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L’inflazione nel 2022 rischia di frenare pesantemente gli investimenti in agricoltura ma se ti dicessi che c’è una stretta analogia tra investire in agricoltura e investire in Borsa?

Il problema del caro materie prime sta affliggendo tutta l’industria italiana, ma in particolare in agricoltura presto potrebbe diventare un serio problema economico e non solo.

Teoricamente stiamo parlando di due ambiti fra i più lontani in assoluto.
Il mondo della finanza rinchiuso all’interno di teoremi e paradigmi spesso indecifrabili.
Il mondo dell’agricoltura invece, tradizionalmente legato al lavoro “vero”, fatto di fatica e sudore.

Esiste però un filo sottile che unisce questi due mondi così diversi: entrambi sono legati a modi di pensare, e di agire dell’uomo.
Sappiamo infatti che l’economia non è altro che psicologia.
I ragionamenti che si pongono in essere in ambito economico sono generalmente legati ai rischi, confrontati
con i benefici, di mettere in pratica una determinata operazione di investimento.

E se fosse così anche per l’agricoltura intensiva?

Il problema del caro materie prime in agricoltura

Ebbene, nei giorni scorsi ho avuto un interessante scambio di opinioni con il mio barbiere (chi ci segue da tempo sa che spesso cito il mio barbiere economista) in merito ai rischi di seminare oggi un campo. Ho capito dalla diretta voce di chi ogni giorno si interfaccia con il tessuto produttivo italiano che oggi il concime è triplicato, il gasolio è raddoppiato e coltivare un campo ha raggiunto un prezzo ormai insostenibile per il produttore agricolo.

Per accettare di assumersi questo fardello di costo dovrebbe essere sicuro di poter rivendere in primavera il prodotto finale al giusto prezzo.

Ma questa garanzia ovviamente oggi non c’è e non ci può essere.

Quindi cosa potrebbe fare l’impresa agricola che si trova ad operare in queste condizioni di mercato?

Semplicemente, il produttore agricolo potrebbe decidere di non decidere.

Come fosse un consumato Trader di Wall Street potrebbe decidere di non seminare aspettando un momento più favorevole di calo delle materie prime.

Ma se questo calo dovesse tardare?

Ad aggravare questa situazione di stallo si aggiunge il fatto che in Ucraina non si sta seminando e che si pensa a livello politico di vietare le importazioni di materie prime dalla Russia.

Questo è il vero nocciolo della questione che rischia di avere ripercussioni negative sull’intera economia del Paese.

La natura non sta ad aspettare, se non si semina oggi, non si raccoglie domani.
Oggi già si sente parlare tantissimo di penuria di carenza di mais, colza e girasoli. Si stima una diminuzione del raccolto dal 30 al 40% in meno per la stagione 2022/23.

Per i consumatori europei si avrà la spiacevole conseguenza del forte aumento dei prezzi dei generi alimentari; nei paesi in via di sviluppo dell’Africa, tuttavia, la situazione potrebbe diventare a breve seriamente pericolosa per la vita stessa delle persone perché in quell’area c’è una forte dipendenza dalle importazioni di grano dall’Ucraina.

Se questa fase di stallo dovesse continuare ancora a lungo forse saremmo costretti, ancora una volta, ad importare il grano dagli Stati Uniti, facendo perennemente il loro gioco come con il Petrolio e il Gas.

Non solo.

I risvolti negativi della mancata semina sull’inflazione

se questo scenario dovesse concretizzarsi si avrebbero problemi nel medio periodo anche legati ad un rialzo ancora più consistente, permanente e incontrollato dell’inflazione.
Più si importano dall’estero prodotti ad alto costo e più l’economia globale del Paese ne risentirà.

Tutto questo, a partire da un semplice campo di grano (cit. Lucio Battisti).

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è uno dei più noti consulenti finanziari italiani. E’ tra i fondatori di Rendimento Fondi ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha ideato il modello Trendycator che applica quotidianamente nella sua professione.

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