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In questo articolo parleremo dei fondi a cedola ossia di prodotti con orizzonte temporale, tipicamente definito, e che distribuiscono cedole periodiche agli investitori. L’obiettivo di questi fondi comuni di investimento è quello di soddisfare le esigenze da parte dei risparmiatori di incassare un flusso di reddito passivo periodico per far fronte ad eventuali bisogni ricorrenti di liquidità.

Nei precedenti articoli del corso “Come investire in fondi comuni di investimento” abbiamo visto:

  1. Che cosa sono i fondi comuni di investimento
  2. Cosa sono le classi di azioni sui fondi comuni
  3. Benchmark e stili dei fondi comuni di investimento
  4. Tipologie di fondi comuni di investimento
  5. Costi dei fondi comuni di investimento
  6. Indicatori di performance per i fondi comuni di investimento
  7. Migliori broker per i fondi comuni di investimento

Le caratteristiche dei fondi a cedola

I fondi a cedola sono fondi comuni di investimento, di diritto lussemburghese, che presentano le seguenti caratteristiche di base:

Scadenza temporale predefinita e concentrata tipicamente in un orizzonte di 4 o 5 anni
• Distribuzione periodica, tendenzialmente semestrale o annuale, di cedole con importo fisso o variabile

Generalmente, l’investimento in questi fondi non ha un vincolo temporale, prevedendo quindi la possibilità di riscattare le quote anche prima della scadenza del fondo a cedola.

Inoltre, come avevamo già trattato nell’articolo sui costi dei fondi comuni di investimento, per via della sempre più accesa concorrenza dei gestori, sempre meno case di gestione fanno pagare commissioni di uscita o penali per il riscatto anticipato.

Dopo questa breve introduzione viene lecito chiedersi cosa distingua i fondi a cedola dall’acquisto di una tradizionale obbligazione con coupon. Infatti, comprando ad esempio un BTP a 5 anni avremmo comunque in portafoglio sempre un prodotto a scadenza predeterminata e con cedole staccate periodicamente. Per comprendere la differenza sostanziale è necessario analizzare il funzionamento, i pro e i contro dei fondi a cedola.

La differenza con i fondi ad accumulazione

I fondi comuni di investimento ad accumulazione mirano alla rivalutazione continua del capitale investito. Infatti, nel caso il gestore percepisca cedole obbligazionarie o dividendi azionari, dai titoli che compongono il portafoglio del fondo, re-investirà contestualmente i proventi negli stessi titoli. In questo modo, il denaro investito incrementa in caso di ritorno positivo e aumenterà sfruttando la legge della capitalizzazione composta.

Tuttavia, nel caso in cui i risparmiatori non dispongano di grandi capitali ma vogliono comunque investire il proprio denaro, per non lasciarlo passivamente depositato, potrebbero incorrere in problemi di liquidità. Infatti, nell’eventualità in cui dovessero sostenere delle spese ricorrenti periodiche potrebbero essere costretti a dover liquidare le proprie quote possedute nel fondo ad accumulazione. Inoltre, la vendita al NAV di mercato potrebbe non rivelarsi conveniente nel contesto di breve periodo.

Di conseguenza, i fondi a cedola nascono per far fronte anche a questa esigenza. Di fatto, consentono ai risparmiatori di disporre di una rendita passiva periodica che permette di far fronte alle uscite di cassa ricorrenti senza dover liquidare il proprio investimento e continuando a beneficiare di una eventuale rivalutazione del NAV, seppur minore di quella associata ad un identico fondo ad accumulazione.

I vantaggi dei fondi a cedola

Il primo pregio è quello della diversificazione. Infatti, i fondi a cedola ci consentono l’investimento in un portafoglio di titoli diversificato, sia nel numero di emittenti che di strumenti, e generalmente composto da strumenti obbligazionari, azionari o monetari.

Il secondo punto di forza è quello della competenza del gestore. Attraverso l’esperienza del team di investimenti, abbinata ad una sostenibile gestione attiva, possiamo acquistare quote di un paniere di titoli costruito per ottimizzare il rapporto rischio e rendimento.

Quest’ultimo elemento non è da sottovalutare soprattutto in un contesto storico dove il ritorno alle politiche monetarie restrittive sta ponendo fine ad un decennio di tassi tenuti artificialmente bassi dalle banche centrali. Titoli di Stato e obbligazioni societarie torneranno più appetibili anche in chiave di diversificazione delle esposizioni azionarie. Saper costruire un portafoglio obbligazionario resiliente potrebbe rivelarsi nuovamente una saggia strategia di investimento.

Limiti dei fondi a cedola

Come anticipato in precedenza, i fondi a cedola non sono uguali all’acquisto di un Titolo di Stato a tasso fisso. Infatti, pur avendo una scadenza pre-determinata, i fondi comuni a distribuzione pagano cedole fisse, anche dette garantite, o variabili.

Nel caso di distribuzione di cedole variabili, il loro importo non è conoscibile a priori e risulterà legato all’ammontare dei proventi percepiti dal gestore sui titoli che compongono il portafoglio.

Tuttavia, per ovviare al limite di questa incertezza, si sono diffusi anche i fondi con distribuzione di cedole di importo fisso. La particolarità di questi prodotti emerge quando i proventi pagati dai titoli siano inferiori alla rendita passiva minima garantita dal gestore. In questo caso, sarà il fondo stesso a colmare questo divario, integrando la differenza con una sorta di rimborso anticipato del capitale investito dal sottoscrittore che operativamente può tradursi con una decurtazione del NAV unitario della quota.

Sempre in riferimento a questo fenomeno, è importante notare come il capitale anticipato, per colmare la soglia cedola minima non raggiunta, venga poi considerato fiscalmente come capital gain, in quanto incorporato nella cedola, e tassato di conseguenza anche se di fatto l’evento si configura come un semplice rimborso di denaro investito.

L’importanza della scadenza del fondo a cedola

Gli orizzonti temporali dei fondi cedola, anche se mediamente sono concentrati nell’intorno dei 5 anni, sono variegati per far fronte a diverse esigenze degli investitori.

Tuttavia, monitorare l’avvicinamento alla scadenza è fondamentale per questa tipologia di prodotti. Infatti, alla scadenza del fondo, il gestore, nel caso l’investitore non sia tempestivo a riscattare le quote, normalmente reinveste il capitale in un altro fondo obbligazionario o di liquidità o in un portafoglio Multi-Asset con rischio simile. Risulta quindi importante annotare la data di scadenza del fondo a cedola per non trovarsi investiti in uno strumento che non si è deciso di sottoscrivere inizialmente.

A quali fondi a cedola rivolgersi

Il gruppo di investitori che potrebbe trarre beneficio dai fondi a cedola, a quale tipo di prodotto a distribuzione dovrebbe rivolgersi ?.

Come avevamo più volte sottolineato in alcuni dei nostri articoli su questo tema, l’elemento chiave è quello di identificare un fondo che garantisca storicamente dei Nav return positivi in modo che il rendimento dei proventi periodici non sia ridotto o addirittura annullato dalle frequenti perdite in conto capitale.

Su questa logica di costruzione dell’investimento, alla seguente pagina di RendimentoFondi puoi trovare una sezione dedicata al nostro portafoglio modello di fondi a cedola, con caratteristiche di rischio e rendimento e con una panoramica dei ritorni conseguiti negli ultimi dieci anni.

Conclusioni sui fondi a cedola

In questo articolo abbiamo parlato dei fondi a cedola che sono prodotti a distribuzione periodica dei proventi.

Tali fondi comuni di investimento sono adatti per i risparmiatori che vogliono mantenere il capitale investito, ed approfittare comunque di una possibile rivalutazione dello stesso, ma che necessitano di disporre regolarmente di una rendita passiva per far fronte alle spese ricorrenti. In questo modo non sono costretti a dover riscattare le quote nel caso emergessero esigenze di liquidità.

Chiaramente, particolare attenzione va sempre rivolta ai costi, soprattutto quelli di gestione, e al track record dei rendimenti in modo che il prodotto scelto non vada ad inficiare il beneficio della rendita passiva. Inoltre, bisogna tenere a mente che in caso il gestore non riesca a distribuire la soglia cedolare minima potrebbe restituire anticipatamente, per integrare la differenza, parte del capitale investito.

Nei prossimi articoli del corso “Come investire in fondi comuni di investimento” parleremo di:

  1. Che cosa sono i fondi comuni di investimento
  2. Che cosa sono le classi di azioni sui fondi comuni
  3. Benchmark e stili dei fondi comuni di investimento
  4. Tipologie di fondi comuni di investimento
  5. Costi dei fondi comuni di investimento
  6. Indicatori di performance per i fondi comuni di investimento
  7. Migliori broker per i fondi comuni di investimento: come sceglierli
  8. Fondi comuni di investimento con cedola
  9. Investire in fondi comuni di investimento: pro e contro
  10. La classifica dei migliori fondi comuni di investimento a basso rischio
  11. Come scegliere i fondi comuni di investimento
  12. Teniamo monitorato il nostro investimento in fondi comuni

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L'articolo che hai appena letto è stato scritto da Marco Buonafede. Esperto di economia e finanza, ha collaborato con numerose testate giornalistiche prima di approdare a RendimentoFondi. Laureato in economia all'Università di Torino e laureato in Finanza con Lode alla Luiss Guido Carli di Roma. Dal 2022 è iscritto all'albo dei Consulenti Finanziari Indipendenti con matricola n.629663.

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