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Sei di quelli che in Borsa comprano e mantengono la posizione per anni, fedele alla strategia Buy&Hold, oppure di quelli che compiono numerose operazioni di compravendita ogni settimana?

Spesso è difficile stabilire quale sia la strategia migliore tra queste due alternative molto diverse tra loro.

Nel primo caso è infatti possibile sfruttare al meglio i trend del mercato che possono perdurare anche per diversi anni, ma poi ci si espone al pericolo di farsi trovare impreparati quando le Borse vacillano ed è il momento di vendere.

Nel secondo caso, invece, sicuramente è possibile abbassare il rischio poiché si riduce il tempo di esposizione al mercato, ma così facendo si corre il pericolo di restare fuori mentre si rimane a guardare il titolo salire.

La verità, come sempre sostiene RendimentoFondi, sta un po’ nel mezzo.

Oggi vedremo insieme un esempio numerico che ti chiarirà le idee. Abbiamo infatti preparato un’accurata analisi che presenteremo in questo articolo; la prossima settimana, invece, concluderemo il discorso mostrandoti come trarre il massimo profitto senza andare ad intaccare la componente psicologica di un investimento attraverso una soluzione alternativa.

Prima di iniziare facciamo un’ultima premessa: se sei un nostro affezionato lettore saprai sicuramente come non presentiamo mai esempi ingannevoli, di quelli dove noi riusciamo a strappare performance mostruose se messe a confronto con il benchmark di riferimento.

Infatti, per questa analisi abbiamo scelto di mostrare un esempio sicuramente sfavorevole per RendimentoFondi: il Morgan Stanley Global Brands Fund.

Il Trendycator in questo caso già in partenza non vincerà il confronto ma, come detto, la prossima settimana vedremo insieme quale può essere il metodo per ottenere la massima performance alla giusta sopportabilità psicologica.

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L’importanza della sopportabilità psicologica

Per l’analisi di oggi abbiamo realizzato due differenti portafogli con il Morgan Stanley Global Brands. Come ulteriore garanzia della nostra imparzialità abbiamo utilizzato un software esterno, per fugare ogni dubbio.

Il primo portafoglio non è altro che il solo Global Brands Fund inserito nel 2002, mantenuto fino ad oggi con la strategia Buy&Hold.

Come prima cosa analizziamo la performance. Un elemento che si nota a prima vista è il fatto che la performance ottenuta sia stata realizzata quasi esclusivamente dal 2010 a oggi. Prima di quell’anno troviamo dunque ben otto anni nel corso dei quali il fondo non è riuscito a restituire un rendimento apprezzabile anzi, il fondo nel complesso non si è praticamente mosso.

Rimanere otto anni con un fondo in perdita è un fattore che riteniamo essere davvero stressante, e nessun investitore sarebbe disposto ad aspettare così tanto prima di liquidare la propria posizione.

Nei primi anni di vita di questo fondo dunque abbiamo assistito a una grande volatilità e una grande assenza di performance: un elemento che non va confuso con una incapacità del gestore di ottenere rendimenti, ma è semplicemente dovuto al fatto che il mercato di quegli anni offriva questo tipo di performance.

Nell’immagine riportata più sotto abbiamo anche modo di vedere quali sono i numeri espressi dal Global Brands nel corso degli anni.

La performance sicuramente stellare non deve ingannarci, perché se osserviamo il valore di draw down scopriamo che questo è un numero piuttosto alto, fatto registrare tra il picco del 2005 e il bottom del 2008, periodo nel quale il fondo ha perso il 27% in un solo anno.

Di conseguenza anche la volatilità complessiva, data dalla media di tutti i 20 anni, è piuttosto alta.

Nel secondo portafoglio abbiamo semplicemente inserito il Morgan Stanley Global Brands e lo abbiamo movimentato con il Trendycator.

Allo stato attuale infatti la composizione del portafoglio è totalmente scarica in quanto il Trendycator ha indicazione FLAT. Però l’analisi di questa movimentazione può ancora dirci molto.

La prima cosa che vogliamo sottolineare è il fatto che ora gli anni durante i quali il fondo rimane in perdita non sono più otto, ma solamente due, compresi tra il 2002 e il 2004.

Questo elemento è già di per sé di fondamentale importanza: se restare due anni con un fondo in perdita è difficile da sopportare psicologicamente, figuriamoci otto.

Inoltre, da osservare anche come si sia trasformato il 2008: se nel grafico precedente abbiamo perso il 27%, con un calo vistosamente importante, con il Trendycator siamo rimasti fuori dal mercato. Anche in questo caso, abbiamo acquisito ulteriore sopportabilità psicologica dell’investimento.

Guardando invece ai numeri, abbiamo chiaramente lasciato qualcosa sul piatto in termini di rendimento annualizzato, ma si tratta di poca cosa: perdere un paio di punti percentuali all’anno è un prezzo davvero tollerabile.

Questo è particolarmente vero se prendiamo il draw down: se prima era del 40%, con il Trendycator questo valore si è fermato al 24%, dunque anche qui ci troviamo di fronte a una differenza drastica. Anche la volatilità si è ridotta di molto, passando dal 12,51% al 9,80% con il Trendycator.

Buy&Hold

Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto come la componente psicologica sia un fattore fondamentale nella costruzione della nostra strategia di investimento.

Fare Buy&Hold con un fondo o un titolo che per anni non produce utili e che anzi è in perdita, è controproducente oltre che deleterio non solo per il nostro portafoglio, ma anche per il nostro benessere di risparmiatori e investitori.

Se con Trendycator abbiamo la possibilità di ridurre al minimo questi problemi, mantenendo un controllo ineccepibile del rischio, è anche vero che noi non possiamo certo stare con le mani in mano ad aspettare che un fondo si riprenda magicamente, come nel caso, appena mostrato, del periodo compreso tra il 2007 e il 2009, nel corso del quale il Trendycator ci ha consigliato saggiamente di rimanere fuori dal Global Brands di Morgan Stanley.

In altre parole, è davvero difficile che un investitore rimanga con i soldi liquidi sul conto corrente. Cosa conviene fare allora?

Per scoprirlo ti diamo appuntamento alla seconda parte di questo articolo in uscita il prossimo venerdì.

Nel frattempo, buon RendimentoFondi!

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È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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