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Decifrare i nomi degli ETF

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In questo articolo impariamo a decifrare i nomi degli ETF, che spesso possono sembrare piuttosto complicati.

Il problema di fondo è che i nomi risultano criptici perché sono composti da un insieme di termini e abbreviazioni che a prima vista dicono poco o nulla sulla natura dello strumento in questione.

Tuttavia, imparando a decifrare nomi degli ETF capirai che si basano su una logica piuttosto semplice, poiché composti da elementi facilmente isolabili, ognuno dei quali indica con chiarezza le caratteristiche specifiche.

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Esempi pratici

Ad esempio, se scomponiamo il nome del Db X-Trackers S&P 500 Uctis ETF (DR) 1C (EUR Hedged), possiamo notare quanto segue:

  1. Db X-Trackers: società emittente
  2. S&P 500: indice o paniere sottostante
  3. Uctis ETF: regolamentazione dell’ETF
  4. (DR) 1C (EUR Hedged): dettagli sulla classe di azioni

Questi elementi possono essere presenti in ordine diverso o alcuni elementi possono mancare, ma il principio di codifica del nome resta identico. Vediamo altri esempi per comprendere meglio il significato delle parole chiave.

Il nome del marchio dell’emittente solitamente si trova all’inizio: ad esempio, iShares Core EURO STOXX 50 UCITS ETF, indica che l’emittente è la società iShares. Gli emittenti di ETF sono comunemente società controllate da grandi banche o gestori patrimoniali. Così, ad esempio, iShares fa parte di BlackRock (una tra le case di gestione più grandi al mondo) mentre Db X-Trackers è il marchio degli ETF di Deutsche Bank, mentre Lyxor appartiene a Société Générale.

A fianco del nome dell’emittente si può trovare anche una sorta di marchio (come Core nell’esempio sopra), che significa che l’ETF fa parte di un sottogruppo della gamma di prodotti dell’emittente. E’ interessante notare che con il termine Core si identificano ETF solitamente molto economici in termini di commissioni di gestione e generalmente basati su indici principali come Eurostoxx 50 e MSCI World.

Maggiori dettagli su come decifrare i nomi degli ETF

La seconda componente del nome di un ETF è l’indice replicato dall’ETF stesso, ovvero il suo sottostante. Per esempio, il nostro iShares Core EURO STOXX 50 UCITS ETF ha come sottostante proprio l’indice europeo delle 50 maggiori società europee in termini di capitalizzazione.

Talvolta, a fianco del nome dell’indice sottostante possono comparire dei suffissi come NR, TR o TNR. NR sta per Net Return (rendimento netto), TR sta per Total Return (rendimento complessivo) e TNR sta per Total Net Return (rendimento complessivo netto). I suffissi in questione indicano se la performance dell’indice sottostante viene calcolata prima o dopo le imposte sui dividendi.

La terza componente del nome di un ETF fa riferimento alle informazioni inerenti alla regolamentazione, un aspetto importante per la tutela dei risparmiatori. Per noi investitori dell’area Euro è importante che l’ETF rispetti la normativa europea UCITS prevista a tutela degli investitori privati.

Infatti, gli ETF UCITS devono rispettare determinati standard, come ad esempio non detenere più del 20% delle attività del fondo in un singolo strumento finanziario, in modo da agevolare la diversificazione del prodotto.

Anche il termine ETF rappresenta una classificazione regolamentare: tale termine, infatti, differenzia chiaramente gli ETF dagli altri exchange-traded products come gli ETC (Exchange Traded Commodities) o gli ETN (Exchange Traded Notes).

Questo è anche importante poiché gli ETC e gli ETN non sono conformi alle regole UCITS e sono quindi potenzialmente soggetti ad ulteriori rischi che non colpiscono gli ETF. Questo è un punto importante, in quanto è comune a molti risparmiatori ritenere, in maniera errata, gli ETC/ETN giuridicamente identici agli ETF.

Le classi di azioni

La quarta componente del nome di un ETF è spesso la più criptica, poiché fornisce le informazioni sulla classe di attività, ma in forma abbreviata, come nell’esempio sopra riferito al Db X-Trackers S&P 500 UCITS ETF 1C. Gli ETF a volte emettono diverse classi di fondi, le quali sono varianti che possono differire in base alle commissioni, alla negoziazione, alla valuta o al metodo di distribuzione dei proventi.

Il vero problema, in questo caso, è che ciascun emittente utilizza una propria lista di abbreviazioni per cui spesso è necessario fare riferimento direttamente all’ISIN dello strumento per raccapezzarsi.

Inoltre, possiamo trovare ulteriori informazioni come l’eventuale distribuzione di dividendi, la valuta o il metodo di replica.

Gli ETF che pagano dividendo sono notoriamente definiti “a distribuzione”, come per esempio l’iShares FTSE MIB UCITS ETF (Dist), mentre gli ETF che reinvestono gli utili sono definiti “ad accumulazione”, come ad esempio l’iShares FTSE MIB UCITS ETF (Acc). Generalmente gli ETF a distribuzione presentano una delle seguenti abbreviazioni: D, Dis oppure Dist.

Gli ETF ad accumulazione di solito contengono una delle seguenti abbreviazioni: C oppure Acc. Chiaramente tutti i dettagli in merito alla distribuzione dei dividendi possono essere trovati nel prospetto dell’ETF, qualora tale indicazione mancasse nel nome dello strumento.

Il rischio cambio

Gli ETF che investono in titoli non appartenenti all’eurozona presentano un rischio valutario. Ne consegue che se il nome dell’ETF indica che vi è una copertura del rischio cambio, tale strumento sarà protetto contro le fluttuazioni valutarie, generalmente a mezzo di contratti forward o opzioni. Ad esempio, il caso del Lyxor S&P 500 UCITS ETF Daily Hedged D-EUR il quale offre a un investitore in Euro la replica dell’indice americano S&P500 e la copertura giornaliera dell’esposizione verso dollaro statunitense.

Tale indicazione è molto importante poiché tutti gli ETF scambiati su Borsa Italiana sono sì negoziati in Euro, ma quelli che hanno come sottostanti titoli non UE sono denominati in altre valute e quindi inevitabilmente esposti al rischio cambio. Ciò significa che se non è presente il termine “coperto” (Hedged o EH), l’ETF è soggetto al rischio valutario.

Spesso è anche possibile individuare il metodo di replica dell’ETF direttamente nel suo nome, se l’emittente desidera metterlo in evidenza. Tale caratteristica è peculiare per gli ETF Db X-Trackers dove il termine DR sta per “replica diretta” (Direct Replication). Nel caso specifico, Db X-Trackers desidera sottolineare questa caratteristica poiché dopo anni di repliche “sintetiche” offre oggi anche ETF “fisici”. Di converso iShares essendo già noto per i suoi ETF “fisici” non menziona il metodo di replica nel nome dei suoi strumenti.

Infine, con l’avvento degli ETF che possono anche assumere posizioni ribassiste sui mercati (anche a leva) possiamo trovare indicazioni come Short, 2x o 3x. Tali ETF, ovviamente, consentono agli investitori di assumere posizioni al ribasso ed eventualmente moltiplicare i movimenti degli indici per il fattore di leva.

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Bene, ora che hai capito come decifrare i nomi degli ETF questi strumenti per te non avranno più segreti. A colpo d’occhio saprai subito cogliere le loro caratteristiche principali.

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About Author

Dr.Massimo Gotta laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani e tra i fondatori di Rendimento Fondi. Ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario: ha lavorato per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, il gruppo bancario Mediobanca, infine Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. Massimo Gotta è stato un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore. E’ coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013 ed autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock”, Experta, (2006).

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