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Cosa sono le classi di azioni sui fondi comuni

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Come potenziale o esperto investitore, avrai probabilmente sentito parlare di classi di azioni quando si tratta di fondi comuni di investimento. A, B, X, I, R: sono solo alcune delle lettere dell’alfabeto che avrai notato navigando su Internet, ad esempio su Morningstar o sui siti delle case di fondi. Apparentemente queste lettere possono non significare nulla, ma non è affatto così: sono infatti proprio loro ad indicare le diverse classi di azioni offerte dai fondi di investimento. Se stai considerando di scegliere un fondo, dunque, è importante avere a mente in che cosa si differenziano.

Cosa sono le classi di azioni

Un singolo fondo di investimento può offrire diverse classi di azioni ai potenziali investitori. Esse investono nello stesso portafoglio e sono amministrate dallo stesso gestore; inoltre, hanno gli stessi obiettivi e la stessa politica. La vera differenza sta dunque nelle diverse spese e nelle commissioni che ogni classe richiede: se per alcune di loro devono essere pagate al momento della sottoscrizione, per altre devono essere pagate annualmente, o al momento della vendita delle quote precedentemente acquistate. Inoltre, alcune di esse possono richiedere un investimento iniziale minimo. Proprio per questo motivo, e in virtù di come piccole differenze nel regime di commissioni possono impattare anche significativamente i guadagni degli investitori, bisogna avere le idee chiare su che cosa stiamo acquistando.

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Innanzitutto, diverse lettere dell’alfabeto possono significare che una specifica classe è dedicata a un solo target: ad esempio, generalmente la lettera I indica che la classe di fondo è acquistabile solamente da investitori istituzionali. Al contrario, la lettera A tipicamente indica una classe di azione acquistabile da singoli investitori.

Il diffondersi di differenti classi fra i vari gestori dei fondi di investimento ha però posto gli investitori di fronte a due diverse questioni, che vanno oltre alla semplice distinzione appena fatta. Infatti, per prima cosa bisogna comprendere e saper riconoscere le differenze fra di esse; in secondo luogo, abbinare ogni lettera alla tipologia di classe giusta. Il problema, però, sorge nel momento in cui i fondi hanno la libertà di gestire come meglio credono le loro classi. Ciò significa che ogni casa ha la facoltà di nominare come vuole le sue classi e fornire al pubblico un numero di classi a sua discrezione: un fondo può avere due o tre classi, mentre un altro può possederne anche più di dieci. Dunque, in parole povere, può accadere che per una specifica casa di fondi la lettera A non indichi una classe dedicata agli investitori retail, così come la I non contraddistingue le classi pensate per gli investitori istituzionali.

Prendiamo a titolo esemplificativo Nordea, una delle case di gestione di fondi più note. Come mostra l’immagine qui sotto, per i suoi fondi la società non segue affatto l’assioma A/I, dove la lettera A rappresenta classi pensate per singoli investitori e la lettera I classi per investitori istituzionali. Al loro posto, Nordea utilizza BP per indicare la classe retail, come nel caso del Nordea 1 European Covered Bond BP Eur – LU0076315455 mentre le classi istituzionali possono essere indicate come HBI o BI.

LU0076315455

Detto questo, possiamo di seguito vedere le classi di fondi più comuni, quindi quali sono le loro caratteristiche. Ribadiamo ancora una volta come le stesse caratteristiche possono trovarsi, in alcuni fondi, per classi di azioni nominate con lettere diverse da quelle qui riportate.

Azioni di classe A

Solitamente, le azioni di classe A prevedono una commissione iniziale, al momento dell’investimento: ciò significa che una parte iniziale dell’investimento è prelevata sotto forma di commissione per il gestore del fondo. Questo rende la classe A più adatta a investitori che possono far fronte a grandi investimenti iniziali e a orizzonti temporali molto lunghi, anche perché spesso, quando un investimento raggiunge una somma prestabilita (chiamata breakpoint), l’investitore riceve uno sconto sulle future commissioni iniziali. Infine, solitamente le azioni di classe A sono quelle con le spese annuali più basse.

Azioni di classe B

Al contrario, le azioni di classe B prevedono una commissione di uscita: in altre parole, al momento della sottoscrizione l’investitore non incorre in alcuna commissione, ma quando deciderà di vendere la sua quota una data percentuale è prelevata dai guadagni e devoluta al gestore del fondo comune. Per questo motivo, le azioni di classe B sono più adatte a investitori che possono investire piccole somme iniziali; allo stesso tempo, però, devono anche essere disposti ad investire sul lungo periodo. Infatti, più a lungo un investitore mantiene le sue quote, più esigue saranno le commissioni imposte al momento della loro vendita. Non solo: tipicamente (anche se, come ricordato prima, esistono eccezioni), se un investitore mantiene le sue azioni per un dato periodo di tempo, queste si convertiranno automaticamente in azioni di classe A, che hanno spese annuali più basse di quelle di classe B.

Azioni di classe C

Le azioni di classe C tipicamente non presentano né commissioni iniziali né commissioni finali; al contrario, sono caratterizzate da commissioni annuali. Questo significa che sono più adatte per investitori che pensano sul breve periodo, con l’intenzione di prelevare in tempi brevi il loro investimento. Nonostante questo, se prelevato entro il primo anno dalla sottoscrizione, l’investitore incorre in una commissione di uscita. Inoltre, non è presente la possibilità di conversione in azioni di classe A come è possibile per la classe B: ciò significa che non è possibile abbattere i costi derivanti dal pagamento delle commissioni annuali.

Azioni di classe I

Infine, le azioni di classe I sono quelle solitamente dedicate agli investitori istituzionali. I fondi di investimento rendono queste classi disponibili solamente per quegli investitori che hanno grandi disponibilità di capitali, e che rispettano requisiti specifici. D’altro canto, questa classe possiede anche commissioni e costi piuttosto bassi.

Conclusioni

Per il singolo investitore, dunque, l’importante non è imparare a memoria cosa indicano le lettere e di conseguenza attribuire le stesse caratteristiche ad ogni classe di azioni con quella lettera. Come abbiamo illustrato, le caratteristiche delle classi di azioni appena descritte, sebbene le più comuni, non sono universali: in molti fondi possono significare tutt’altro.

Perciò, per operare una scelta ottimale, è necessario che il risparmiatore abbia ben chiare due cose: quali sono le caratteristiche di una determinata classe di azione e qual è l’orizzonte temporale sul quale è disposto ad investire. Porsi queste quattro domande può aiutare nella scelta:

  • Per chi è pensata questa classe di azione? Investitori retail o istituzionali?
  • Esiste un investimento iniziale minimo?
  • Quali sono le commissioni all’entrata, all’uscita e quelle annuali?
  • Qual è il mio orizzonte temporale? Sono disposto ad investire sul lungo periodo o solamente nel breve periodo?

Bisogna infatti ricordare che se si opta per una classe senza commissioni all’entrata o all’uscita (come le classi C sopra descritte), si pagheranno commissioni annuali di gestione più elevate. Al contrario, se si sceglie una classe con spese annuali più contenute deve stare attento ai costi all’ingresso o all’uscita. A questo punto entra in gioco il fattore tempo: se pensiamo di investire sul breve periodo, optare per una classe di azioni senza commissioni all’entrata o al momento dell’uscita può essere la scelta più ottimale. Se al contrario il nostro orizzonte è più lungo, si può optare per classi con costi iniziali o finali più alti, in modo da spalmarli su un tempo più lungo.

In conclusione, se trovarsi di fronte a numerose classi di azioni, diverse fra loro, può generare confusione all’inizio, con un po’ di pratica e di studio tutto questo può trasformarsi in una opportunità per differenziare gli investimenti, dopo aver fatto tutte le valutazioni del caso, fra costi e orizzonte temporale.

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About Author

È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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