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Investimenti etici e biocompatibili tra mito e realtà

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Oggi la moda si chiama fondi etici e biocompatibili, vediamo cosa c’è di buono.

Ammettiamolo, l’uomo è un distruttore per eccellenza; altra cosa che purtroppo dobbiamo ammettere è che il business inquina, la produzione industriale inquina e uccide. Ci si interroga se sia meno inquinante il diesel o le batterie, ma la verità è che sono chiacchiere buone solamente per riempire le pagine dei giornali. L’unica verità è che se non vogliamo inquinare dobbiamo andare in bicicletta e farci l’orto sul balcone.

Come spesso vi abbiamo raccontato, le case di gestione cercano sempre di cavalcare la moda del momento per attrarre nuovi investitori. Questa innovazione continua non deve essere percepita sempre negativamente, anzi, spesso come nel caso che sto per descrivere potrebbe portare ad alimentare un volano positivo per un futuro sostenibile.

In che modo i vostri investimenti incidono sulla biodiversità?

Il mondo scientifico unanime urla da anni che stiamo distruggendo il pianeta, grazie in particolar modo alla produzione di massa; dunque non un singolo evento infausto ma una lenta progressione generata dall’uomo.

Soprattutto le attività umane come l’estrazione di risorse e l’agricoltura intensiva sono responsabili di una perdita di diversità biologica catastrofica e senza precedenti.

Così come è stato per l’importanza di ridurre le emissioni di carbonio, la maggior parte delle aziende non considera nemmeno la perdita di specie come una responsabilità aziendale. Si tratta di un atteggiamento pericolosamente miope.

Le recenti indagini scientifiche hanno messo in evidenza come le più grandi aziende al mondo stanno uccidendo specie animali e vegetali a un tasso che è 22 volte maggiore rispetto alla soglia limite per il mantenimento delle biodiversità.

Forse anche per questi motivi recentemente sono nati gli investimenti cd. “socialmente responsabili”: ovvero un approccio che mira a riconciliare la performance economica, l’impatto sociale e l’ambientale puntando su aziende che contribuiscono allo sviluppo sostenibile in tutti i settori del business.

Il criterio di selezione si chiama E.S.G (Environmental, Social, Governance): Sono criteri con i quali si valuta una azienda in campo ambientale, sociale, durante lo sviluppo delle attività d’impresa. In questi criteri rientrano: emissioni di gas nell’aria, gestione delle risorse idriche, tutela della biodiversità, del suolo e delle risorse naturali, sviluppo del capitale umano, risparmio ed efficienza energetica, diritti umani dei lavoratori etc..

Fondi SRI

L’impianto normativo in materia fondi etici e biocompatibili

Ormai tutte le case di gestione si stanno conformando a queste nuove normative internazionali che stanno prendendo piede anche a livello legislativo.

Questo è il canovaccio, poi ognuno per diversificarsi dalla concorrenza si appropria di un vestito diverso: si va dal low carbon all’environmental opportunities al più semplice investimento responsabile.

L’ESG, che qualcuno chiama ISR (Investimento Socialmente Responsabile), in realtà recepisce la normativa UN-PRI (Principi per l’investimento responsabile delle Nazioni Unite) del 2012 (https://www.unpri.org/). Ad oggi, da quanto dichiarato sul sito di riferimento, sono oltre 1.800 società di investimento hanno aderito ai principi UN-PRI. Queste case di gestione sostengono l’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di corporate governance nelle pratiche di investimento.

I principi cardine dell’Un-PRI sono:

Ambiente: aderendo a questo principio le case di gestione prenderanno in esame società le quali dichiarano il loro impegno verso il trattamento delle emissioni di carbonio, l’inquinamento, i rifiuti e i consumi idrici. 

Impegno sociale: in questo caso le imprese vengono valutate in base al loro impegno sul fronte degli abusi nei confronti dei dipendenti, la diversità, la salute e la sicurezza sul posto di lavoro, la distribuzione del reddito e la sicurezza dei prodotti. Quindi non solamente una attenzione al dipendente ma a tutti gli stakeholders. 

Governance: una delle più grandi piaghe che accomuna il mondo industrializzato è la corruzione d’impresa, dove c’è potere c’è corruzione. In questo caso si valuta una condotta di governance etica. Ovvero quanto l’impresa spende nel formare il proprio personale per evitare tangenti, o qualunque altro comportamento non etici. Ma non solo, si valuta anche anche l’indipendenza del consiglio di amministrazione, la remunerazione dei dirigenti e le pratiche contrarie ai principi della libera concorrenza. 

Il vero circolo virtuoso si innesta nel momento in cui le aziende se vogliono rientrare in questi parametri devono rendere pubbliche tutte le informazioni in merito ai criteri ambientali, sociali e di governance.

Come si comportano i gestori

Ormai totalità delle case di gestione semplicemente dichiarano di adottare queste normative nei fondi esistenti, mentre altre hanno deciso parallelamente a questo, di creare prodotti ad hoc probabilmente per sfruttare l’onda lunga; non per questo sono da stigmatizzare ovviamente.

Forse in pochi lo sanno ma in Italia esiste addirittura una fiera dedicato allo SRI, cioè ai prodotti di finanza responsabile a disposizione di consulenti finanziari e investitori (https://www.salonesri.it/).

Nel 2018 si è svolta la terza edizione del salone SRI a Milano e sono state premiate cinque categorie di fondi SRI distribuiti in Italia, la miglior società di gestione (Sgr) e, novità anche ad un ETF SRI.

La classifica premia i traguardi raggiunti in termini di performance e sforzi nella direzione della responsabilità.

I fondi ed ETF vincitori nel 2018 sono:

  • Raiffeisen Azionario Sostenibile (categoria «Fondi Azionari»)
  • Parvest Global Environment (categoria «Fondi Tematici»)
  • Raiffeisen Bilanciato Sostenibile (categoria «Fondi Bilanciati e flessibili»)
  • Candriam Sustainable Euro Corporate Bonds (categoria «Fondi Obbligazionari corporate»)
  • Parvest Sustainable Bond Euro (categoria «Fondi Obbligazionari governativi»)
  • Ubs Etf (LU) Msci Emu Socially Responsible (categoria «Etf»)

Tra le novità del 2018, oltre al primo premio rivolto a un ETF, c’è stato anche la prima volta che si è premiata una casa di gestione per i risultati complessivamente raggiunti negli anni nel rendere questi investimenti etici e sostenibili. Per il 2018 la società di gestione che si è accaparrata il premio è stata la svizzera RobecoSAM.

Uscendo dal mondo strettamente legato ai fondi comuni di investimento si sta notando un fiorire anche di ETF che tentano di sfruttare l’indice prontamente costruito  “MSCI WORLD SELECT ESG RATING AND TRENDLEADERS INDEX” 

Davvero ormai ce n’è per tutti i gusti e tutte le tasche, tanto che anche inconsapevolmente ci siamo ormai tutti dentro.

Fondi etici e biocompatibili conclusioni

Qualcosa in questo discorso non mi torna: se ormai le case di gestione adottano queste regole di scelta su tutti i loro portafogli significa che le aziende mondiali sono tutte virtuose?

Pertanto non c’è più traccia di inquinamento delle falde acquifere? Non esistono più aziende che sfruttano il lavoro minorile o sottopagato per confezionare borse? Tutti i lavoratori al mondo hanno un salario minimo? Non si disboscano più le foreste?

Quelle dei fondi etici e biocompatibili sono tematiche davvero interessanti ma relativamente nuove. Anche se oggi tutti i punti di cui sopra non sono pienamente risolti speriamo si sia davvero innescato un circolo virtuoso nel mondo della finanza e del business in generale.

 

 

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About Author

Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è uno dei più noti consulenti finanziari italiani. E’ tra i fondatori di Rendimento Fondi ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha ideato il modello Trendycator che applica quotidianamente nella sua professione.

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