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In questo articolo vediamo, numeri alla mano, perché spesso l’utilizzo di ETF, ETC o ETN short, sia a leva sia senza leva, tradiscono le aspettative degli investitori. Ma soprattutto capiremo che non è sempre così e impareremo a portare a nostro vantaggio l’effetto compounding di questi strumenti.

Questo articolo è a corredo del video che abbiamo appena pubblicato sul nostro canale YouTube e che suggeriamo di andare a guardare perché ricco di commenti di approfondimento. 

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Abbiamo già anticipato qualche concetto nei precedenti articoli dedicati alle strategie operative con gli ETN a leva sulle valute, e con questo approfondimento dipaniamo la matassa.

L’effetto compounding

Il problema di fondo, che affligge gli strumenti short e gli strumenti a leva è l’effetto compounding. Si tratta di un effetto matematico che si manifesta quando questi strumenti sono detenuti in portafoglio per due o più giorni di mercato. Senza scendere nei meandri della matematica finanziaria e delle leggi di capitalizzazione, l’effetto compounding è dovuto al metodo di calcolo, o meglio, del ricalcolo giornaliero del rendimento, che viene effettuato sulla base della chiusura del sottostante del giorno lavorativo precedente. In questo modo i profitti o le perdite di un determinato periodo si sommano alla base sulla quale sono calcolati i rendimenti del periodo successivo, che è poi il principio dell’interesse composto. E quindi in conclusione, a causa degli effetti “cumulativi”, il rendimento relativo a qualsiasi periodo specifico dipenderà dai guadagni percentuali (o dalle perdite) per quel periodo, più eventuali guadagni (o perdite) accumulati sull’investimento iniziale.

Vediamo subito un esempio per mostrare chiaramente che l’effetto compounding investe sia gli strumenti senza leva sia, a maggior ragione, quelli a leva. L’unica differenza è che per quelli senza leva il problema si presenta solo per gli strumenti short, mentre con la leva il problema è comune.

Tabella 1 – Leva e compounding

In tutti i casi otteniamo un pessimo risultato, e in due casi su tre addirittura riusciamo a perdere mentre il sottostante guadagna. E come se non bastasse, mantenendo in portafoglio per più giorni i titoli, l’effetto perverso dell’effetto compounding non farebbe che peggiorare la situazione ampliando ancora di più il divario a nostro sfavore.

Se ci fermassimo a queste prime evidenze, indubbiamente concluderemo che questi strumenti son buoni solo per perdere soldi e li elimineremo dalla lista dei potenziali titoli da inserire in portafoglio.

Ma se il trend è forte? 

Ma se approfondiamo un po’ il discorso e facciamo delle ipotesi con altri possibili scenari di mercato, scopriamo delle cose interessanti, che seppur a livello intuitivo abbiamo anticipato nei precedenti articoli sulle strategie con gli ETN sulle valute. Come sempre le medaglie hanno due facce, per cui ciò che in alcuni casi ci penalizza in altri potrebbe favorirci. E infatti se analizziamo le prossime due tabelle iniziamo a capire meglio alcune dinamiche.

Tabella 2 – Leva e compounding con mercato al rialzo
Tabella 3 – Leva e compounding con mercato al rialzo

La situazione ora è radicalmente cambiata: in tutti i casi analizzati otteniamo un risultato migliore delle attese e comunque sempre in linea con l’andamento del sottostante. Ad esempio, nella tabella 2 il sottostante ha registrato sedute consecutive al rialzo realizzando un rendimento cumulato del 9,2%. I tre strumenti hanno, chi più chi meno, realizzato una overperfomance dello 0,40% in due casi e dell’1,20% in un caso.

Poi è chiaro che nel caso della posizione short e mercato al rialzo si perde comunque anche se solo un po’ meno. Ma in quel caso il problema non è lo strumento ma il fatto che abbiamo sbagliato l’operazione.

Cosa possiamo concludere alla luce di questi numeri?

Abbiamo dimostrato che l’effetto compounding può lavorare a favore dell’investitore, e lo fa egregiamente nelle fasi di forte trend, e all’aumentare del periodo di detenzione il vantaggio aumenta. Al contrario, nelle fasi di mercato laterale, quando l’attività sottostante registra movimenti alterni sia al rialzo sia al ribasso, l’effetto compounding diventa penalizzate e all’aumentare del periodo di detenzione la situazione peggiora.

E quindi, questi strumenti li teniamo in considerazione o li buttiamo alle ortiche?

Personalmente riteniamo che, ora che abbiamo compreso il loro funzionamento, siano strumenti assolutamente interessanti e che possano essere utilizzati con soddisfazione dagli investitori, pur con il pizzico di perizia in più rispetto a strumenti lineari.

Un possibile metodo alternativo?

Alcuni hanno proposto un metodo per mitigare le ricadute dell’effetto compounding che consiste nel rivedere all’inizio di ogni seduta la propria posizione, incrementandola o diminuendola al fine di riportarla in linea con la propria strategia operativa.

Questa soluzione è tecnicamente corretta ma di difficile attuazione per chi non fa il trader di mestiere. Per un investitore è molto meglio invece prendere posizione su questi strumenti solo quando le probabilità di un forte trend sono dalla nostra parte. E quindi, semmai, la soluzione è quella di avere degli strumenti in grado di individuare con buone probabilità movimenti direzionali netti e robusti. E il modello Trendycator è uno di questi.

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Dr.Massimo Gotta laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani e tra i fondatori di Rendimento Fondi. Ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario: ha lavorato per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, il gruppo bancario Mediobanca, infine Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. Massimo Gotta è stato un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore. E’ coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013 ed autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock”, Experta, (2006).

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