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ESG: l’investimento del futuro?

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L’industria finanziaria è pronta per un vero ESG? Sarà tutto oro ciò che luccica o tali investimenti, fortemente sponsorizzati, possono celare brutte sorprese? Scopri che cos’è il rischio “greenwashing”, è un po’ come abbassare i numeri del contachilometri alle auto usate per farle sembrare nuove.

Partiamo dalla definizione base di ESG, della quale abbiamo già parlato in questo articolo: https://rendimentofondi.it/etf-esg-mondo/

Perché investire in ESG?

L’investimento ESG è l’allocazione del capitale in prodotti finanziari legati a priorità ambientali (Environment), responsabilità sociali (Social) e sostenibilità  gestionale (Governance).

Sul piano etico e morale, finanziare aziende con un business sostenibile e responsabile può migliorare la qualità della vita e avviare quella transizione ecologica tanto auspicata da governi e attivisti ma mai realmente perseguita.

Dal lato finanziario, che è quello che maggiormente interessa al lettore, l’idea di fondo è che le performance economiche di una società siano correlate positivamente all’attenzione del business aziendale verso l’ambiente e i fattori sociali che potrebbero generare rischi imprenditoriali di lungo periodo.

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Prima motivazione: i numeri dell’ESG

Il trend di crescita dei fondi ESG è un fenomeno a cui stiamo assistendo a partire dagli Accordi di Parigi sul cambiamento climatico del 2016. Tuttavia, fino alla diffusione della pandemia da Covid-19 l’aumento degli asset in gestione nei fondi sostenibili globali è stato sostanzialmente regolare.

Proprio con lo scoppio dell’emergenza sanitaria, l’incertezza sui mercati finanziari e la paura dello scoppio di una bolla negli asset tradizionali, soprattutto tecnologici, hanno portato al lancio di 177 nuovi prodotti ESG, nel secondo trimestre del 2021, e una domanda degli investitori in deciso aumento rispetto al passato che si è attestata a 180 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2021.

L’istogramma riporta la considerevole evoluzione, in miliardi di dollari, dei flussi verso fondi ed ETF ESG per l’ultimo triennio.

Flussi confluiti in fondi ESG. Fonte: Morningstar Direct, Morningstar Research

Flussi confluiti in fondi ESG. Fonte: Morningstar Direct, Morningstar Research

Nel secondo trimestre del 2021, i capitali investiti in prodotti ESG sono stati 139,2 miliardi di dollari, rappresentando ben il 18,4% della raccolta netta globale di tutti i fondi e ETF, portando la cifra cumulata in gestione negli asset sostenibili a 2244 miliardi di dollari.

Anche le banche centrali europee, nell’ambito dei Quantitative Easing, hanno indirizzato una maggior quota degli acquisti verso le obbligazioni sostenibili sovranazionali. E stando alle parole della BCE, questa politica monetaria più green dovrebbe presto essere rivolta anche ai corporate bond ESG, fenomeno dal quale è ragionevole attendersi un aumento delle emissioni verdi societarie.

Seconda motivazione: la spinta regolamentare

Una seconda ragione a supporto del probabile futuro sviluppo dei prodotti ESG si deve sicuramente agli incentivi promossi dalla regolamentazione.

  • Il 10 marzo 2021 l’Unione Europea ha introdotto la normativa Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) che obbliga le case di gestione a fornire più informazioni al pubblico sul loro livello di sostenibilità e sui progetti ESG futuri. Tale normativa riguarda anche i consulenti finanziari e i gestori patrimoniali e questo aspetto fa pensare che sempre più risparmiatori saranno indirizzati verso prodotti e asset socialmente responsabili.

I fondi comuni e gli ETF che rispettano gli articoli 8 e 9 della SFDR, rispettivamente inerenti a tematiche ambientali-sociali e di investimento sostenibile, rappresentano circa il 35% del totale dei fondi europei in essere. Nel grafico a torta è possibile osservare la ripartizione aggiornata al 10 luglio 2021.

Quota di fondi SFDR sul totale

Quota di fondi SFDR sul totale

I prodotti ESG sotto l’articolo 9 sono in netta minoranza poiché devono rispondere a requisiti sostenibili più stringenti. Infatti, devono perseguire l’impact investing attivamente ovvero integrare direttamente componenti ESG nella selezione dei titoli e nella costruzione dei portafogli.

  • Successivamente, la Commissione Europea, nell’ambito del Next Generation EU, ha inserito il Green Deal ovvero un piano per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e questo stimolerà necessariamente gli investimenti ESG.

Per ora abbiamo assistito principalmente all’emissione di social bond, per finanziare il SURE e dare aria al mercato del lavoro. Invece, nei prossimi mesi si attende l’offerta dei Green Bond con quali l’Europa ha deciso di raccogliere il 30% dei fondi destinati al Recovery Fund.

  • Nel luglio 2021 la Commissione europea ha varato il progetto FIT for 55 che punta a ridurre le emissioni di gas serra del 55% rispetto ai livelli del 1990, per poi centrare il target di zero emissioni carboniche nel 2050. Nello specifico, le misure richiedono di:
  • aumentare la quota di energie rinnovabili nel mix energetico
  • diminuire le emissioni delle auto del 55% nel 2030 e del 100% nel 2035
  • tassare i combustibili in base al loro impatto ambientale e non più sul volume usato in fase di produzione

ESG di nome ma non di fatto: pericolo greenwashing!

Venerdì 27 agosto 2021, un report di InfluenceMap ha svelato che oltre il 70% dei circa 720 fondi esaminati che si dichiarano sostenibili, secondo gli Accordi di Parigi, in realtà non lo sono.

Questo pericolo è chiamato greenwashing e definisce l’incongruenza delle case di gestione, tra le quali anche BlackRock e UBS, che professano i loro prodotti come ESG ma che poi nei fatti risultano investiti in società legate a industrie petrolifere e fossili.

Le SGR si difendono sostenendo che tali asset, non allineati agli accordi sul cambiamento climatico, costituiscono una percentuale esigua dei loro investimenti. Inoltre, affermano che tali aziende sono nei portafogli al solo scopo di partecipare attivamente alla loro transizione ecologica, indirizzando il management alle tematiche ESG.

In ogni caso, è bene prestare attenzione ai titoli nei quali fondi comuni e ETF investono poiché non basta che abbiano il ticker “ESG” o “SRI”, usato spesso per cavalcare l’onda dei flussi destinati ai prodotti sostenibili, per rendere questi asset socialmente responsabili.

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Conclusioni

Oggi si sono descritte due  ragioni che potrebbero portare ad uno sviluppo esponenziale del mercato ESG  e, di conseguenza, ad aspettative di ottimi rendimenti per l’investimento sostenibile.

Ma come faccio a capire se un prodotto è davvero ESG?

Una prima strada è ricercare il rating ESG o i punteggi di sostenibilità del fondo che alcune agenzie forniscono gratuitamente online.

Una seconda via è consultare autonomamente il prospetto informativo del fondo o dell’ETF, direttamente sul sito della casa di gestione, e osservare quali asset hanno una maggior percentuale nel loro portafoglio. Se tali titoli riguardano i settori delle armi, dei combustibili fossili, dell’alcool, del tabacco, dell’energia nucleare …  allora è alto il rischio di greenwashing!

 

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About Author

L'articolo che hai appena letto è stato scritto da Marco Buonafede. Esperto di economia e finanza, ha collaborato con numerose testate giornalistiche prima di approdare a RendimentoFondi. Laureato in economia all'Università di Torino.

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