica passiva prima ancora che dei fondi comuni di investimento.

Evidentemente, il caso di Cathie Wood dimostra che non è così.

La realtà dei fatti è che soprattutto adesso, lo abbiamo scritto anche nella nostra guida ETF sugli ETF Smart Beta, gli ETF stanno tentando di assomigliare sempre di più ai fondi introducendo appunto ETF attivi come l’ARK Innovation ETF.

Il fatto è che in Italia tutti gli ETF attivi esistono da pochissimo tempo e sono nati in epoche con mercati fortemente rialzisti. Dunque avere una reale panoramica sulla loro performance risulta difficile proprio alla luce di questo bias.

In definitiva, anche gli ETF non sono immuni da compiere rovinose cadute. Investire in ETF può anche essere la soluzione migliore, ma è impossibile nascondere il fatto che quando il mercato scende non si salva più nessuno, ETF inclusi.

Per questo motivo, è importante sapere in cosa si investe, o meglio, in cosa il nostro strumento investe.

Questo serve per avere presente potenziali campanelli d’allarme da tenere monitorati, piuttosto che affidarsi alla FOMO (Fear Of Missing Out, paura di venire esclusi) per una crescita vertiginosa di un titolo che magari non ha mostrato di saper creare profitti con continuità.

Perché sul lungo periodo non sappiamo cosa può succedere.

Non sappiamo se la disruption diventerà una economia rilevante a tutti gli effetti. Non sappiamo se avremo altri casi come quello di Cathie Wood. Purtroppo non abbiamo la sfera di cristallo.

Certo è che con Trendycator abbiamo ancora un’ancora di salvezza. Se guardiamo alla equity line proprio dell’ARK Innovation ETF, avremmo venduto prima del crollo al 1 ottobre 2021 con una equity line in utile:

Conclusioni

Con questo articolo abbiamo studiato un vero e proprio caso studio: anche gli ETF non sono immuni da crolli vertiginosi.

Se alcuni momenti d’impasse sono dovuti a errori grossolani o a un’errata strategia di diversificazione come nel caso del fondo di Cathie Wood, ma comunque limitati a un solo strumento, altri possono essere più strutturali e coinvolgere numerosi ETF o fondi comuni.

RendimentoFondi mette a disposizione dei nostri lettori numerosi strumenti e spunti per superare i rischi di entrambe le situazioni: non solo il Trendycator, ma anche il nostro Metodo RF.

In questo modo saprai esattamente cosa fare per limitare i danni in periodi turbolenti sui mercati.

Da ultimo, ti consiglio di leggere il nostro ultimo articolo: https://rendimentofondi.it/meglio-liquidi-o-sempre-investiti/

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Buon RendimentoFondi!

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È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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