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Il KIID è uno dei documenti più importanti che l’investitore deve conoscere per orientarsi negli investimenti.

Ormai ovunque si legge che i fondi fanno schifo perché sono cari.

Andiamo dunque a leggere insieme questo documento e vediamo cosa ci racconta realmente.

Tanti anni fa andavano in banca e quando sottoscrivevano un fondo gli veniva consegnato un faldone di prospetti informativi. Oggi, in ottica di trasparenza si è creato questo key Investor Information Document che sintetizza i caratteri essenziali di un Fondo comune ma anche di un ETF o ETC.

Vediamo dunque insieme le varie sezioni del KIID

In alto troviamo il nome del comparto con ISIN e valuta (1) e a seguire la “politica di investimento” (2) ovvero su cosa effettivamente investe il fondo, ovviamente spiegato sinteticamente, non nel dettaglio della singola azione comprata.

Poi viene il profilo di rischio (3), che è utile per chi proprio è a digiuno di investimenti perché ha modo di comprendere se lo strumento è più o meno idoneo alle sue aspettative ma  è logico che se io voglio investire in azioni questo profilo di rischio sarà sempre molto alto.

Veniamo finalmente al capitolo dolente: quello delle spese

È la sezione più importante quindi vediamola nel dettaglio.

Innanzitutto troviamo le “Spese una tantum prelevate prima o dopo l’investimento” (4) che possono essere: spesa di sottoscrizione, in questo caso pari al 5.75% e una spesa di rimborso che in questo caso è pari a 0.00%.

Attenzione a questi campi perché sono voci molto variabili in base alla classe: alcune classi non fanno pagare la sottoscrizione ma se disinvesti prima di x anni paghi per uscire.

Poi arrivano le cosiddette “spese prelevate dal fondo in un anno” , quindi le spese fisse annuali che sono inderogabili.

In questo caso le spese correnti sono pari all’1.64%

In ultima istanza arrivano le famigerate “Spese prelevate dal fondo a determinate condizioni specifiche” ovvero le “Commissioni legate al rendimento”

In questo caso sono dichiarate come “Non applicabile” quindi zero, ma in taluni casi possono arrivare anche al 20%.

Praticamente se guadagni dividi l’utile con il gestore che già è pagato.

In basso troviamo un estratto delle performance passate dello strumento (5) e alcune informazioni pratiche di natura soprattutto legale (6).

Certo che iniziare al primo giorno già con un costo certo del 7.39% è già una bella zavorra, quindi fanno bene tutti a dire che sono meglio gli ETF?

Direi di no, questa è più una moda del momento.

In realtà sappiamo già che praticamente tutti i broker o le reti di gestione ti scontano questi costi.

Se noi andiamo a spulciare ad esempio il sito di un qualunque broker online, ci accorgeremo che le commissioni di ingresso, switch e uscita sono quasi sempre a zero!

Abbiamo parlato in un altro video dei migliori broker online, ti invito a vederlo se te lo sei perso.

Per quel che riguarda la fee di performance, ormai è stata comunemente abolita, infatti negli anni i fondi hanno capito che perdevano consensi nei confronti degli ETF e le hanno eliminate, ma ti consiglio comunque di verificare caso per caso.

Dunque quale costo ti rimane? In questo caso specifico una spesa annua dell1.64% e quale differenza c’è tra questo fondo e un ETF.

Vediamo un esempio pratico per capirlo.

Per farlo andiamo sul nostro sito RendimentoFondi, nella sezione I miei confronti FREE (dove potrai confrontare tutti i fondi e gli etf in maniera totalmente gratuita), cerchiamo l’isin relativo a questo fondo LU0119620416, che è un azionario mondo e un etf, ad esempio il Lyxor MSCI World FR0010315770 il cui costo di gestione annuo è dello 0.30% all’apparenza un bell’affare no?

Sovrapponendo le due serie storiche però vediamo come certamente l’ETF costi meno, ma il fondo è in grado di darci molto di più in termini di performance complessive.

Quella differenza di performance che vedi è esattamente il motivo per cui il gestore, come un qualunque altro consulente che incontri nella vita, merita di essere remunerato.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è uno dei più noti consulenti finanziari italiani. E’ tra i fondatori di Rendimento Fondi ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha ideato il modello Trendycator che applica quotidianamente nella sua professione.

1 commento

  1. Amgela Cotti on

    Tutto vero, ma prima bisogna trovare un fondo, analogo all’ETF, che abbia fatto meglio di quest’ultimo.
    Quando l’avremo trovato dobbiamo ricordare che i successi passati non garantiscono che il fondo continui
    a far meglio dell’ETF.

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