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Dopo una performance molto negativa, nelle ultime settimane i mercati hanno vissuto una fase intensamente rialzista, a seguito dei dati sull’inflazione di ottobre, risultati essere migliori delle aspettative.

Proprio alla luce di questi dati, la domanda che tutti gli investitori si stanno ora ponendo è: siamo arrivati alla fine del bear market?

È impossibile rispondere con certezza. Certo è che il recente rialzo dei listini ha una ragione previsa, ovvero il tanto atteso rallentamento dell’inflazione.

Nel dettaglio, con un aumento del +7,7% dell’inflazione USA a ottobre, inferiore al +7,9% atteso, l’S&P500 ha reagito con un forte incremento rispetto ai minimi toccati a inizio ottobre 2022, sfiorando quota 4.100 punti nelle sedute di questi giorni.

E dalle recenti dichiarazione di Jerome Powell, il sentore è che il pivot della Fed, ovvero il cambio di direzione della politica monetaria, potrebbe essere vicino. Secondo il Presidente della Fed, infatti, “ha senso moderare il ritmo dei nostri aumenti dei tassi, poiché ci stiamo avvicinando al livello di restrizione sufficiente per ridurre l’inflazione. Il momento di moderare il ritmo degli aumenti dei tassi potrebbe arrivare già nella riunione di dicembre”

Dunque, come abbiamo anche avuto modo di parlare nel nostro ultimo video YouTube, secondo Powell ci stiamo avvicinando a un “atterraggio morbido”.

Ma sarà davvero così? È vero che non appena la Fed smetterà di aumentare i tassi, ci troveremo nuovamente in una situazione di bull market?

Ancora una volta, non possiamo davvero sapere se la Federal Reserve a breve deciderà per un cambio di rotta e per una nuova dialettica. Quello che è sicuro è che esistono una serie di fattori e di rischi da monitorare costantemente.

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I fattori da monitorare

Per capire se e quando tornerà un ciclo rialzista, ci sono almeno due fattori da considerare: il livello di inflazione e la crescita economica.

Crescita economica: in condizioni normali il rimbalzo dei mercati solitamente anticipa la crescita economica. In questo caso ci troviamo in una situazione particolare, perché le principali previsioni per l’anno prossimo ci parlano di una crescita piatta o di una lieve contrazione.

Osserviamo il Purchase Manager Index, i cui valori superiori a 50 anticipano un’espansione economica, mentre valori inferiori a tale dato preannunciano un calo della produzione industriale e una contrazione del PIL. Come si può notare, per le principali economie mondiali tale dato è stato inferiore a 50 negli ultimi tre mesi.

Purchasing Manager Index (PMI) nelle principali economie mondiali (Fonte: rielaborazioni RendimentoFondi.it su S&P Global)

Questo ha portato gli analisti a pensare all’arrivo di una recessione, come evidenziato da RendimentoFondi nell’articolo dedicato: https://rendimentofondi.it/quando-finira-recessione-abbiamo-una-data/.

Per questo motivo, un rallentamento economico all’orizzonte potrebbe aprire le porte a una politica meno restrittiva da parte delle Banche Centrali, tra le quali BCE e Fed, elemento che in parte spiega il recente rally dei mercati europei (FTSE MIB e DAX) e statunitensi (S&P500).

Inflazione: l’inflazione continuerà a essere al centro dell’attenzione degli investitori anche nei prossimi mesi. Un’inflazione ancora in crescita avrebbe due effetti negativi: danneggiare seriamente i consumi e forzare le Banche Centrali ad alzare i tassi di interesse in un periodo di rallentamento economico.

E se dagli USA arrivano già alcune notizie positive, con il trend di discesa che appare più netto, nell’Eurozona i segnali sono più lievi e principalmente dovuti alla riduzione dei prezzi dell’energia, ma non dal rallentamento dei rincari di altri beni.

Andamento dell’inflazione in Europa (in blu) e negli Stati Uniti (in nero) (fonte: rielaborazioni RendimentoFondi.it su dati ISTAT e Fed)

I precedenti pivot della Fed

Andiamo ora ad analizzare i precedenti storici: nel grafico seguente è possibile osservare l’andamento storico dei tassi della Fed. In particolare, le aree di colore grigio identificano una recessione negli Stati Uniti, arrivata nella grande maggioranza dei casi a seguito di un pivot della Federal Reserve.

Andamento del tasso della Fed (fonte: Federal Reserve Economic Data fred.stlouisfed.org)

E osservando l’andamento dell’S&P500, come è possibile immaginare, nei mesi immediatamente successivi a un pivot della Fed, questo non ha performato bene, proprio per la concomitanza di una recessione economica.

Analizzando infatti i precedenti, quando durante la crisi finanziaria del 2007-2008 la Fed decise per un pivot, il mercato ha risposto inizialmente con un periodo di discesa. Situazione analoga a cavallo del 2000 con la bolla delle dot.com, e prima ancora durante le crisi petrolifere degli anni ’70.

Cosa fare? Monitoriamo i segnali Trendycator

Se da una prima analisi sembrerebbe anche giusto accogliere favorevolmente i primi segnali positivi, bisogna comunque considerare con attenzione i numerosi fattori critici che i mercati saranno chiamati ad affrontare nei prossimi mesi.

In Europa, dove l’inflazione è principalmente frutto di colli di bottiglia sull’offerta, i tassi potrebbero salire ancora, poiché il rallentamento è stato piuttosto marginale, mentre l’economia vedrà probabilmente un rallentamento nel 2023.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti invece, il rincaro è principalmente dovuto a un rimbalzo dell’economia post-pandemica, e il rialzo dei tassi sta iniziando a mostrare i primi effetti.

Se poi la recessione arriverà o meno anche negli Stati Uniti, questo non ci è dato saperlo. Sicuramente però, abbiamo dalla nostra uno strumento molto potente, che è il Trendycator di RendimentoFondi.

Sul video YouTube dedicato all’analisi dei mercati, abbiamo mostrato tre livelli chiave da tenere monitorati.

Da una parte abbiamo il livello di 4300 punti, toccato questa estate, mentre dall’altra parte abbiamo il minimo di ottobre a quota 3500 punti. Al momento ci troviamo a metà tra questi due livelli, e il superamento di uno dei due potrà dirci di più sull’andamento dei mercati, o perlomeno di quelli americani, il prossimo anno.

I livelli da monitorare con il Trendycator (fonte: RendimentoFondi.it)

Conclusioni

Cosa fare allora? Una volta superato il livello di 4300 punti base potrebbe arrivare un nuovo segnale. Ma se dovesse arrivare un pivot della Fed a breve, ricordiamo i precedenti storici.

Il nostro consiglio è di mantenere costantemente monitorati questi segnali, insieme a un’analisi complessiva dei fattori di criticità macroeconomici.

Buon RendimentoFondi!

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È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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