fbpx
Siamo apparsi regolarmente su:
IlSole24OreIlGiornale

Sai che cos’è il January Barometer? Con questa espressione si intende la convinzione di alcuni analisti secondo la quale la performance dell’S&P 500 nel mese di gennaio possa predire l’andamento del resto dell’anno.

In altre parole, se l’indice sale tra il 1° gennaio e il 31 gennaio, allora secondo questa teoria l’indice avrà una performance positiva per tutto l’anno. Allo stesso modo, se il mercato avrà un rendimento negativo a gennaio, allora probabilmente l’andamento sarà simile anche negli 11 mesi successivi.

Questa conclusione deriva dal fatto che l’effetto gennaio ha dimostrato un ottimo potere predittivo nell’84,5% degli anni, a partire dal 1950. Anche se il primo mese del 2023 non si è ancora concluso, la prima settimana di negoziazione ha seguito un andamento piuttosto positivo, in netto contrasto con quanto visto negli ultimi mesi.

Ma sarà così anche per tutto il 2023?

Come sempre, è difficile dirlo: nessuno di noi ha la sfera di cristallo. Certo è che nelle settimane più recenti abbiamo assistito ad alcuni eventi positivi per il mondo finanziario.

Tuttavia, permangono numerosi elementi critici cui bisogna prestare la massima attenzione, e vale la pena chiedersi se questo sia l’inizio di una tendenza in grado di plasmare il panorama nell’anno a venire, oppure un periodo di tregua di breve durata nel bel mezzo di un ciclo di inasprimento delle politiche monetarie.

ISCRIVITI GRATIS AL NOSTRO VIDEO-CORSO COMPLETO “IL METODO RF”

L’indicatore dei “primi cinque giorni” di gennaio

Nei primi cinque giorni di contrattazioni dell’anno nuovo il principale indice americano ha guadagnato terreno, passando dai 3.839,58 punti del 30 dicembre 2022 ai 3.895,08 punti del 6 gennaio scorso, dopo essere sceso a 3.808,10 punti in fase di chiusura della giornata precedente.

Nel complesso, si è comunque trattato di un rialzo positivo dell’1,86%. Quest’ultimo dato ci riporta a un altro indicatore molto apprezzato dagli analisti, ovvero l’indicatore dei “primi cinque giorni”: quando l’S&P 500 ha registrato un apprezzamento nei primi cinque giorni dell’anno, l’indice americano ha poi chiuso in positivo l’intero anno in esame, con un rendimento medio del 13%.

Nel grafico seguente abbiamo elaborato i rendimenti annui tra il 2000 e il 2022 per l’S&P 500 (barrette arancioni), confrontandolo con i suoi rendimenti dei primi cinque giorni di negoziazioni (barrette blu). In effetti, quello che si può notare è che l’indicatore dei primi cinque giorni si è sbagliato solamente 6 volte su 23.

Rendimento SP500 January Barometer
Confronto tra rendimenti dell’S&P 500 (fonte: elaborazione RendimentoFondi.it su dati storici S&P500)

I motivi dell’ottimismo

Dopo un 2022 burrascoso, che ha rappresentato un anno infelice per molti investitori, all’inizio del 2023 sembrerebbe che le prospettive per l’anno possano essere sostanzialmente più favorevoli, per una serie di diversi motivi.

Il primo fra tutti è che l’inflazione, sia negli USA che nell’Unione Europea, sembra aver raggiunto il suo picco.

Il tasso di inflazione annuale negli Stati Uniti è rallentato per il quinto mese consecutivo, attestandosi al 7,1% nel novembre del 2022, il valore più basso dal dicembre dello scorso anno e al di sotto delle previsioni del 7,3%. Nonostante il rallentamento maggiore del previsto, l’inflazione annuale è destinata a rimanere più di tre volte l’obiettivo del 2% della Fed, indicando un ampio aumento dei prezzi in tutta l’economia.

Il tasso d’inflazione annuale nell’Area Euro è invece sceso al 9,2% nel dicembre 2022, il più basso in quattro mesi, e al di sotto delle previsioni del 9,7%, secondo le stime preliminari. I prezzi dell’energia sono aumentati a un ritmo più lento (25,7% contro 34,9%), ma i costi hanno continuato a crescere per cibo, alcol e tabacco (13,8% contro 13,6%), beni industriali non energetici (6,4% contro 6,1%) e servizi (4,4% contro 4,2%).

Confronto tra i tassi di inflazione annuale USA e UE da gennaio 2021 a dicembre 2022 (fonte: elaborazione RendimentoFondi.it su dati U.S. Bureau of Labor Statistics ed EUROSTAT)

L’anno scorso, l’impennata dei prezzi del gas naturale ha provocato un’inflazione elevata, timori di recessione e blackout elettrici in Europa. Tuttavia, un inverno finora straordinariamente mite in Europa ha visto i prezzi del gas scendere ai livelli visti prima dell’inizio della guerra in Ucraina e, con il calo dei prezzi del petrolio, ha aiutato i dati sull’inflazione a sorprendere al ribasso.

Infine, per quanto riguarda gli Stati Uniti, i dati sull’occupazione pubblicati la scorsa settimane hanno indicato un forte aumento dei posti di lavoro nel Paese, elemento che gli investitori hanno interpretato con grande entusiasmo nella seduta di venerdì scorso, con l’S&P 500 che ha fatto registrare oltre il +2% in una sola giornata.

Insomma, tutti questi fattori hanno contribuito a sostenere il sentiment dei mercati finanziari all’inizio del nuovo anno, con i rendimenti dei governi e gli indici azionari che sono saliti di pari passo, con l’indicatore dei primi cinque giorni di gennaio che lascia ben sperare per il resto dell’anno.

Ma sarà così anche nei prossimi mesi?

ISCRIVITI GRATIS AL NOSTRO VIDEO-CORSO COMPLETO “IL METODO RF”

I punti critici per il 2023: Fed “falco” e recessione in vista

A ben vedere, i commenti delle banche centrali continuano a far trapelare un certo disagio per il fatto che i mercati si aspettano in tempi brevi un allentamento della loro politica restrittiva. Infatti, si ha la sensazione che la Fed sarà cauta nell’allentare prematuramente la presa sui tassi, rischiando l’ennesimo rialzo dei prezzi in tempi brevi.

In questo senso, il nuovo intervento di Jerome Powell alla Sweden Riksbank ha sottolineato nuovamente la necessità di garantire la stabilità dei prezzi, anche attraverso “misure non popolari nel breve termine, dal momento che alziamo i tassi di interesse per rallentare l’economia”.

Questa frase segue quanto dichiarato recentemente dai presidenti della Fed di Atlanta e San Francisco, i quali hanno indicato che i tassi americani raggiungeranno quota 5% prima di una possibile pausa: dichiarazioni interpretate come un messaggio da “falco” da parte degli investitori.

Questo scenario, non ancora pienamente scontato dai mercati e anzi in contrasto con quanto visto in questi primi giorni dell’anno, potrà essere il preludio dell’arrivo di una recessione (https://rendimentofondi.it/powell-lancia-la-nuova-dialettica-soft/).

Perché parliamo di recessione?

Il motivo è l’indice Purchasing Managers, i cui valori superiori a 50 anticipano un’espansione economica, mentre valori inferiori a tale dato preannunciano un calo della produzione industriale e una contrazione del PIL.

Attualmente, l’indice è crollato da un salutare 56,5 a 49,6, al di sotto della soglia di 50 che segnala una contrazione, con un trend negativo negli ultimi mesi nettamente evidente.

Andamento degli indici Purchasing Managers Services e Manufacturing (fonte: Bloomberg)

Nel corso dell’anno infatti, con le varie società quotate sui mercati che pubblicheranno le proprie trimestrali, diverrà sempre più chiaro il rallentamento degli utili societari, fattore che contribuirà al contemporaneo calo delle quotazioni.

E con il peggioramento degli utili, molte società potrebbero subire un downgrade del proprio rating, ovvero potrebbero vedere un aumento del loro rischio di fallimento. In questo contesto, con la contemporanea riduzione di liquidità, sarà difficile per queste aziende raccogliere capitale per rifinanziare i propri debiti o coprire le perdite.

Tutto questo potrebbe portare a un incremento del tasso di fallimento delle imprese nel 2023, soprattutto per quanto riguarda società di tipo growth, che spesso operano in perdita di esercizio.

Conclusioni:

In questo articolo abbiamo fatto una panoramica dei fattori che potrebbero spingere ulteriormente al rialzo, o al ribasso, l’S&P 500 e gli altri mercati in questo 2023.

Ovviamente questo non implica che gli investitori debbano investire massicciamente o liquidare le loro. Certo è che si parla molto di una svolta da parte della Fed, e i mercati presentano forse un eccessivo ottimismo in questo inizio anno, destinato a non durare a lungo.

Su questa base, è ingenuo pensare che la navigazione tranquilla e le condizioni di rialzo si protrarranno a lungo: l’atteggiamento della Fed lascia presagire un ulteriore aumento dei tassi, che potrebbero essere mantenuti per un periodo prolungato.

Al contempo, riteniamo che sia opportuno prevedere un ulteriore rallentamento della crescita economica. La politica monetaria funziona con un certo ritardo e nei prossimi mesi sia le imprese sia i consumatori dovranno continuare ad adattarsi all’aumento dei tassi di finanziamento e alla compressione dei redditi reali disponibili.

Come tutti, non abbiamo la sfera di cristallo e non possiamo sapere come andrà, ma l’anno che ci attende ci riserverà sicuramente delle sorprese: d’altronde, ci sono troppi fattori incerti che caratterizzano l’attuale congiuntura macro-economica mondiale, che spingono a rimanere ancora prudenti sui mercati azionari.

Non ci resta che vedere come proseguirà l’anno, portando i nostri soliti aggiornamenti periodici all’interno del Magazine e del nostro canale YouTube.

Buon RendimentoFondi!

ISCRIVITI GRATIS AL NOSTRO VIDEO-CORSO COMPLETO “IL METODO RF”

Share.

È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Comments are closed.

L'unico Circolo nato per affrontare insieme i mercati.