2019-01-14: AGGIORNATI PORTAFOGLI E TABELLE

ETF che battono il benchmark – Parte II

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Proseguiamo il nostro excursus sugli ETF attivi a strategia Smart Beta, approfondendo ora alcuni concetti legati alle diverse metodologie utilizzate dai gestori, unitamente all’analisi di un altro ETF azionario globale. Leggi la prima parte dell’argomento al link https://rendimentofondi.it/etf-che-battono-il-benchmark-parte-i/

Un’evoluzione rispetto agli ETF tradizionali

Come visto nell’articolo “ETF che battono il benchmark – Parte I“, gli ETF “Smart Beta” replicano indici costruiti con criteri di ponderazione differenti dagli ETF tradizionali, i quali utilizzano la classica ponderazione per capitalizzazione di mercato (Market Capitalization Weighting). Tali ETF, in base all’emittente, possono essere denominati “Alternative Beta” o “Smart Beta”, e non solo rappresentano un’evoluzione rispetto ai tradizionali ETF ma sono anche cresciuti velocemente in termini sia di numero di prodotti disponibili sia di masse gestite. Come già abbiamo avuto modo di osservare, gli “Smart Beta” rappresentano un interessante ampliamento dell’universo investibile per i risparmiatori poiché potenzialmente sono in grado di battere il benchmark di riferimento e di fare quindi meglio del mercato sottostante.

L’industria degli ETF si è velocemente adeguata all’interesse dimostrato dagli investitori, ed infatti stiamo assistendo ad una tendenza a delistare ETF settoriali tradizionali in favore della quotazione di ETF “Smart Beta”. Questo ha senso, poiché – almeno sulla carta – l’utilizzo di prodotti “Smart Beta” meglio si presta alla costruzione di portafogli bilanciati rispetto ai settoriali tradizionali; tuttavia, come per ogni investimento finanziario, questi ETF vanno scelti con cura e analizzati numeri alla mano, verificandone sul campo la bontà.

Sul segmento ETF Plus di Borsa Italiana sono attualmente quotati un buon numero di ETF “Smart Beta” azionari, includendo anche gli strumenti ad alto dividendo che rappresentano una delle categorie più conosciute di questo tipo di metodologia attiva. I metodi di ponderazione alternativi hanno realizzato, in media, negli ultimi anni rendimenti maggiori rispetto all’indice ponderato per la capitalizzazione di mercato; non di meno, alcuni metodi di ponderazione non solo hanno reso di più dell’indice ponderato per la capitalizzazione di mercato ma hanno anche registrato una volatilità meno elevata, rispettando di fatto la “vocazione” di questi ETF che dovrebbero migliorare il rapporto risk/reward a parità di sottostate e condizioni di mercato.

Le tipologie di ETF “Smart Beta”

Analizziamo ora, seppur in sintesi, i tratti distintivi delle singole tipologie di ETF “Smart Beta” azionari, in modo da offrire una panoramica sulle varie metodologie di ponderazione. La famiglia degli ETF “Smart Beta” classificati come “Dividend Yield” focalizzano la loro esposizione sui titoli ad alto dividendo, cioè gli indici sottostanti replicati dagli ETF sono costruiti in modo da privilegiare le azioni di società che pagano dividendi elevati. In base all’indice di replica, tale obiettivo viene raggiunto in modi diversi: oltre a considerare il rendimento da dividendo, molti di questi indici selezionano i titoli azionari in base a requisiti di crescita positiva del dividendo negli anni passati, mentre alcuni indici aggiungono anche un criterio di sostenibilità del dividendo – ad esempio stabilendo un rapporto massimo tra gli utili distribuiti e l’utile netto – teso a garantire che il dividendo attuale sia sostenibile anche in futuro.

La famiglia “Volatility-Based” utilizza criteri di ponderazione delle azioni tesi alla riduzione della volatilità di portafoglio, mantenendo tuttavia un investimento puramente azionario; sotto questo profilo si osservano principalmente tre metodologie. La più semplice di esse consiste nell’attribuire ad ogni azione presente nell’indice un ugual peso (c.d. indici “Equally Weighted”); un secondo approccio consiste nel selezionare le azioni che hanno registrato storicamente la volatilità inferiore durante un determinato lasso temporale (di norma 252 giorni, corrispondenti ad un anno di contrattazione), per pesarle in modo inversamente proporzionale alle loro volatilità. Ciò significa che i titoli più volatili avranno un peso minore in portafoglio finale e viceversa maggior peso sarò attribuito ai titoli meno volatili. Infine, l’ultimo approccio “Volatility-Based” consiste nello scegliere i pesi che minimizzano la volatilità dei titoli presenti nell’indice, tenendo conto non solo della volatilità dei singoli titoli bensì anche della correlazione tra di loro (c.d. indici “Minimum Variance”). Quest’ultimo approccio è, ovviamente, il più raffinato sotto il profilo quantitativo, oltre ad essere quello in grado di massimizzare il rapporto risk/reward.

La famiglia “Growth” si propone di sovrapesare azioni con alto potenziale di crescita, e a tal fine l’indice di riferimento viene filtrato in base a criteri di crescita storica, attuale o futura degli utili per azione. La famiglia “Value” tende invece ad aumentare l’esposizione su azioni sottovalutate in base all’analisi fondamentale, a tal fine all’indice di riferimento sono applicati dei filtri su vari indici di bilancio quali, p.es., rapporto prezzo utili, dividend yield, rapporto tra prezzo e book value e rapporto tra prezzo e ricavi.

La famiglia “Cyclical” replica un indice composto da titoli azionari di società operanti in settori correlati positivamente con il ciclo economico; infine la famiglia “Defensive” è di fatto speculare all’ETF “Cyclical” poiché replica un indice composto da titoli azionari di società operanti in settori poco esposti (pertanto decorrelati) al ciclo economico, con ponderazione uguale dei diversi settori all’interno dell’indice.

Quali strategie “Smart Beta” preferire?

Va da sé che, posta la quantità di strumenti quotati e la varietà di strategie adottate dai singoli ETF, individuare e scegliere i più adatti da inserire in portafoglio può rivelarsi esercizio complicato, senza il supporto di strumenti di analisi adeguati. Cerchiamo di dare alcuni spunti, in base a quanto emerso dai nostri studi condotti su questi strumenti.

A nostro parere, sono particolarmente attraenti gli ETF “Volatility-Based” – cioè quelli che replicano indici costruiti con la metodologia “Minimum Variance” – poiché tali ETF permettono un’esposizione sull’equity che beneficia delle fasi di rialzo dei mercati azionari e al contempo limita le perdite durante le fasi di mercato negative. Non a caso l’indice MSCI Minimum Volatility è l’indice ad aver registrato la volatilità più bassa durante il periodo 1998-2014, un arco temporale sicuramente attendibile a fini statistici. Uno dei vantaggi di questa metodologia è quello di permettere all’investitore un’esposizione sui mercati azionari contenendo la volatilità tipica dell’equity, che si traduce quindi nella possibilità di utilizzare questi strumenti anche nei portafogli più prudenti, ovviamente con pesi adeguati, ragionevoli ed adeguati.

Questa preferenza (pur tuttavia non esclusiva nei confronti delle altre strategie) si spiega con il fatto che molte delle altre metodologie si basano su indici costruiti con criteri ad hoc per ciascun ETF, cioè indici diversi utilizzano metodologie costruttive diverse, ottenendo ponderazioni dei titoli diverse. Ciò comporta un significativo lavoro di analisi e monitoraggio dell’indice sottostante, caso per caso, mentre con gli indici “Minimum Variance” questo non accade poiché la metodologia è puramente matematica.

Gli ETF “Smart Beta” rappresentano indiscutibilmente un’ottima opportunità per i risparmiatori, i quali possono inserire in portafoglio strumenti attivi e accedere quindi a strategie alternative di gestione. Tuttavia, anche se molti di questi strumenti hanno realizzato rendimenti più elevati rispetto ai loro “concorrenti” tradizionali, non bisogna dimenticare che la loro selezione per l’inserimento in portafoglio richiede cura e, non da ultimo, che le performance devono essere sempre contestualizzate nelle fasi di mercato, e pertanto la scelta di una strategia “Smart Beta” non può e non deve assolutamente prescindere da un’analisi del mercato.

Ossiam World Minimum Variance

Analizziamo ora un altro ETF quotato su Borsa Italiana (segmento ETF-Plus) che utilizza una strategia Smart Beta ed è azionario globale mondiale. Si tratta di OSSIAM ETF WORLD MINIMUM VARIANCE (ISIN: LU0799656698, Trading code: WOMV), quotato dal 22.10.2012. Questo il dettaglio del prospetto sintetico: “L’indice ha lo scopo di selezionare i titoli più liquidi appartenenti all’indice S&P Global 1.200 (escludendo i titoli dei Paesi emergenti) in modo tale che la volatilità attesa del portafoglio ottenuto sia minimizzata e siano garantiti un numero minimo di componenti ed un livello minimo di diversificazione per settore. Universo investibile: è rappresentato dai titoli componenti l’indice S&P Global 1.200 esclusi quelli dei Paesi emergenti. Questo indice seleziona le società più liquide delle seguenti aree: Stati Uniti (i 500 titoli dell’S&P 500), Europa (i 350 titoli dell’S&P Europe 350), Canada (i 60 titoli dell’S&P/TSX 60), Giappone (i 150 titoli dell’S&P/TOPIX 150) e Australia (i 50 titoli dell’S&P/ASX All Australian). Filtro liquidità: un primo filtro di liquidità viene applicato all’universo di investimento. A ogni data di ribilanciamento (il terzo venerdì dei mesi di marzo e di settembre) viene calcolata la liquidità di ogni titolo considerando il controvalore medio giornaliero scambiato negli ultimi 125 giorni. I primi 400 titoli più liquidi accedono allo step successivo. Procedura di ottimizzazione: I 400 titoli ottenuti dal filtro di liquidità sono sottoposti ad una procedura di ottimizzazione utilizzando una stima della matrice varianza/covarianza dei titoli. Questa procedura ha come obiettivo quello di minimizzare la varianza attesa del portafoglio così ottenuto. La procedura di ottimizzazione è effettuata considerando i seguenti vincoli: 1) Vincolo d’esposizione massima per ogni titolo: il peso di ciascun titolo non può superare il 3,5%. 2) Vincolo d’esposizione massima per ogni settore: il peso di ogni settore economico non può superare il 20%. 3) Vincolo di diversificazione: un indice di concentrazione viene applicato affinché l’indice sia sempre composto da almeno 80 titoli”.

Fig.1 - Confronto Ossiam ETF World Min Var vs MSCI World
Fig.1 – Confronto Ossiam ETF World Min Var vs MSCI World

In Figura1 è illustrato graficamente il raffronto, normalizzato in percentuale, dell’andamento dell’ETF dall’inizio della sua quotazione alla data della presente analisi (fine 2014), rispetto all’indice MSCI World: l’andamento non è sempre a favore dell’ETF, poiché per un lungo tratto ha espresso una performance inferiore al benchmark di riferimento. L’esito sulla performance puntuale alla data di osservazione finale mostra che l’indice benchmark ha prodotto una performance di periodo pari al 27,08% cumulato, mentre l’ETF ha prodotto una performance del 28,63% cumulata, con un distacco marginale.

Tab.1 - Raffronto rischio/rendimento
Tab.1 – Raffronto rischio/rendimento

Più interessante analizzare tali dati, e rapportare quindi i rendimenti ottenuti, in rapporto alla volatilità (Tabella 1): mentre l’indice MSCI World ha registrato una volatilità storica a 100 giorni pari al 9,58%, l’ETF ha fatto peggio con una volatilità all’11,79%; In questo caso il “replicante” ha ottenuto una performance leggermente superiore ma con una volatilità (e quindi un rischio) anch’essa sensibilmente maggiore.

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About Author

Dr.Massimo Gotta laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani e tra i fondatori di Rendimento Fondi. Ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario: ha lavorato per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, il gruppo bancario Mediobanca, infine Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. Massimo Gotta è stato un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore. E’ coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013 ed autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock”, Experta, (2006).

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