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L’idea di poter racchiudere in una formula matematica universale la performance di un fondo comune di investimento ha messo per lungo tempo a dura prova le menti di matematici ed esperti.

Esistono diversi modi per valutare un fondo comune alla ricerca del migliore in termini di performance e le più rappresentative le abbiamo descritte in questo articolo dal titolo “Indicatori di performance per i fondi comuni di investimento”.

Ormai ci sono una quantità infinita di software, o siti, in grado di operare questi calcoli in automatico, ma lo faranno sempre al meglio? Dobbiamo prendere per oro colato questi risultati?

Proprio per la complessità di queste formule, non a caso, ancora oggi molti analisti preferiscono affidarsi semplicemente alla performance storica dei fondi in quanto è un parametro sicuramente certo e affidabile.

La performance storica, insieme all’osservazione grafica rappresenta un fattore oggettivo che aiuta a comprendere il risultato operativo del fondo.

 

Metodi di calcolo classici per misurare la performance dei fondi comuni

 

Tutte le formule più famose che abbiamo visto nel nostro precedente articolo si basano su un tratto distintivo comune; tutte quante, infatti, hanno come obiettivo quello di valutare la performance di un asset finanziario aggiustata per il rischio.

Non a caso, tutte queste tecniche vengono identificate con l’acronimo RAP (Risk Adjusted Performance).

In sostanza, quando si tenta di analizzare un portafoglio, o un singolo fondo, lo si confronta sempre con un benchmark risk-free.

Per anni questa è sembrata l’unica scelta possibile o la più sensata.

Spesso però non è così semplice, specialmente per il singolo risparmiatore orientarsi in tutte queste formule; infatti, se confrontiamo diversi siti specializzati il rischio concreto è quello di trovare numeri diversi e classifiche diverse a parità di asset class.

Non a caso, noi di RendimentoFondi abbiamo deciso di non implementare nessuna di queste formule sul nostro sito.

Nel corso degli anni, l’industria finanziaria ha operato una profonda scrematura di tutte queste formule e oggi, la formula più utilizzata è senz’altro l’indice di Sharpe, inventata nel 1966 dal premio Nobel William F. Sharpe.

L’indicatore è difficile da calcolare in quanto è necessario conoscere il premio per rischio del fondo e la sua deviazione standard, per questo motivo i dati possono differire sensibilmente da un fornitore all’altro.

A prescindere da piccole differenze che si possono riscontrare, nella pratica se vogliamo usare questa formula dobbiamo andare alla ricerca di un fondo con valore di Sharpe più elevato. In questo modo avremmo trovato, teoricamente, il fondo che ha creato più valore in relazione al rischio.

 

Fare una classifica dei migliori fondi in pratica.

 

Seguendo quanto appena descritto abbiamo estratto una tabella con i migliori fondi oggi sul mercato ordinati per Sharpe a 3 anni decrescente.

L’indagine è stata condotta inserendo tutti i Fondi azionari, bilanciati o flessibili sia in euro e sia in dollari.

Abbiamo dunque escluso a monte i fondi diversi dagli azionari quali obbligazionari o liquidità e tutte le valute diverse dalle due più utilizzate, così da a vere un quadro aderente alle aspettative reali di un risparmiatore.

Tab.1 Estrazione fondi azionari ordinata per indice di Sharpe a marzo 2022. Elaborazione RendimentoFondi

Balza subito all’occhio il fatto che ci si aspetterebbe di trovare fra i primi un azionario USA ma invece non è presente.

Per comprendere i motivi di questa assenza abbiamo affinato la ricerca includendo solo i fondi USA; così facendo troviamo ai primi cinque posti dei fondi con un valore di Sharpe decisamente più basso.

Tab.2 Estrazione fondi azionari America ordinata per Sharpe a 3 anni. elaborazione RendimentoFondi

Tornando alla Tab.1, un secondo aspetto che si nota immediatamente è la forte varianza fra Sharpe e volatilità; è evidente che la volatilità non segue in maniera omogenea l’andamento dello Sharpe.

Questo ci fa comprendere come l’indice di Sharpe, al pari di qualunque altro indicatore di performance, non tenga conto del come si forma una determinata performance; ovvero, della volatilità che il fondo esprime nel corso della sua storia.

Il motivo è semplice, perché gli indicatori di performance, tendono a trascurare o sottostimare l’andamento grafico del fondo.

Sebbene per un puro caso i primi della lista hanno anche dei buonissimi valori di volatilità, i fondi seguenti hanno dei valori fortemente variabili, quindi decorrelati allo Sharpe.

Abbiamo visto come l’indice di Sharpe da solo non è un parametro di giudizio univoco, quindi, l’investitore che volesse basare le sue scelte di investimento su questo tipo di indicatori dovrebbe essere in grado di operare un confronto incrociato su più parametri.

 

Un metodo pratico per fare la classifica dei migliori fondi

 

Questi metodi classici di classificazione dei fondi sono tutt’ora largamente utilizzati ma a nostro avviso hanno la lacuna di non tenere in considerazione l’analisi della volatilità del fondo.

Introduciamo dunque il concetto di sostenibilità psicologica degli investimenti.

Questo è un’aspetto davvero fondamentale perché la volatilità degli investimenti è senz’altro uno di quei fattori primari di stress per il risparmiatore.

Allora come fare?

Il modello ETI (Expected Trend Indicator) di RendimentoFondi ha una formula forse meno sofisticata ma basata su alcuni pilastri dettati dal buon senso.

I caratteri salienti dell’indicatore sono riassunti nella pagina di presentazione dell’indicatore, qui riassumiamo solamente le caratteristiche chiave che deve avere un fondo per superare l’esame di ETI:

  • storico di almeno 5 anni
  • performance sempre positive a 1, 3 e 5 anni

 

Questi elementi messi assieme portano ad un rendimento corretto per il rischio costantemente vantaggioso.

Vediamo come si presenta una estrazione di fondi secondo l’indicatore ETI, per fare questo semplicemente ho esportato la tabella TOP OF ETI che si trova nelle watchlist “Migliori Fondi” per poi ordinarla in Excel.

Esempio di classifica ETI in euro eseguita il 29-03-2022.

Tab.3 Classifica di fondi comuni ordinata per ETI marzo 2022. Fonte dati RendimentoFondi

Tutte le tabelle di RendimentoFondi sono consultabili sul sito, ma anche esportabili e manipolabili in excel.

Analizzando  il secondo fondo proposto in Tab.1; avevamo sottolineato come i primi fondi avessero una volatilità a tre anni bassa, vero, ma per il resto del tempo il fondo ha espresso una volatilità ben superiore.

Grafico Anima Star High Potential Europe Prestig IE0008003968. Fonte RendimentoFondi

Tre anni è una misura comunemente utilizzata dall’industria finanziaria, la quale secondo noi non è sempre significativa per un investimento in fondi comuni.

Dipende, come sempre, da qual è l’orizzonte temporale del nostro investimento.

Se si vuole valutare l’operato di un gestore bisogna allungare il tempo di analisi almeno a cinque anni affinché sia possibile valutarne il lavoro in diverse fasi di mercato.

Vediamo adesso il paragone con il primo fondo proposto dall’estrazione ETI in euro.

Grafico Man Funds Man GLG Alpha Select Alternative IE00B3LJVG97. Fonte RendimentoFondi

Si tratta di un fondo con isin IE00B3LJVG97 della casa di gestione MAN classificato da Morningstar come Alternativi Azionari Market Neutral, per tanto in linea con l’estrazione azionaria fatta in precedenza.

Un semplice colpo d’occhio dell’andamento storico ci restituisce un fondo comune dall’andamento regolare e stabile nel tempo, anche prima dei cinque anni analizzati.

 

Com’è possibile?

 

La spiegazione è insita nel tipo di analisi operata dall’indicatore ETI, il quale, lavora a livello grafico e non solamente numerico.

Ovviamente la possibilità di analizzare lo storico di un qualunque asset finanziario in maniera così veloce e intuitiva era preclusa ai matematici del 1966.

Abbiamo detto che il motivo è insito nella formula di ETI; se infatti riusciamo a individuare un gestore che lavora sul contenimento della volatilità è logico aspettarsi che il suo stile di gestione sia visibile anche prima, durante e si mantenga inalterato anche dopo il periodo di analisi.

Se al contrario, si va unicamente alla ricerca della performance in termini strettamente numerici si rischia, prima o poi, di dover fronteggiare un repentino innalzamento della volatilità futura, perché non abbiamo isolato un gestore che lavora sul contenimento del rischio.

 

Conclusioni su come operare una classifica dei migliori fondi

 

Il fondo della casa MAN presentato in precedenza è riservato a clienti istituzionali ma esiste anche la versione Retail con isin IE00B5ZNKR51.

Continuando nell’analisi della Tab.3, il lettore di RendimentoFondi, se non potesse ottenere il primo fondo potrebbe comunque decidere di continuare la ricerca spostandosi eventualmente sul LU0823421689 il quale, nonostante il calo da inizio anno, esprime una buona regolarità di performance storiche.

Fondo BNP Paribas Funds Disruptive Technology Classic Capitalisation LU0823421689. Fonte RendimentoFondi

Anche in questo caso siamo stati in grado, in pochi click, di trovare almeno un paio di fondi azionari davvero interessanti in termini di performance aggiustata per il rischio.

Nei prossimi articoli del corso “Come investire in fondi comuni di investimento” parleremo di:

  1. Che cosa sono i fondi comuni di investimento
  2. Che cosa sono le classi di azioni sui fondi comuni
  3. Benchmark e stili dei fondi comuni di investimento
  4. Tipologie di fondi comuni di investimento
  5. Costi dei fondi comuni di investimento
  6. Indicatori di performance per i fondi comuni di investimento
  7. Migliori broker per i fondi comuni di investimento: come sceglierli
  8. Fondi comuni di investimento con cedola
  9. Investire in fondi comuni di investimento: pro e contro
  10. La classifica dei migliori fondi comuni di investimento a basso rischio
  11. Come scegliere i fondi comuni di investimento
  12. Teniamo monitorato il nostro investimento in fondi comuni

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è uno dei più noti consulenti finanziari italiani. E’ tra i fondatori di Rendimento Fondi ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha ideato il modello Trendycator che applica quotidianamente nella sua professione.

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