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Fondi vs. ETF: lo scontro sulle rinnovabili

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La scorsa settimana abbiamo visto due ETF sul settore delle energie rinnovabili: mettendoli a confronto, abbiamo decretato quale fosse il migliore. Esistono, però, strumenti ancora più performanti? Scopriamolo in questo articolo.

Oltre agli ETF sulle fonti rinnovabili, in questo articolo vediamo un confronto fra due dei principali fondi comuni di investimento sulle fonti rinnovabili. Come fatto per il precedente articolo, li metteremo poi a confronto per decretare il migliore. Infine, lo scontro finale: un confronto fra ETF e fondi, per vedere i diversi rendimenti nel corso del tempo.

Pictet Clean Energy R EUR – LU0280435461

Il primo fondo che presentiamo è il Pictet Clean Energy R EUR – LU0280435461, un fondo di tipo azionario che privilegia le società di tutto il mondo attive nel campo energetico, del quale vi avevamo già parlato qualche tempo fa in questo articolo. Istituito nel 2007, il suo patrimonio totale ammonta a oltre 7 miliardi di dollari, mentre la dimensione di questa classe di azioni è leggermente inferiore ai 700 milioni di euro. Vediamo dunque le principali caratteristiche riassunte in questa tabella:

Classe di attivoAzioni
Data di lancio del fondo14/05/2007
Politica di investimentoAd accumulazione
Valuta della classe di azioniEUR
Dimensione del fondo (in milioni)7.157,17 USD
Valore delle azioni114,90 EUR

 

La cosa importante da sottolineare, però, è il fatto di essere di fronte a un fondo ad accumulazione: ciò significa che le azioni degli investitori non vengono distribuite, ma che anzi i proventi degli investimenti sono automaticamente reinvestiti, andando ad aumentare il valore patrimoniale netto (NAV). 

Prima di passare all’analisi dei grafici, vediamo brevemente come è composto il comparto. Nella tabella qui sotto possiamo notare come il settore in cui il comparto investe maggiormente è quello delle tecnologie abilitanti, come i semiconduttori (36,79% del totale); seguono il settore dell’efficienza energetica (31,89%) e quello delle fonti rinnovabili (31,06%). Quindi, a discapito del nome, l’energia rinnovabile non è al momento il settore nel quale il fondo investe maggiormente.

SettorePercentuale del patrimonio
Tecnologie abilitanti36,79%
Efficienza energetica31,89%
Energia rinnovabile31,06%

 

Nella tabella seguente si può invece osservare l’esposizione geografica del fondo: gli Stati Uniti contribuiscono per oltre il 50% del patrimonio; seguono poi Spagna e Germania. L’Italia è all’ottavo posto.

Area geograficaPercentuale del patrimonio
Stati Uniti d’America59,43%
Spagna6,22%
Germania5,90%
Francia5,24%
Olanda5,00%
Giappone3,95%
Corea del Sud3,34%
Italia3,17%
Gran Bretagna2,19%
Altro5,32%

 

Ora che abbiamo studiato le caratteristiche principali di questo fondo, vediamo la sua performance storica e cosa ci dice il Trendycator a riguardo. Innanzitutto, notiamo subito come ha un buon valore ETI (18,9); inoltre, vediamo anche come abbia esordito piuttosto bene, per poi arrestarsi improvvisamente con la crisi finanziaria e recuperare lentamente dal 2009 in poi. Infine, nell’ultimo anno, complice anche la pandemia, il fondo ha preso il volo.

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BGF New Energy A2 EUR – LU0171289902

Il secondo fondo dedicato alle energie rinnovabili che vi presentiamo è invece il BGF New Energy A2 EUR – LU0171289902. Istituito nel 2001, dunque 6 anni prima del precedente, ha una dimensione di 6,4 miliardi di dollari. Anche in questo caso siamo di fronte ad un fondo ad accumulazione. Vediamo dunque le principali caratteristiche riassunte nella tabella qui sotto: per vederle tutte nel dettaglio vi basterà invece leggere questo articolo che avevamo dedicato al fondo qualche tempo fa.

Classe di attivoAzioni
Data di lancio del fondo15/03/2001
Politica di investimentoAd accumulazione
Valuta della classe di azioniEUR
Dimensione del fondo (in milioni)6.444,05 USD
Valore delle azioni13,96 EUR

 

Vediamo a questo come è composto questo comparto. Il principale settore nel quale il fondo investe è quello automotive (21,67%), seguito dall’energia pulita (21,41%) e da beni di consumo (19,49%). Ecco dunque i primi cinque settori:

SettorePercentuale del patrimonio
Automotive & Sustainable mobility21,67%
Energia rinnovabile21,41%
Beni di consumo19,49%
Industria12,57%
Tecnologia per l’industria rinnovabile9,64%

 

Nella tabella seguente si può invece osservare l’esposizione geografica del fondo: gli Stati Uniti contribuiscono per oltre il 37% del patrimonio; seguono poi Francia e Germania. L’Italia è al quarto posto:

Area geograficaPercentuale del patrimonio
Stati Uniti d’America37,20%
Francia12,42%
Germania9,50%
Italia6,39%
Svezia5,09%
Portogallo4,60%
Danimarca3,50%
Corea del Sud2,74%
Gran Bretagna2,63%
Svizzera2,62%

 

Veniamo ora al grafico e a cosa ci dice il Trendycator in merito al BGF New Energy A2 EUR – LU0171289902. Innanzitutto non si può non notare il suo ottimo valore ETI (27,1) e soprattutto il suo Trendy G/L TOT di 195,6: una combinazione che denota una certa costanza nella crescita.

In effetti, dal grafico qui sotto possiamo vedere come il fondo abbia ben esordito, toccando il suo massimo storico già a nemmeno un anno dall’istituzione; nonostante questo, il rendimento è poi successivamente crollato, per poi crescere con costanza fino alla crisi finanziaria del 2008, fino ad arrivare agli ultimi 5 anni, nel corso dei quali il BFG New Energy A2 sembra aver ritrovato la formula vincente per la crescita.

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Il confronto fra i due fondi

Siamo ora pronti per mettere a confronto i due fondi, partendo dalle loro caratteristiche. Successivamente, confronteremo i due fondi con i due ETF a distribuzione che abbiamo presentato la scorsa settimana. Entrambi sono due fondi ad accumulazione e scambiati in euro. Inoltre, entrambi hanno costi di entrata del 5%, che però di solito gli istituti non fanno pagare ai sottoscrittori. Il Pictet Clean Energy R EUR – LU0280435461 ha una spesa corrente del 2,71%, mentre il BGF New Energy A2 EUR – LU0171289902 una spesa corrente del 1,97%.

Da questi elementi e dai grafici riportati sopra, si potrebbe pensare che il BGF New Energy A2 EUR sia l’opzione migliore. È effettivamente così?

Per scoprirlo, ci basta confrontare la performance storica dei due fondi in termini di rendimento. Vi ricordiamo che i lettori abbonati possono confrontare ogni strumento finanziario presente su RendimentoFondi nella sezione “I miei confronti”, accessibile da qui.

Come fatto per l’articolo sugli ETF del settore delle rinnovabili, osservando l’immagine qui sotto possiamo vedere l’andamento di performance dal momento dell’istituzione dei due fondi ad oggi da un punto di vista puramente grafico: non avrebbe infatti senso confrontare due fondi con date iniziali di riferimento diverse. In azzurro troviamo il BGF New Energy A2 EUR – LU0171289902, mentre in grigio chiaro il Pictet Clean Energy R EUR – LU0280435461.

Confronto BGF New Energy A2 EUR – LU0171289902 e Pictet Clean Energy R EUR – LU0280435461

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Il confronto finale fondi-ETF

Veniamo ora al confronto finale: prendiamo i due ETF che vi avevamo presentato nell’articolo della scorsa settimana e li confrontiamo con i due fondi di questo articolo. Anche in questo caso, per prima cosa vediamo un confronto puramente grafico fra i quattro strumenti nell’immagine qui sotto:

  • il fondo Pictet Clean Energy R EUR – LU0280435461 è segnalato in arancio;
  • il fondo BGF New Energy A2 EUR – LU0171289902 in azzurro;
  • l’ETF Lyxor New Energy (DR) UCITS ETF – Dist – FR0010524777 in verde;
  • infine l’ETF iShares Global Clean Energy UCITS ETF – IE00B1XNHC34 in nero.

 

Per un confronto vero e proprio in termini di performance, però, per correttezza bisogna azzerare la performance di tutti i titoli alla data di partenza del titolo con minor storico, ovvero dal 17 marzo 2008. Il risultato può per versi sorprendere, perché i due fondi di investimento hanno avuto una performance di gran lunga superiore a quella dei due ETF:

NomeCodice ISINStrumentoPerformance
Pictet Clean Energy R EURLU0280435461Fondo comune+61,25%
BGF New Energy A2 EURLU0171289902Fondo comune+58,27%
iShares Global Clean Energy UCITS ETFIE00B1XNHC34ETF+21,88%
Lyxor New Energy (DR) UCITS ETF – DistFR0010524777ETF-32,32%

 

Dunque, dalla loro istituzione, i fondi a gestione attiva hanno performato meglio degli ETF, almeno per quanto riguarda il settore delle energie rinnovabili. E se invece provassimo a ridurre l’orizzonte temporale? Prendiamo ad esempio un orizzonte di 5 anni, dunque da giugno 2016 ad oggi. Come si può vedere, in questo caso è un ETF ad aver performato meglio, ovvero l’iShares Global Clean Energy:

NomeCodice ISINStrumentoPerformance
iShares Global Clean Energy UCITS ETFIE00B1XNHC34ETF+134,45%
Lyxor New Energy (DR) UCITS ETF – DistFR0010524777ETF+128,45%
BGF New Energy A2 EURLU0171289902Fondo comune+100,58%
Pictet Clean Energy R EURLU0280435461Fondo comune+87,82%

 

 

Vediamo invece le performance degli ultimi 3 anni:

NomeCodice ISINStrumentoPerformance
iShares Global Clean Energy UCITS ETFIE00B1XNHC34ETF+118,42%
Lyxor New Energy (DR) UCITS ETF – DistFR0010524777ETF+78,50%
BGF New Energy A2 EURLU0171289902Fondo comune+70,42%
Pictet Clean Energy R EURLU0280435461Fondo comune+52,80%

 

 

Infine, come si stanno comportando questi strumenti finanziari da inizio 2021? Dopo una crescita spaventosa dei due ETF nel 2020, sia l’iShares Global Clean Energy che il Lyxor New Energy hanno faticato a tenere performance positive, cosa che invece i due fondi comuni sono stati in grado di fare. Vediamo i dettagli con la tabella e il grafico dedicati:

NomeCodice ISINStrumentoPerformance
BGF New Energy A2 EURLU0171289902Fondo comune+7,48%
Pictet Clean Energy R EURLU0280435461Fondo comune+0,67%
Lyxor New Energy (DR) UCITS ETF – DistFR0010524777ETF-4,22%
iShares Global Clean Energy UCITS ETFIE00B1XNHC34ETF-20,10%

 

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About Author

È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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