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Evergrande e settore tecnologico in crisi: cosa succede in Cina?

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Il mercato azionario cinese ha mostrato diversi segni di cedimento nelle ultime settimane: cosa sta succedendo veramente? In questo articolo vediamo perché i titoli azionari cinesi sono crollati, soprattutto per quanto riguarda il settore tecnologico.

Attraverso l’analisi del caso Evergrande, di grande scalpore in questi giorni, vediamo come in realtà il governo cinese stia attuando una nuova regolamentazione per le sue aziende più grandi. Nella seconda parte dell’articolo, infatti, vedremo come l’obiettivo si sia spostato sul lungo termine: a queste società si richiede di avere un approccio maggiormente etico in termini di dati, sicurezza su internet e trasparenza aziendale. Quindi termineremo l’articolo con una conclusione: bisogna tenersi alla larga dalle aziende cinesi, oppure si tratta di un’opportunità per il futuro?

Il caso Evergrande

Evergrande è stata fondata nel 1996 a Guangzhou, nel sud della Cina, dall’imprenditore mobiliare Hui Ka Yan. In 25 anni dalla sua fondazione, la società è diventata uno dei più grandi sviluppatori immobiliari in Cina, operando in modo diverso dalle altre imprese immobiliari: invece di acquistare immobili già esistenti e di affittarli o rivenderli, Evergrande realizza nuovi edifici che poi andrà a vendere al termine o durante i lavori di costruzione. 

Nelle ultime settimane la società è diventata oggetto di un vero e proprio caso mediatico e finanziario: con ancora 1,4 milioni di appartamenti da realizzare in oltre 200 città cinesi, la società sta soffrendo una grave crisi di liquidità che la sta portando alla bancarotta. E se il default dovesse arrivare (attualmente evitabile solamente con l’aiuto del governo cinese), molti investitori si stanno domandando se Evergrande porterà con sé un effetto “valanga”, che coinvolgerà anche altri settori in Cina e i mercati finanziari del resto del mondo.

Ma prima di tutto chiediamoci: come Evergrande è arrivata sull’orlo della bancarotta? L’impresa ha beneficiato negli anni dalla crescente urbanizzazione della Cina. Pensate che oggi oltre il 60% della popolazione vive in città: nel 2010 questa percentuale era del 50%, mentre nel 2000 appena il 36%, come mostrato nel nostro grafico qui sotto.

(Fonte: RendimentoFondi su elaborazione dati National Bureau of Statistics, maggio 2021)

Forte della domanda di appartamenti e case da parte degli abitanti cinesi, Evergrande ha cominciato ad acquistare a debito terreni, certi che la domanda avrebbe continuato a salire, così da riversare i costi di acquisto sui compratori degli appartamenti. Così facendo, però, Evergrande ha finito per alimentare un effetto inflattivo sui prezzi immobiliari in Cina. Soprattutto, ha incrementato pericolosamente il suo debito finanziario, come mostra l’immagine qui sotto: se la situazione poteva essere accettabile fino al 2014-2015, la situazione è poi precipitata, fino ad arrivare a un debito attuale di circa 300 milioni di dollari.

(Fonte: RendimentoFondi su elaborazione dati di bilanci annuali e trimestrali di Evergrande)

Come i nostri lettori potranno ora aver intuito, il deafult di Evergrande è dovuto a una serie di fattori concomitanti. Per prima cosa, il modo in cui Evergrande ha operato è stato altamente rischioso: può passare molto tempo dal momento in cui vengono avviati i lavori per costruire un edificio a quello in cui viene effettivamente venduto.

Può anche succedere che al termine dei lavori l’edificio non venga venduto affatto, e quando si cerca di venderlo in un momento in cui l’economia ha subito un rallentamento, come sta succedendo attualmente a causa della pandemia da Covid-19, è davvero difficile cercare di ripagare il debito contratto per la costruzione, soprattutto se Evergrande ha sulle spalle un debito finanziario così alto dagli anni precedenti (e questa è la seconda causa del default). 

La terza causa deriva dalle nuove norme imposte dal governo cinese nel 2020: in vista di prezzi immobiliari sempre più alti (cui la stessa Evergrande ha contribuito ad alimentare), la Cina ha imposto le cosiddette “Tre linee rosse”, ovvero dei paletti finanziari da rispettare:

  • Un rapporto di Passività/Attività inferiore al 70% (Evergrande è all’3%);
  • Un rapporto di Debito Netto/Patrimonio Netto inferiore al 100% (contro il 118% di Evergrande);
  • Un rapporto Cassa/Debito Finanziario a breve termine superiore a 1, dunque una liquidità almeno pari alle passività nel breve (Evergrande è allo 0,3).

Così, con lo scoppio del Covid la società ha superato questi tre paletti e le banche (tra l’altro controllate dallo stesso Governo) hanno bloccato i finanziamenti a suo favore, rendendo impossibile per Evergrande ripagare i propri debiti. Insomma, Evergrande si è trovata in un circolo vizioso da cui non riesce più a uscire.

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La “crisi” del settore tecnologico

Per quanto riguarda invece la “crisi” del settore tecnologico, ci sentiamo di dire che il virgolettato sia quasi d’obbligo.

Il governo del Dragone sta infatti mettendo in atto da qualche anno alcune normative che cercano di migliorare il tenore di vita delle persone: non si punta più alla crescita nel breve periodo, bensì a una crescita a lungo termine più sostenibile. In altre parole, l’obiettivo è quello di ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche tramite un’ampia ridefinizione della normativa vigente, favorendo i consumatori. 

Ecco spiegata l’introduzione delle “Tre linee rosse”, ovvero i tre paletti fiscali citati in precedenza: il governo sta cercando di ridurre i costi degli immobili, lottando contro la speculazione sui prezzi del real estate. Allo stesso modo, il Dragone sta investendo sul futuro attraverso normative più stringenti rispetto alla dimensione ambientale, sociale e di governance delle aziende cinesi, in modo tale da promuovere una crescita più responsabile dei colossi cinesi.

Collegata a questo punto è anche la nuova normativa sulle big tech imposta dal governo. Il tentativo è quello di promuovere la concorrenza tra imprese e limitare il potere delle singole aziende, per non creare una situazione simile a quella delle mega corporazioni statunitensi. 

Per questo la Cina chiede alle multinazionali tecnologiche maggiore trasparenza: si richiede una reportistica più dettagliata, che comprenda più parametri e più informazioni sulla vigilanza, sugli incentivi ai manager e sull’approccio alla cybersicurezza. Soprattutto per quanto riguarda quest’ultimo punto, si vuole aumentare la protezione dei dati degli utenti (infrastrutture cloud, dati sulla pubblicità, dati sul commercio elettronico). 

Ecco spiegato il costante calo in Borsa delle big tech cinesi: giganti come Alibaba, Tencent e Baidu stanno affrontando una situazione di riorganizzazione aziendale e politica che non avevano mai dovuto affrontare prima. Nel breve periodo tali novità normative potrebbero influenzare la redditività di queste aziende, ma queste si sono già conformate e sono comunque sufficientemente grandi e strutturate da affrontare simili cambiamenti. 

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Conclusioni

La Cina ambisce ad avere il primato a livello globale in molti campi. Perché ciò avvenga, le occorre il sostegno della popolazione: ecco perché il governo si sta occupando seriamente dell’ambiente e sta modificando gli obiettivi anche dal punto di vista sociale.

Il Partito, però, sa bene anche che per arrivare – e restare – in vetta occorre dominare in ambito tecnologico, quindi non affosserà mai le sue migliori società. In tal senso, internet si conferma uno dei settori più importanti per la Cina, che ora ha bisogno di una nuova regolamentazione attraverso normative più stringenti. 

Bisogna dunque essere ottimisti? Non dimentichiamo che quando i trend di mercato iniziano a essere irrazionali occorre aumentare la vigilanza sui rischi e non il contrario. Al momento, occorre tenere monitorata la situazione: gli investitori internazionali hanno reagito pessimisticamente, forse anche a seguito del caso Evergrande, che ha gettato ulteriori ombre sul governo cinese. Tuttavia, è difficile che il Dragone lasci affossare il colosso immobiliare, che ha oltre 200 mila dipendenti e che coinvolge indirettamente altri 4 milioni di lavoratori nella sua filiera: è più probabile il default controllato, per scongiurare in tutti i modi un crollo del mercato.

Infine, per quanto riguarda il settore tecnologico, i più grandi player di internet hanno dimostrato di essere in grado di reggere questa nuova regolamentazione. Per Alibaba, ad esempio, in questo articolo abbiamo visto come il suo modello di business sia vincente, e come i suoi parametri finanziari siano in costante crescita. Dunque, potrebbe anche profilarsi un’opportunità di ingresso, inserendo il titolo in watchlist e attendendo il segnale del nostro Trendycator.

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About Author

È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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