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Sui mercati finanziari mi conviene comprare e mantenere per anni il mio investimento, oppure è meglio movimentare la propria posizione?

Questa è la domanda che ci siamo posti la scorsa settimana, nella prima parte dell’articolo “Il Buy&Hold non funziona”.

Abbiamo visto come, prendendo l’esempio del Morgan Stanley Global Brands, uno dei fondi di investimento più famosi, sia davvero difficile mantenere una posizione che per diversi anni è in perdita, nonostante poi il titolo in questione possa effettivamente regalare performance stellari più in là con il tempo.

Dopo aver compreso come il Trendycator può venire in nostro aiuto, aiutandoci a controllare la sopportabilità psicologica di un investimento prima ancora del draw down e della volatilità, ci siamo dati appuntamento a questo articolo con un’altra domanda: se è vero che il Trendycator ci segnala di uscire dal fondo, che cosa facciamo nel frattempo?

La risposta è semplice: investire in qualcos’altro.

In questo articolo vediamo dunque in cosa investire e, infine, come attraverso questa combinazione e seguendo sempre il Trendycator è possibile ottenere una performance migliore del semplice Buy&Hold.

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L’alternativa al Buy&Hold

Quando il Trendycator rimane in posizione FLAT, conviene investire in altro e possibilmente in uno strumento finanziario che abbia le seguenti caratteristiche:

  • Che si tratti di un investimento a breve termine, come ad esempio un fondo obbligazionario a breve termine;
  • Che sia una soluzione molto liquida, perché bisogna sicuramente avere la possibilità di entrare facilmente, ma anche quella di uscire velocemente quando il Trendycator mi segnalerà di farlo;
  • Dovrebbe essere qualcosa di sufficientemente capiente, nel senso che se ho un capitale modesto è possibile utilizzare anche un ETF, ma se abbiamo la disponibilità di un capitale più corposo risulta difficile impiegarlo in un fondo obbligazionario a breve termine. In questo caso, è allora possibile affidarci a un titolo di Stato, oppure un altro fondo, come quello che utilizzeremo per questo esempio.

Nel nostro caso abbiamo preso un altro fondo piuttosto conosciuto e molto liquido: il Carmignac Sécurité – FR0010149120.

Buy&Hold
L’andamento del Carmignac Sécurité – FR0010149120 (fonte: RendimentoFondi)

Nonostante, visivamente parlando, il grafico sia cresciuto molto nel corso del tempo soprattutto a inizio anni 2000, non dobbiamo guardare alla performance in questo caso, perché si tratta di un fondo di supporto. Ci basta anche l’1% annuo perché sappiamo essere un fondo transitorio, una situazione di appoggio momentaneo.

Il nostro fondo principale è quello che abbiamo presentato nel precedente articolo, ovvero il Global Brands di Morgan Stanley. Quando però il Trendycator non produce segnali su questo fondo, quindi quando ci troviamo in draw down, o in una zona flat, allora conviene appoggiarci sul fondo secondario, appunto in questo caso il Carmignac Sécurité.

Vogliamo sottolineare che, se ci poniamo una strategia di investimento valida, essa va perseguita fino in fondo. Quindi anche se sappiamo che l’obbligazionario in questi ultimi anni non ha gli stessi rendimenti dei primi anni 2000, per coerenza in questo esempio lo continuiamo ad utilizzare come fondo di riserva.

In questo momento, ai due portafogli che abbiamo presentato nello scorso articolo, ne affianchiamo ora un terzo, che è dato appunto dall’unione del Global Brands su cui il Trendycator opera e dal Carmignac Sécurité.

Vediamo allora cosa ci dice l’analisi di rendimento di questo mini-portafoglio.

L’andamento del nostro portafoglio (Fonte: RendimentoFondi)

Innanzitutto notiamo una cosa molto importante: semplicemente inserendo due soli titoli abbiamo ora un solo anno in perdita, a differenza degli otto anni in perdita del primo portafoglio e i due anni del secondo portafoglio.

In questo modo, ora la nostra equity line, e cioè la curva cumulata dei profitti del terzo portafoglio, è sempre costantemente in crescita.

Lasciando quindi da parte il solo Buy&Hold, abbiamo costruito un portafoglio con una performance superiore, ma soprattutto un portafoglio che è in grado di resistere a qualsiasi crisi.

Se sappiamo che torneranno anni come il 2007 e il 2008 è sufficiente, grazie ai segnali del Trendycator, avere una movimentazione attiva per spostarci sul secondo fondo e avere di fatto una equity line in crescita costante.

Guardando ai numeri, notiamo come menzionato che il rendimento di questo portafoglio è superiore al Buy&Hold (23,11% rispetto al 21,94% del primo portafoglio).

Ma soprattutto a cambiare sono gli anni che con il solo Global Brands di Morgan Stanley erano i peggiori, ovvero quelli compresi tra il 2002 e il 2010. Con il nuovo portafoglio abbiamo invece sempre guadagnato, tranne una piccola perdita nel 2020 e un momentaneo draw down attuale, anche se il 2022 deve ancora finire e non sappiamo come si evolverà la situazione.

Infine, notiamo anche come il draw down complessivo sia rimasto al 24% e la volatilità si sia ancora ulteriormente ridotta.

La performance del nostro nuovo portafoglio (Fonte: RendimentoFondi)

Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto come con una semplice movimentazione, grazie ai segnali del Trendycator, possiamo ottenere una performance migliore rispetto alla classica strategia del Buy&Hold.

Non solo: siamo anche in grado di avere un controllo maggiore sulla volatilità, con la conseguenza di una maggiore sicurezza psicologica.

Tornando alla domanda iniziale, adesso hai tutti gli strumenti per decidere. L’unica cosa che ti manca per fare la scelta migliore per i tuoi investimenti, se hai l’intenzione di comprare e tenere un qualunque asset da qui a 5 o a 10 anni è porsi questa domanda: i prossimi anni saranno come i primi 8 oppure come gli ultimi 10 del Morgan Stanley Global Brands?

Se sai la risposta saprai sicuramente anche la strategia da adottare.

Buon RendimentoFondi!

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È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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