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Autunno incerto per i mercati finanziari

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In questo articolo prendiamo spunto da un recente e interessante report di Pictet AM, che cerca di mettere in relazione i diversi aspetti che stanno condizionando l’andamento dei listini internazionali, i quali hanno perso palesemente forza nell’ultimo mese.

Il report citato avanza alcune ipotesi interessanti, che ci sentiamo di condividere, e per questo abbiamo deciso di renderne conto ai nostri lettori.

Cosa sta accadendo sui mercati finanziari?

In questo ultimo periodo i mercati finanziari hanno fatto registrare una discreta volatilità che ha condizionato le scelte di asset allocation degli investitori. Quali fattori possono influenzare ora il tuo portafoglio?

L’incertezza divampata sui mercata è stata trasmessa sostanzialmente a seguito di tre fattori:

  • Le scelte di politica monetaria: la minaccia di un imminente tapering degli stimoli monetari da parte delle Banche Centrali, e i conseguenti aumenti dei tassi di interesse, hanno preoccupato i mercati. Infatti, vi era un forte rischio che questo alleggerimento di politica monetaria fosse prematuro data una ripresa ancora incerta.
  • La diffusione della variante Delta: la portata della diffusione di questa variante nei mesi scorsi, particolarmente infettiva, ha frenato le stime di crescita del Pil e ha sollevato paure di stagflazione. Inoltre, sono attesi in inverno ulteriori focolai in USA e Europa.
  • Il tasso di inflazione: l’aumento vertiginoso dei prezzi, sia al consumo sia dal lato produttivo, ha sollevato timori di perdite di potere d’acquisto e di riduzione di rendimenti in termini reali. Questo fenomeno è stato principalmente dovuto allo squilibrio fra domanda e offerta di materie prime che ha prodotto un rincaro delle commodities produttive ed energetiche.

La (parziale) quiete dopo la tempesta

Nonostante gli iniziali timori, riflessi in un VIX in sensibile aumento dai minimi di giugno, i piani vaccinali e il procrastinare l’allentamento dei Quantitative Easing, dagli attuali 120 miliardi mensili della FED, hanno permesso nuovamente agli indici azionari, con la parentesi Evergrande, di tornare in prossimità dei massimi.

Tuttavia, la paura per focolai epidemici invernali in USA e Europa e l’allarme per l’attuale aumento di contagi nel Sud-Est asiatico tengono alto l’allarme sanitario. Inoltre, per quanto riguarda la svalutazione del denaro, non è ancora chiaro se l’inflazione rimarrà transitoria o se sarà destinata a stabilizzarsi per lungo tempo intorno a questi elevati tassi, estendendosi anche al settore dei servizi.

D’altro canto, è importante sottolineare che l’incremento dei prezzi è, per ora, principalmente dovuto a fenomeni inflattivi settoriali e non pienamente generalizzati. Infatti, le aree più colpite sono state l’immobiliare, il mercato delle auto usate e le materie prime energetiche.

Mercati asiatici incerti

Tralasciando il caso Evergrande, per il quale il governo del Dragone sembra aver attutito gli effetti del contagio, la Cina presenta problemi strutturali che destano preoccupazioni a livello globale.

Infatti, il rialzo dei contagi da Covid-19, il crollo dei consumi domestici e l’eccessiva invasività della politica cinese nel settore finanziario e industriale hanno contratto le previsioni del Pil cinese per l’immediato futuro. Inoltre, come sottolineato dal citato report di Pictet AM (https://www.am.pictet/it/italy/global-articles/2021/panoramica-mensile-sui-mercati/asset-allocation/settembre), nonostante la PBOC (Banca Centrale cinese) abbia recentemente ridotto il coefficiente bancario di riserva obbligatoria, per aumentare la liquidità in circolazione, gli attuali livelli di credito concesso all’economia reale sono elevati e fanno presagire un imminente credit crunch.

L’ipotesi quindi avanzata dagli analisti di Pictet è che la riduzione della domanda in Cina potrebbe non stimolare l’aumento dell’offerta di materie prime da parte dei produttori globali, con ripercussioni su una già preoccupante inflazione.

Anche per quanto riguarda il Giappone, la situazione finanziaria e sanitaria è incerta; un accelerazione dei contagi, uno scarso tasso di vaccinazioni e un basso livello di credito all’economia reale hanno tagliato le stime di crescita del Pil nipponico.

Azioni vs obbligazioni?

Il mercato obbligazionario, ormai da anni, non incontra il favore degli investitori. Infatti, i titoli del reddito fisso devono fare i conti con tassi nominali negativi e alti tassi di inflazione che provocano, rispettivamente, un aumento del loro costo di acquisto e un crollo dei rendimenti reali.

Però, spostarsi dal costoso mercato obbligazionario verso un’esposizione dei portafogli prevalentemente azionaria potrebbe non essere così saggio. Infatti, bisogna tenere conto che anche le azioni sono attualmente care e lontane dai fondamentali.

D’altronde, i multipli prezzo/utili (PE) globali sono addirittura superiori agli utili per azione (EPS), sintomo che il mercato sta sovra-prezzando la reale capacità futura delle imprese di generare profitti. Questa tendenza si può osservare dal grafico offerto sempre nel citato report di Pictet AM.

Multipli P/E e EPS annuali. Fonte: Refinitiv Datastream, MSCI, IBES Pictet Asset Management.

Multipli P/E e EPS annuali. Fonte: Refinitiv Datastream, MSCI, IBES Pictet Asset Management.

Per questo motivo, gli analisti di Pictet ipotizzano che se i tassi tornassero a salire, potrebbe essere lecito attendersi una contrazione dell’azionario e una ritrovata preferenza per l’obbligazionario. D’altronde, dopo i primi mesi estivi l’euforia sui mercati si è sensibilmente ridotta e gli investitori sono diventati più prudenti.

Secondo gli analisti di Pictet, un buon “termometro” potrebbe essere il monitoraggio dei titoli di Stato della seconda potenza economica mondiale: la Cina.

Infatti, in un momento in cui i tassi sui governativi a 10 anni sono ai minimi con un 1,481% per il Treasury, un -0.217% per il Bund e uno 0,820 per il BTP, gli analoghi titoli pubblici cinesi hanno un rendimento del 2,89%. In aggiunta, a differenza della Fed e della Bce, la PBOC ha annunciato di voler intraprendere una politica monetaria espansiva per poter sostenere le quotazioni dei suoi titoli di Stato.

Rotazione settoriale alle porte?

Gli ultimi dati sulle stime di crescita del Pil non hanno più, a differenza dell’ultimo anno, battuto le stime degli analisti. Infatti, come evidenziato in figura, l’indice della sorpresa economica, in grigio, è in caduta libera da metà 2020. Come conseguenza, i titoli ciclici, i quali tendono ad amplificare i movimenti del ciclo economico, stanno sotto-performando i titoli difensivi, che non sono molto correlati alle fasi di salute del mercato.

Titoli ciclici vs difensivi e indice della sorpresa economica. Fonte: Refinitiv, MSCI, CITI, Pictet Asset Management.

Titoli ciclici vs difensivi e indice della sorpresa economica. Fonte: Refinitiv, MSCI, CITI, Pictet Asset Management.

Tuttavia, è importante sottolineare che la tendenza è mostrata al netto dei titoli tecnologici, forse anche a causa delle loro quotazioni anomali, e molto distanti dai fondamentali, che potrebbero portare distorsioni in fase di confronto.

La situazione USA…

Una partita a sé stante la giocano come sempre gli Stati Uniti. Infatti, il Pil USA è previsto in crescita nominale del 10% nei prossimi due anni. Inoltre, la Fed sta procrastinando una riduzione del Quantitative Easing, temendo un intervento restrittivo in tempi non ancora maturi, e il governo continua a sollecitare l’abolizione del tetto al debito pubblico per garantire sufficiente spesa pubblica di assistenza. In aggiunta, le trimestrali delle società quotate in America continuano stabilmente a battere le previsioni degli analisti e la curva dei contagi sembra aver raggiunto il suo picco.

Tutti questi fenomeni si riflettono sul mercato valutario, dove il Dollar index tocca i suoi massimi da inizio anno.

… e quella europea

Anche l’Europa si sta rialzando e i dati sulla ripresa sono generalmente ottimisti. Infatti, la notizia della riduzione del QE è stata magistralmente gestita e divulgata dalla BCE, permettendo di non allarmare i mercati. Manovra resa necessaria in quanto l’inflazione tedesca, ai massimi da 13 anni, e quella europea hanno pesantemente risentito del rincaro delle materie prime energetiche, stimolato dai crolli dell’offerta, e delle prospettive di ripresa dall’emergenza sanitaria, che hanno stimolato la domanda retail. Inoltre, i dati sul settore dei servizi, sulla mobilità e sulle vendite al dettaglio europee hanno superato i livelli pre-pandemici.

Stando a queste considerazioni, gli analisti di Pictet ritengono che per quanto riguarda i mercati finanziari, la manovra di politica monetaria della BCE potrebbe ridare linfa ai titoli value, meno sensibili al rincaro del costo del denaro preso a prestito rispetto ai growth, e ai titoli bancari-finanziari.

Conclusioni

La situazione è quindi in divenire e la debolezza di queste ultime settimane è ben spiegata da quanto riportato nel citato report di Pictet. Tra l’altro, a livello globale, le evidenze che scaturiscono dalle analisi della società di gestione trovano conferme nella nostra sezione Barometro appena pubblicata nel nuovo RendimentoFondi Magazine mensile.

Siamo del parere che la partita si giocherà quindi su due fronti: il primo legato agli eventuali problemi di contrazione dei PIL e del credit crunch ad est; il secondo in merito ai tempi e ai modi della riduzione degli stimoli monetari da parte di Fed e Bce, giocoforza costrette a fare i conti con un’inflazione esplosa prepotentemente.

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About Author

L'articolo che hai appena letto è stato scritto da Marco Buonafede. Esperto di economia e finanza, ha collaborato con numerose testate giornalistiche prima di approdare a RendimentoFondi. Laureato in economia all'Università di Torino e laureato in Finanza con Lode alla Luiss Guido Carli di Roma.

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