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Che cosa sono i Fondi Comuni di investimento?

Molti investitori pensano ai fondi comuni di investimento come dei semplici portafogli composti da una moltitudine di titoli. Oppure spesso questi prodotti finanziari vengono confusi con il loro sottoinsieme di fondi quotati, gli ETF, giudicati talvolta sempre più convenienti e più performanti.

Abbiamo pensato a questo corso introduttivo ai fondi comuni, che si compone di 12 puntate, rivolto a tutti, sia chi ne sente parlare per la prima volta e sia per coloro che ne hanno già dimestichezza ma vogliono comprenderne i segreti a 360 gradi.

Iniziamo quindi da questo primo articolo, in cui definiremo i fondi comuni di investimento e affronteremo la misura variabile del loro valore: il Net asset Value (NAV).

Se preferisci puoi anche ascoltare la videolezione ma ti invito comunque a leggere l’articolo perché contiene molti più dettagli che per motivi di lunghezza sono stati tagliati nel video.

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CHE COSA SONO I FONDI COMUNI?

I fondi comuni sono organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) gestiti dalla società di gestione del risparmio (SGR) che raccoglie il denaro dei risparmiatori e lo investe, come un unico patrimonio e secondo una politica autonoma, in asset class di varia natura: azioni, obbligazioni, derivati, materie prime o anche in altri fondi.

Se non conosci alcuni termini tipo Asset Class, non ti preoccupare, seguimi comunque in questo percorso di apprendimento studiato per tutti.

Ogni fondo è diviso in parti unitarie e di eguali diritti, chiamate quote, che vengono attribuite agli investitori in proporzione al denaro versato. A differenza di una società che, al netto di eventuali aumenti di capitale successivi o operazioni di finanza straordinaria, emette un numero di azioni fisso, la cui parte quotata si chiama flottante, il numero di quote di un fondo è potenzialmente illimitato.

Negli OICR troviamo anche le SICAV e le SICAF che al pari delle SGR possono svolgere l’attività di gestione collettiva del risparmio. In termini giuridici vi è una differenza sostanziale. Infatti, il fondo comune di investimento è un patrimonio autonomo, costituito dal denaro dei sottoscrittori, e distinto da quello della SGR che lo gestisce. Invece le SICAV e le SICAF sono vere e proprie società dove i partecipanti acquistano azioni e diventano soci a tutti gli effetti con i relativi diritti, fra cui quello di voto.

Tuttavia, dato che nella pratica sia i fondi che queste società svolgono lo stesso servizio, nell’intero corso parleremo indistintamente di fondo comune di investimento in tutti e tre i casi.

 

I FONDI COMUNI OFFRONO ALTA DIVERSIFICAZIONE A BASSO COSTO

Non tenere tutte le uova in un paniere è uno dei detti più famosi del mondo, che si applica a tutte le scelte della vita quotidiana. In tema di investimenti questo motto si riflette nel tema della diversificazione del rischio.

A primo impatto si potrebbe concludere che un fondo, dove il gestore investe i miei soldi senza che io possa scegliere dove allocare il mio capitale una volta sottoscritte le quote, non sia meritevole di essere comprato.

Anzi, addirittura ci spaventa.

Di fatto, si potrebbe concludere che sia meglio investire da soli su tanti ETF o titoli diversificati in tutto il mondo.

Perché non è sensata questa affermazione?.

Probabilmente sarò costretto ad acquistare tanti titoli per ottenere la diversificazione che cerco e qualsiasi banca o broker mi addebiterà una commissione, fissa o variabile, su ogni titolo che acquisto. Queste spese cumulate se rapportate al nostro capitale contenuto investito possono essere uguali o superiori rispetto all’acquisto di un solo fondo comune.

D’altro canto, investendo lo stesso ammontare di denaro ma in un solo fondo che prende come riferimento lo stesso indice, otterrò la stessa esposizione ai titoli che mi interessano ma pagherò commissioni più contenute.

Come anticipato prima, il fondo comune raccoglie denaro da tutti i sottoscrittori e lo investe come un unico patrimonio. Quindi anche il gestore pagherà commissioni su tutti i titoli acquistati che, tuttavia, vengono rapportate ad un capitale investito di milioni o miliardi di euro, costituendo spese irrisorie in termini percentuali.

Ecco svelato il segreto.

Ed è proprio questa economia di scala che li rende attraenti per ottenere, anche a fronte di un piccolo investimento iniziale, un’ampia diversificazione settoriale e geografica del portafoglio e a costi contenuti.

 

GRAZIE AI FONDI COMUNI POSSIAMO AVERE UN APPROCCIO ATTIVO ALLA GESTIONE

I fondi comuni di investimento a differenza dei fondi a gestione passiva, index fund o ETF, non cercano di replicare il più fedelmente possibile un benchmark di mercato ma di sovra-performare l’indice di riferimento. Il tentativo di battere sistematicamente il mercato è l’elemento che caratterizza la gestione attiva dei fondi comuni di investimento, la quale si realizza attraverso la combinazione di stock picking e di market timing. Chiaramente, l’approccio attivo non è sempre garanzia di ritorni superiori ma saper identificare i fondi comuni migliori può portare soddisfazioni maggiori rispetto ad una strategia passiva.

Spesso il singolo investitore si domanda quale azione acquistare ovvero “quale titolo sarà in grado di ottenere rendimenti superiori agli altri?

Rispondere a questo interrogativo non è mai semplice. Capire quale strumento inserire in portafoglio richiede tecniche di pricing sofisticate, per individuare il famigerato fair price, e conoscenza delle dinamiche di mercato in grado di muovere i prezzi delle azioni.

Le competenze finanziarie di gestori che operano sui mercati da decenni ci viene in soccorso. Infatti, il team di investimenti di un fondo comune analizza continuamente le dinamiche di mercato, facoltà preclusa all’investitore che svolge un lavoro primario differente nella sua vita, e dispone di modelli proprietari e software di intelligenza artificiale capaci di analizzare una miriade di dati in real time.

Attraverso queste abilità, un fondo comune tenta di ottimizzare lo stock picking ovvero la capacità di individuare titoli che sono lontani dal loro valore intrinseco in modo da acquistare solo quelli sottovalutati e vendere quelli sopravvalutati dal mercato, in modo da sovra-performarlo ottenendo extra rendimenti.

Inoltre, supponendo di essere in grado da soli di indovinare la società sottovalutata in grado di battere il mercato, ci troviamo sempre di fronte ad una seconda domanda fondamentale: “quand’è il momento migliore per vendere il titolo e liquidare la posizione?”.

In questo caso, la soluzione è rappresentata dal market timing dei fondi comuni di investimento. Ovvero l’abilità di acquistare o vendere strumenti finanziari tentando di prevedere i movimenti futuri dei prezzi di mercato. La previsione, grazie nuovamente alle loro competenze tecniche e di analisi fondamentale, riguarda gli effetti sui titoli delle notizie macroeconomiche più rilevanti.

Prevedere quando il mercato salirà o scenderà permetterà al fondo di acquistare o vendere titoli in accordo ai movimenti, tentando di ottenere un rendimento superiore a quello realizzato attraverso una strategia Buy and Hold.

 

NEGOZIAZIONE E COSTI DEI FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO

A fronte dei vantaggi offerti dai fondi comuni e dagli sforzi sostenuti per generare una gestione attiva profittevole, naturalmente questi prodotti richiedono costi più elevati degli ETF.

Nelle prossime puntate di questo corso entreremo nel dettaglio delle spese che i fondi comuni addebitano all’investitore per il servizio offerto. In particolare, tratteremo di commissioni una tantum, spese di ingresso e di uscita, costi di gestione e di performance. Imparare a conoscere e sapere confrontare questi costi ha un notevole impatto sul rendimento che si ottiene dall’investimento in questi prodotti.

Acquistare un fondo comune di investimento è un processo relativamente semplice dal momento che è possibile rivolgersi ad una vasta rete di offerenti che comprende:

  • banche: sportelli bancari e piattaforme di home banking
  • reti di promotori finanziari e consulenti finanziari
  • società di gestione del risparmio (Sgr)

Affidarsi a questi canali, soprattutto per i meno esperti, permette di beneficiare della tutela all’investitore, attraverso una valutazione di adeguatezza e di appropriatezza, voluta dalla normativa europea MIFID 2. In una delle prossime lezioni tratteremo esplicitamente quali sono i migliori broker per l’acquisto di fondi, comparandone i costi che richiedono per la negoziazione di questi prodotti.

Alternativamente, se si volessero risparmiare i costi della consulenza, è possibile acquistare i fondi comuni di investimenti in modalità fai da te: ci si collega ai cosiddetti ‘supermarket di fondi’ e li si compra con un semplice click.

 

Un vantaggio non da poco, la liquidità

Tutti questi canali citati hanno un vantaggio in termini di liquidità: non serve che dall’altra parte ci sia, come in Borsa, un venditore del fondo per concludere la transazione. Infatti, il nostro denaro andrà direttamente nel patrimonio collettivo del fondo insieme a quello di tutti gli altri sottoscrittori delle quote.

A differenza dei fondi comuni di investimento, il problema della liquidità è ben presente sugli ETF come dimostrato nella nostra Masterclass.

Quindi, con un fondo comune non avrai mai il problema di come entrare, e soprattutto, di come uscire da una posizione; non dovrai mai avere una controparte disposta ad acquistare tutto il quantitativo di azioni in tuo possesso.

Hai a disposizione 100 euro o 100.000 euro?

L’investimento in fondi è estremamente versatile, infatti in virtù di quanto detto sopra, noi possiamo investire anche ingenti somme di denaro senza problemi.

Al contrario, se io voglio investire 100 euro al mese in un PAC mensile, per mio figlio ad esempio, con i fondi lo posso fare e spesso a costo zero; non è una regola univoca, dipende dalla Casa di Gestione e dalla Banca, ma ormai molti fondi adottano la politica del PAC a zero commissioni.

Al contrario, con un ETF dovrai effettuare gli acquisti autonomamente e pagare le commissioni alla Banca ogni mese.

Altri vantaggi dei fondi comuni

Infine, alcuni fondi comuni di investimento vengono negoziati anche in borsa, ad esempio nel mercato ATFUND di Borsa Italiana operativo dal 2018, con notevoli vantaggi in termini di risparmio di costi, trasparenza delle spese, riduzione delle disparità di oneri per classi di azioni diverse delle Sicav/Sicaf e abbattimento dei conflitti di interesse che emergono quando ci si affida a chi vuole venderci il suo prodotto o quello che gli garantisce una commissione maggiore.

Negoziare un fondo è quindi un processo semplice ma solo per i fondi aperti che calcolano giornalmente il Nav di ogni singola quota e permettono di entrare o uscire in qualsiasi momento, mentre per i fondi chiusi il meccanismo è più complesso.

Tratteremo in un prossimo articolo del corso questa differenza, ma anticipiamo che per i fondi chiusi si possono acquistare le quote solamente nel periodo di offerta, il loro disinvestimento è consentito esclusivamente alla scadenza del fondo, o comunque in periodi predeterminati dal gestore, e il NAV viene calcolato con minore frequenza.

 

MONITORARE L’ANDAMENTO DI UN FONDO

Spesso sentiamo parlare di NAV, ma che cosa rappresenta per i fondi ? Il loro prezzo di mercato?

In questo video articolo ne avevamo già parlato https://rendimentofondi.it/cose-il-nav-dei-fondi-comuni-di-investimento/, mentre oggi lo affrontiamo da un punto di vista più operativo.

Il Net asset Value (NAV) esprime il valore unitario delle quote di un fondo ovvero il ‘prezzo’ a cui possiamo acquistarle o riscattarle. In realtà il NAV non è classificabile come un prezzo di mercato, perché non è il risultato dell’incontro fra domanda e offerta, come ad esempio accade per le azioni quotate. Il NAV è infatti calcolato nel seguente modo:

NAV

Dove il pedice t indica il giorno nel quale viene effettuato il calcolo e i termini della formula sono composti dai seguenti elementi:

  • Attività del fondo: valore di mercato dei titoli inclusi in portafoglio, la liquidità detenuta, i crediti e altri assets in bilancio.
  • Passività del fondo: prestiti ricevuti da altri intermediari, oneri e commissioni, ratei passivi, spese operative e di gestione, spese di marketing, commissioni agli agenti di distribuzione, costi di custodia e revisione, altri oneri.

A differenza del prezzo degli strumenti quotati, il NAV non è calcolato in real time ma è valutato ogni giorno alla fine della giornata di negoziazione. Questo perché il valore del NAV non si muove solo grazie all’andamento dei titoli in portafoglio, sottostante ai meccanismi di mercato, ma anche grazie all’andamento di elementi patrimoniali che non sono l’incontro continuo fra acquirenti e offerti, come visto nella spiegazione della formula. Di conseguenza, a differenza delle azioni, non esiste un NAV obiettivo del fondo o il suo fair value e non è possibile valutare se il NAV corrente sia sopra o sottovalutato.

Inoltre, siccome gli ingressi o le vendite delle quote avvengono tutte allo stesso NAV di giornata, quest’ultimo non aumenterà se il fondo avrà nuovi investitori e non diminuirà se alcuni sottoscrittori riscuoteranno le loro quote. Questo concetto è di fondamentale importanza e per capirlo meglio facciamo un esempio per un ipotetico fondo comune di investimento A che nella giornata di lunedì ha i seguenti valori:

  • attività = 500€
  • passività = 200€
  • numero quote in circolazione = 100

Alla fine della giornata di lunedì il NAV di A sarà (500€ – 200€)/100 = 3€.

Nella giornata di martedì, entro il cut-off time (vedi prossimo paragrafo), il fondo riceve ordini di sottoscrizione per 4 nuove quote e di rimborso di 2 vecchie quote. Di conseguenza i valori cambieranno:

  • attività: 500€ + 4*3€ – 2*3€ = 506€
  • passività: 200€
  • numero quote in circolazione= 100 + 4 – 2 = 102

Tuttavia, nonostante ci sia stata più domanda, il NAV alla chiusura di martedì sarà sempre (506€- 200€)/102 = 3€.

Ovviamente questo è un esempio semplificato. Infatti, se tutto il mondo volesse entrare nel fondo A lo stesso si vedrebbe costretto ad acquistare più azioni dei titoli che ha in portafoglio e questo farebbe aumentare il loro prezzo, incrementando quindi l’attivo del fondo e di conseguenza il NAV. Specularmente, se tutti i sottoscrittori decidessero di ritirare l’investimento nello stesso momento il fondo dovrebbe vendere i titoli in portafoglio, facendone ridurre le quotazioni, smobilizzare la sua liquidità o liberarsi di altri assets per far fronte al rimborso e questo abbatterebbe il NAV.

Ma questi sono effetti indiretti degli ingressi e delle uscite sul NAV del fondo, che non cambia mai direttamente a fronte del numero di quote negoziate.

 

Effetto ritardo e cut-off time

L’orario di negoziazione di un fondo è sempre uguale? Dura fino alle 17,30 come gli ETF?

No, fai attenzione!

Molti investitori prima di acquistare un fondo comune, osservano il NAV di giornata pubblicato, che si riferisce alla chiusura del giorno precedente, e nella giornata piazzano l’ordine. Si aspettano sempre di pagare su ogni quota esattamente quel valore, salvo poi scoprire che gli verrà addebitato un costo completamente diverso e in alcuni casi superiore. Questo accade perché esiste l’effetto ritardo o se si è sforato il cut-off date.

L’effetto ritardo: la casa di gestione effettua il calcolo del NAV ogni giorno che è una procedura complessa dato che quotidianamente deve valorizzare tutti gli elementi che compongono il suo attivo e il suo passivo, come abbiamo descritto in precedenza. È come se dovesse pubblicare il suo bilancio aziendale ogni giorno e non come le società quotate che lo rilasciano trimestralmente, semestralmente e una volta all’anno. Di conseguenza, l’investitore non conosce con esattezza il NAV che pagherà (incasserà) su ogni singola quota quando deciderà di entrare in (uscire da) un fondo comune di investimento. Infatti, il NAV di giornata è solo quello che si riferisce alla chiusura del giorno di contrattazione.

L’effetto cut-off: il cut-off time è quell’ora del giorno, variabile a seconda della SGR o della banca con cui svolgo l’operazione, oltre la quale se impartisco ordini su quote di un fondo comune di investimento, la transazione verrà valorizzata al NAV risultante alla chiusura del giorno successivo. Se invece invio l’ordine entro il cut-off time, lo vedrò valorizzato al NAV che risulterà alla fine della stessa giornata di contrattazione.

 

NELLE PROSSIME PUNTATE…

Concludiamo qui questo primo articolo nel quale abbiamo definito che cosa sono i fondi comuni di investimento, ne abbiamo introdotto i vantaggi principali e abbiamo approfondito il calcolo del suo NAV.

Trovi gli argomenti trattati oggi anche sul canale YouTube di RendimentoFondi dove abbiamo spiegato i fondi comuni di investimento in 4 punti.

Elenco completo articoli del corso “Come investire in fondi comuni di investimento:

  1. Che cosa sono i fondi comuni di investimento
  2. Cosa sono le classi di azioni sui fondi comuni
  3. Benchmark e stili dei fondi comuni di investimento
  4. Tipologie di fondi comuni di investimento
  5. Costi dei fondi comuni di investimento
  6. Indicatori di performance per i fondi comuni di investimento
  7. Migliori broker per i fondi comuni di investimento
  8. Fondi a cedola
  9. Investire in fondi comuni: pro e contro
  10. La classifica dei migliori Fondi comuni di investimento a basso rischio
  11. Come scegliere i fondi comuni di investimento
  12. Teniamo monitorato il nostro investimento in fondi comuni

 

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