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2019-11-18: Aggiornamenti Portafogli

Deforestazione da ESG e green bond una nuova speranza?

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Il suolo è un bene comune limitato e non rinnovabile. I frutti che ci offre sono sempre più scarsi e insostituibili: acqua, cibo, biodiversità e il contenimento dello standard climatico. Eppure lo stiamo devastando senza tregua in nome della crescita economica.

Una recente affermazione del presidente Jair Bolsonaro ha sconvolto la comunità internazionale “La foresta amazzonica è del Brasile e ne può fare l’uso che ritiene strategico”; così facendo la deforestazione è più che raddoppiata rispetto alla scorsa estate.

D’altronde lo aveva annunciato anche in campagna elettorale sostenendo che le regolamentazioni a tutela dello sfruttamento della foresta amazzonica brasiliana fossero un ostacolo alla crescita economica, e che una volta in carica le cose sarebbero cambiate. Purtroppo il Presidente sta mantenendo le sue promesse.

Da Cardoso a Bolsonaro, passando per Lula e Rousseff, lo scopo dei governi è sempre stato solamente quello di concentrarsi sul business a tutti i costi.

La settimana scorsa l’autorevole The Economist ha pubblicato un articolo dal titolo The Amazon is approaching an irreversible tipping point, ponendo al centro dell’articolo una immagine al quanto eloquente.

Inutile continuare a rimarcare quanti chilometri quadrati di Amazzonia vengono distrutti ogni anno e neppure fare la classifica dei presidenti più distruttori; RendimentoFondi si occupa di finanza, dunque proviamo a ricercare se, e come, la finanza per una volta potrebbe farsi promotrice di una nuova fase economica sostenibile.

Per il Brasile è indubbio che dal punto di vista della vivacità economica sta funzionando, il grafico dell’indice Bovespa va a gonfie vele e non accenna a rallentare la sua corsa.

Investire ponendosi una domanda

Recentemente abbiamo parlato di come l’industria del risparmio a livello internazionale stia tentando di porsi delle regolamentazioni stringenti dal punto di vista etico; mi riferisco alla regolamentazione ESG.

È vero che ogni attività dell’uomo dalla prima rivoluzione industriale in poi è da sempre legata allo sfruttamento intensivo del territorio, ma in una nuova rivoluzione etica, di cui si intravede appena l’inizio, qualcosa deve cambiare.

Allora perché non iniziare anche noi ponendo maggior attenzione ai nostri investimenti?

La regolamentazione ESG impone ai gestori che vogliono fregiarsi di questa etichetta rigidi controlli sulle attività delle aziende detenute in portafoglio, in termini di ambiente, impegno sociale, governance.

Tutto perfetto dunque, o quasi.

Nelle pieghe del regolamento può benissimo succedere che un ETF, o un fondo comune di investimento, dichiari punteggi di qualità ESG elevati avendo magari il portafoglio pieno di obbligazioni statali brasiliane. Al gestore infatti è sufficiente certificare una minima esposizione a business controversi quali: munizioni a grappolo, armi all’uranio impoverito, armi biologiche, armi nucleari, produttori di tabacco e produttori di armi civili per avere un buon valore di ESG.

Sarebbe utile anche inserire un parametro ESG inerente lo sfruttamento geologico del suolo terrestre.

In risposta a questo problema, la società di ricerca MSCI ha utilizzato la tecnologia satellitare e l’analisi geospaziale per raccogliere elementi utili a migliorare la consapevolezza dei rischi, soprattutto ambientali, connessi alle attività aziendali e anche per le decisioni di investimento sul debito sovrano. Non possiamo che essere piacevolmente impressionati dal notare come l’interesse internazionale su questo tema si faccia sempre più pressante.

I Green Bond possono essere il futuro degli investimenti sostenibili?

I green bond sono una interessante novità lanciata nel 2017 che va proprio nella direzione desiderata. Sono obbligazioni emesse da Stati ed enti sovranazionali come la Banca mondiale o la Banca Europea per gli Investimenti, ma anche da singole aziende, municipalità e agenzie statali.

I green bond sono finalizzati al finanziamento di progetti volti a:

  • Contrastare i cambiamenti climatici
  • Gestire in modo sostenibile il consumo di risorse naturali
  • Preservare la biodiversità
  • Migliorare i sistemi di trasporto pulito
  • Controllare e ridurre l’inquinamento

Anche in Italia recentemente è entrato in negoziazione su ExtraMOT il più grande green bond corporate a livello europeo, emesso da Enel Finance International N.V. e garantito da Enel S.p.A. Per un controvalore complessivo di 1,25 miliardi di euro, con cedole annuali pari all’1,00% del valore nominale e scadenza 16 settembre 2024. Il codice ISIN XS1550149204 ma il taglio minimo ovviamente è 100.000 Euro.

Al momento abbiamo evidenza di due interessanti fondi dedicati ai green bond, ai quali ovviamente ha subito fatto seguito il relativo ETF.

Fondi green bond:

Eurizon fund – absolute green bonds Classe R – ISIN LU1693963701

Raiffeisen GreenBonds R VTA EUR – ISIN AT0000A1VGG8

ETF green bond:

Lyxor Green Bond (DR) UCITS ETF Acc – LU1563454310

Tutti questi strumenti sono di recente emissione, pertanto dal punto di vista grafico non ha ancora senso valutarli; dobbiamo pazientare qualche tempo per capire quale sarà il loro reale andamento. Tra non meno di sei mesi faremo nuovamente il punto su questi titoli per valutarne le reali potenzialità.

Conclusioni green bond

Da sempre si è inclini a ritenere che tutto quanto gravita intorno al mondo degli investimenti sia frutto di speculazione malevola, invece come dimostrato in questo articolo forse è proprio da qui che potrà partire una nuova rivoluzione industriale basata sull’etica e sulla sostenibilità. Dal punto di vista finanziario, se manca la domanda accade che l’offerta si modifica; pertanto se nessuno vorrà più investire in aziende, o stati, dal comportamento ambiguo allora forse avremo davvero posto le basi per un futuro sostenibile.

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About Author

Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è uno dei più noti consulenti finanziari italiani. E’ tra i fondatori di Rendimento Fondi ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha ideato il modello Trendycator che applica quotidianamente nella sua professione.

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