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Cosa sono i fondi ELTIF?

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Oggi vogliamo parlarvi dei fondi ELTIF, una nuova categoria di prodotti nati nel 2015 dall’Unione Europea e recepiti in Italia nel 2018. Acronimo di European Long-Term Investment Funds (fondi di investimento europei a lungo termine), gli ELTIF sono fondi di natura chiusa che realizzano investimenti in strumenti finanziari di piccole e medie imprese europee non quotate, in imprese quotate con bassa capitalizzazione di mercato ma anche, più in generale, in attività dell’economia reale (per esempio, in progetti infrastrutturali).

Si tratta dunque di uno strumento interessante per chi desidera investire nelle piccole e medie imprese italiane, e contribuire quindi alla nostra economia. Infatti, l’Italia è il primo Paese in Europa per numero di PMI: secondo una ricerca de Il Sole 24 Ore, nel 2019 le PMI costituivano il 92% delle imprese attive sul territorio nazionale. In effetti, si può proprio dire che esse siano il vero motore dell’economia italiana: nel 2020 l’Italia è stata la settima potenza manifatturiera del mondo, e la nona per esportazioni totali. Il 50% di queste esportazioni proveniva da piccole e medie imprese.

Le caratteristiche degli ELTIF e i vantaggi fiscali

Come menzionato, la caratteristica principale degli ELTIF è che investono in aziende non quotate, dunque fuori dagli alti e bassi di mercato ma più vicine all’economia reale: si tratta a tutti gli effetti di un ponte che collega il risparmio privato all’economia reale.

Un’altra importante caratteristica degli ELTIF è il fatto che gli investitori possono beneficiare dei vantaggi fiscali già previsti per i Piani Individuali di Risparmio (PIR): esenzione, per le persone fisiche residenti sul territorio italiano, dalle imposte sul rendimento finanziario se l’investimento è mantenuto per almeno cinque anni, ed esenzione dalle imposte di successione.

Non solo: il Decreto Agosto dello scorso anno ha eliminato il concetto di unicità del piano. Perciò gli investitori dal profilo adeguato possono avere un ELTIF in aggiunta a un PIR ordinario, avendo come risultato la duplicazione dei benefici fiscali.

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I requisiti principali e le differenze con i PIR

Per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali, gli investitori devono rispettare i seguenti requisiti:

  • Gli investimenti non devono superare i 300.000 euro nell’anno e gli 1,5 milioni complessivi in cinque anni;
  • Il patrimonio raccolto dal medesimo gestore ELTIF non deve superare i 200 milioni di euro per ciascun anno, fino a un massimo per gestore di 600 milioni;
  • I fondi devono investire almeno il 70% del capitale in imprese italiane o europee non quotate o quotate in mercati diversi dal FTSE Mib e dal Mid Cap;
  • L’investimento deve essere mantenuto per almeno cinque anni.

Dunque quali sono le differenze con i Piani Individuali di Risparmio? Innanzitutto il fatto che questi ultimi siano fondi aperti e dunque più indicati per gli investitori retail. Poi, il fatto che gli ELTIF prevedano una soglia minima di investimento di 10.000 €, mentre i PIR prevedano 30.000 €.

Conclusioni sugli ELTIF

Come abbiamo visto, gli ELTIF sono prodotti particolari, vista la loro natura chiusa. Presentano sicuramente vantaggi (i benefici fiscali), ma anche svantaggi. Aprendo il nostro articolo, abbiamo detto che questo strumento potrebbe essere interessante per chi vuole investire in piccole e medie imprese italiane, ma è davvero così?

Essendo fondi chiusi non ci sono grafici su RendimentoFondi, e dunque il Trendycator non può fornire segnali adeguati, proprio in virtù della natura di questi strumenti. Inoltre, non sono fondi acquistabili online perché essendo chiusi una volta acquistati il capitale non si può smobilizzare per tutta la durata della sottoscrizione, che in alcuni casi, come quello di Azimut, è anche di 8 anni. Perciò, un lettore eventualmente interessato dovrà contattare il proprio private banker o direttamente gli emittenti per avere informazioni su come investire in ELTIF.

In conclusione, per quanto l’idea possa essere allettante, entrare in un fondo senza grafico, di cui non si sa nulla sull’andamento delle quote, è contrario al principio che da sempre ha animato RendimentoFondi: quello della trasparenza sull’operato del gestore che il grafico ci regala. Addirittura, gli stessi emittenti non pubblicano nulla in merito alle performance: ci chiediamo infine perché non sia possibile da parte loro pubblicare online almeno un resoconto sulle performance alimentando così la percezione di opacità di questi interessantissimi strumenti.

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About Author

È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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