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Economia, clima e geopolitica dietro la crisi di gas naturale

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L’Europa è sull’orlo di una crisi energetica. I rincari delle principali materie prime hanno trainato l’inflazione. Tra questi spicca quello del gas naturale, il cui prezzo future per l’Europa ha raggiunto la quotazione record di 116 euro per megawattora (MWH). Da inizio anno l’incremento di prezzo è stato di oltre il 500%.

In questo articolo faremo una panoramica di come fenomeni economici, climatici e politici stanno manipolando il mercato energetico globale.

La motivazione economica del rincaro del gas

Le aspettative di ripresa economica dalle ripercussioni della pandemia da Covid-19, diffuse nei mercati dai primi mesi del 2021, hanno provocato squilibri fra domanda e offerta in quasi tutte le commodity.

Di fatto, i produttori o estrattori di fonti energetiche non sono riusciti a far fronte al repentino aumento della domanda globale delle utility, spinto dall’ allentamento delle restrizioni alla mobilità e dal successo della campagna vaccinale, da parte di consumatori e imprese. Il risultato è stato un inevitabile boom dei prezzi di queste materie prime.

Inoltre, una situazione geopolitica straordinaria, nella quale Europa e Asia (principalmente Cina, Giappone e Corea del Sud) si trovano a competere per aggiudicarsi le forniture di gas naturale liquefatto, sta alimentando ancora di più il rialzo dei prezzi.

La mancata elasticità dell’offerta

Sostanzialmente, come già anticipato nel precedente articolo di RendimentoFondi, https://rendimentofondi.it/utility-rincari-bollette-fino-al-40/, le principali spiegazioni della scarsa elasticità dell’offerta possono essere così riassunte:

  • Colli di bottiglia nella produzione di fonti energetiche: dovuti ai malfunzionamenti di molti impianti globali di produzione. Infatti, numerosi siti non sono stati opportunamente manutenuti a causa delle restrizioni sulle aperture imposte dalla pandemia, provocando interruzioni e guasti.
  • Mancanza di materie prime energetiche alternative: negli ultimi tempi la velocità dei venti si è sensibilmente ridotta e questo non ha giovato all’efficacia delle turbine eoliche e alla produzione delle fonti energetiche rinnovabili.
  • Il costo del carbone: a seguito dell’aumento del prezzo degli ETS, in linea con gli obiettivi dell’UE di zero emissioni di CO2 nel 2050, non è risultato conveniente adoperare le fonti fossili come sostitute alle scarse risorse di gas naturale.
  • Indispensabilità del gas naturale: quando la produzione di fonti energetiche rinnovabili sarà avviata a ritmo sostenuto, come richiesto dalla transizione climatica europea, la necessità di gas naturale tenderà a diminuire. Tuttavia, per ora rimane la fonte di consumo energetico primaria in molti Paesi e funge da stabilizzatrice delle oscillazioni di domanda stagionale di elettricità.

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I fenomeni climatici remano contro

Parte di questa corsa al gas naturale si è resa necessaria come risposta  ad esigenze climatiche. Solitamente, l’Europa fa scorta di gas negli ultimi mesi estivi, quando l’utility è a buon mercato, per prepararsi a eventuali inverni rigidi e a fluttuazioni improvvise di prezzi e domanda.

D’altronde, la fine di settembre e l’inizio di ottobre sono i mesi di maggior volatilità per le quotazioni del gas naturale, in quanto gli operatori globali aggiustano le posizioni di breve periodo in preparazione delle esigenze di riscaldamento invernale.

Tuttavia, l’ultimo anno è stato un cigno nero. Infatti, il passato inverno è risultato particolarmente freddo e le rinnovabili non hanno brillato per produzione, costringendo a esaurire prima del previsto le scorte di gas europeo. Inoltre, temperature insolitamente gelide, da ottobre a marzo, sono attese anche per questa stagione invernale. Per questo motivo, stoccare in anticipo gas per il riscaldamento, al fine di sopperire al depauperamento delle rimanenze, si è rivelato decisivo.

D’altro canto, dal momento che l’Europa dipende fortemente dall’offerta di gas naturale proveniente dalla Russia (47%), attraverso il gasdotto Nord Stream, e dalla Norvegia (14%), e questi Paesi hanno limitato l’offerta per ristabilire anch’essi sufficienti scorte interne, i prezzi della risorsa energetica sono aumentati ulteriormente.

Il preoccupante livello delle scorte di gas europeo

In base ai dati dell’infrastruttura europea per il gas (GIE), l’Europa ha una capacità di stoccaggio annua di 117 miliardi di metri cubi di gas naturale, quantità pari a circa il 20% del consumo annuo di questa fonte energetica. Combinando le scorte di Europa e Gran Bretagna, i siti di stoccaggio di gas naturale, principalmente caverne saline e giacimenti di gas esauriti, in settembre sono risultati pieni solo al 72% contro il 94% dello scorso anno.

In basi a questi dati del GIE, le scorte di gas naturale si trovano sotto la loro media a 10 anni, come si può osservare nel grafico. Questa carenza potrebbe spingere ancora al rialzo il prezzo del gas se si tiene conto dell’inverno particolarmente rigido che ci troveremo ad affrontare.

Scorte di gas naturale europeo. Fonte: GIE (grafica Reuters)

Scorte di gas naturale europeo. Fonte: GIE (grafica Reuters)

Si è fermata la corsa dei prezzi future?

Il prezzo del gas naturale, misurato dal contratto future Dutch TTF (il benchmark europeo) per novembre 2021, ha toccato il suo massimo storico il 5 ottobre al prezzo di 116,02 euro per megawattora (MWH). Un aumento del 500% da inizio anno e di circa il 1100% dai livelli pre-pandemici.

Prezzi per il TTF di novembre 2021. Fonte: yahoo!finance

Prezzi per il TTF di novembre 2021. Fonte: yahoo!finance

Se si considera che il 25% di tutto il consumo energetico europeo è rappresentato da gas naturale, ecco che si comprendono anche i recenti tassi di inflazione, in parte provocati dal rincaro energetico.

Tuttavia, l’8 ottobre la quotazione è stata di 84 euro per megawattora (MWH), una riduzione di circa il 27,5% in 3 giorni. Se le condizioni economiche, climatiche e sanitarie non sono mutate, che cos’è successo?.

Gasdotti e geopolitica

Una causa non trascurabile dell’aumento dei prezzi del gas naturale è sicuramente da ricercarsi anche nelle infrastrutture globali. In primo luogo, il 31 ottobre 2021 scadrà il contratto fra Algeria e Marocco per il gasdotto Gaz-Maghreb-Europe, e l’incertezza sulle condizioni del rinnovo preoccupa l’intera Europa. Infatti, attraverso il Marocco, il GME porta miliardi di metri cubi annui di gas naturale in Spagna e Portogallo.

Tuttavia, la battaglia politica più sfiancante per l’Europa è quella sul fronte sovietico. Per quanto riguarda la Russia, i flussi di gas naturale verso le controparti europee sono diminuiti drasticamente rispetto agli anni scorsi, come mostrato nel grafico.

Esportazioni di gas naturale russo verso l’Europa. Fonte: Refinitiv (grafica Reuters).

Esportazioni di gas naturale russo verso l’Europa. Fonte: Refinitiv (grafica Reuters).

Non sorprende che questa sia una mossa di Putin, il quale ha ridotto le esportazioni verso l’Europa per far sì che quest’ultima approvi il progetto del nuovo gasdotto Nord Stream 2, il quale transitando dal Mar Baltico in Germania potrà portare fino a 55 miliardi di metri cubi di altro gas naturale sovietico nel nostro continente. Gazprom ha ultimato la sua costruzione, ma il colosso energetico russo ha bisogno dell’approvazione regolatoria da parte della Germania, attesa a breve, per esportare gas in tutta Europa.

Di fatto, il progetto è sempre stato mal visto dal nostro continente in quanto aumenterebbe la dipendenza, già elevatissima, dalle forniture di gas naturale sovietico. Inoltre, anche gli USA, che da quando hanno scoperto lo shale oil sono il maggior produttore di gas naturale del mondo, non digeriscono il Nord Stream 2 in quanto ridurrebbe i loro introiti da vendite di gas liquefatto in Europa.

Tuttavia, Putin ha approfittato tempestivamente della crisi energetica europea proponendosi di aumentare le esportazioni di gas verso il nostro continente, ristabilizzando così i prezzi dell’utility. Che sia stato un atto di generosità è scarsamente credibile; forse è più sensato pensarlo come un contentino per farsi approvare il nuovo gasdotto?. Probabile, ma far buon viso a cattivo gioco sembra l’unica soluzione per uscire da questa impasse energetica.

Una cosa è certa. La mossa sovietica ha alleggerito la situazione sui mercati: gli operatori hanno ben accolto la notizia e il prezzo del TTF è ritornato rapidamente a 84 euro, seppur ancora molto elevato.

Come guadagnare dalla prossima eventuale ondata di rialzi?

Come abbiamo appena descritto, al momento i prezzi del gas naturale sembrano calmierarsi e un ingresso a questi livelli appare tardivo. Tuttavia, a seconda dell’evolversi del compromesso politico tra Germania e Russia, a quale prodotto potrebbe rivolgersi l’investitore per approfittare di speculazioni al rialzo o al ribasso?

Il WisdomTree Natural Gas (isin: GB00B15KY104, simbolo: NGAS) è un ETC senza leva che investe in questa materia prima energetica, replicando il DOW JONES-UBS NATURAL GAS SUBINDEX, ed è quotato in dollari su Borsa Italiana.

Naturale_GAS_RendimentoFondi

Naturale_GAS_RendimentoFondi

Come si osserva dal grafico dell’ETC, presente su RendimentoFondi, il prodotto è quasi sempre sceso. Infatti, in questo momento storico, è più da pensarsi come uno strumento speculativo. Di conseguenza, il contributo di Trendycator, nel segnalarci il momento di ingresso e di uscita, si rivela decisivo per l’investimento.

DOVE TROVO LE WATCHLIST?:  https://rendimentofondi.it/contenuti-rendimentofondi/

D’altronde, l’ultima operazione di Trendycator sull’ETC ha permesso di guadagnare circa il 22% in 5 settimane, e poco tempo prima ha permesso di conseguire un ulteriore profitto interessante. Inoltre, come mostrato sopra l’ultima candela, l’indicatore ha segnato uno stop e il suo sentiment è diventato ribassista proprio in corrispondenza della frenata ai rialzi del gas degli ultimi giorni.

Complessivamente, il Trendycator è stato utile al lettore per rimanere liquido durante tutta la fase di calo del titolo, ha colto poi magnificamente il momento della ripartenza ed è diventato ribassista proprio quando era necessario prendere profitto.

In conclusione, l’ETC sul gas naturale è certamente da inserire in watchlist aspettando a questo punto il prossimo evento esogeno scatenante per poter così approfittare dei segnali Trendycator. Ricordandosi però che stiamo trattando un titolo altamente speculativo, quindi anche la size di ingresso andrebbe opportunamente calibrata.

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Conclusioni

In questo articolo, abbiamo visto i principali fattori che hanno recentemente portato ad una crisi energetica globale. In particolare, l’Europa sta pesantemente soffrendo la carenza di gas naturale, il cui future ha toccato i massimi storici, soprattutto in vista di un inverno particolarmente rigido. Senza tralasciare le ripercussioni sull’inflazione.

Il nostro white king questa volta sembra essere Putin, che ha promesso di aumentare i flussi di gas naturale verso il nostro continente. Questo dietro patto tacito che la Germania approvi il gasdotto Nord Stream 2.

Di conseguenza, per l’investitore interessato a speculare sul gas naturale è bene tenere d’occhio la questione sovietica e capire anche come si muoverà il regolatore europeo in ottica di una nuova normativa energetica, attesa per fine anno e resasi necessaria dopo i recenti avvenimenti.

In soccorso all’investitore, per capire il momento di ingresso e la direzionalità, viene ovviamente l’indicatore Trendycator di RendimentoFondi.

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About Author

L'articolo che hai appena letto è stato scritto da Marco Buonafede. Esperto di economia e finanza, ha collaborato con numerose testate giornalistiche prima di approdare a RendimentoFondi. Laureato in economia all'Università di Torino e laureato in Finanza con Lode alla Luiss Guido Carli di Roma.

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