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È passato qualche tempo dall’ultima analisi di un fondo in stile Growth: il 28 ottobre scorso vi presentammo il Robeco Consumer Trends, appartenente alla categoria degli Azionari Internazionali Large Cap Growth. Da allora, il fondo ha ben performato, e per questo vogliamo continuare sulla stessa categoria presentandovi un interessante comparto del Morgan Stanley Investment Funds. Nello specifico, parliamo del Global Brands Funds A – LU0119620416, comparto dedicato agli investitori retail che ha un valore ETI di tutto rispetto, attestandosi su un punteggio di 29.3, e un Trendy G/L TOT (quindi quanto si sarebbe potuto guadagnare utilizzando Trendycator) di 221,3. Insomma, il giusto mix da avere quando si tratta di un fondo di investimento.

Informazioni sul fondo e politica di investimento

Cominciamo allora la nostra analisi dagli elementi di base. Siamo di fronte a un fondo (e di riflesso anche a un comparto) di tipo azionario: ciò significa che investe almeno il 70% del proprio portafoglio in azioni. Si tratta inoltre di un fondo ormai storico di Morgan Stanley, essendo stato istituito nel 2000; inoltre la valuta di riferimento è il dollaro americano. Infine, il patrimonio totale del fondo ammonta a oltre 19 miliardi di dollari, mentre il patrimonio specifico del comparto A è di 6,2 miliardi di dollari, quasi un terzo del totale. Infine, il valore stimato di ogni azione è di 176,85 dollari.

Classe di attivoAzionario
Data di lancio fondo30/10/2000
Valuta di riferimentoUSD
Patrimonio totale (miliardi di dollari)19,5 USD
Valore azione (al 19/01/21)176,85 USD
Patrimonio della classe di azioni (miliardi di dollari)6,2 USD

 

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Ora che abbiamo presentato in linea generale il fondo, vediamo nel dettaglio il suo obiettivo e la sua politica di investimento.  Specificatamente alla classe A del fondo, Morgan Stanley investe in società con sede nei Paesi Sviluppati, il cui successo si basa su attività immateriali come marchi, brevetti e diritti d’autore. Più precisamente, come si può leggere sul KIID del comparto:

Il team d’investimento ritiene che le società di alta qualità possano generare rendimenti interessanti nel lungo periodo. Di norma, queste società godono infatti di posizioni di mercato dominanti, beneficiano di attività immateriali di alto valore e difficilmente replicabili e sono in grado di generare un’elevata redditività del capitale operativo senza ricorso alla leva, nonché solidi flussi di cassa. Tra le altre caratteristiche vi sono flussi reddituali ricorrenti, potere contrattuale, bassa intensità del capitale e crescita organica.

Tuttavia, Morgan Stanley specifica la possibilità di investire parte del suo patrimonio in aziende con sede nei paesi emergenti, o effettuare altri investimenti, in modo da generare un rendimento simile alle azioni di una società, senza però investire direttamente nelle società in questione. Infine, il fondo specifica come la rendita derivante da questi investimenti verrà inclusa nel valore della partecipazione azionaria dell’investitore: questo significa che la rendita non viene ridistribuita, ma anzi verrà reinvestita facendo così aumentare il valore patrimoniale netto (NAV).

Profilo di rischio

A questo punto è interessante soffermarsi sul profilo di rischio del comparto: come deducibile dal KIID, il rischio è di livello medio-alto, con un valore di 5 su una scala che va da 1 a 7.

Le ragioni di questo livello di rischio possono essere le più molteplici, ma le più frequenti sono le seguenti:

  • Investendo in azioni societarie, il comparto è esposto a continue oscillazioni al rialzo e al ribasso;
  • Qualora gli investimenti siano effettuati in valute diverse dal dollaro americano, il comparto è esposto anche alle fluttuazioni dei tassi di cambio fra il dollaro e la moneta con la quale è stato intrapreso l’investimento;
  • Il comparto fa affidamento a soggetti terzi per l’adempimento di specifici servizi o investimenti. Se le parti in questione dovessero diventare insolventi, il comparto sarebbe esposto a perdite;
  • Infine, il numero di acquirenti o venditori potrebbe non essere sufficiente, con un effetto negativo sulla capacità del comparto di acquistare o vendere titoli.

Composizione e allocazione del comparto

Vediamo ora nel dettaglio come è composto il comparto, ovvero in quali settore Morgan Stanley investe e in che percentuale del patrimonio netto totale, in quali aree geografiche e successivamente in quali aziende specifiche. Nell’immagine qui sotto possiamo subito notare come il settore principale in cui il comparto investe è quello dei beni di consumo primari, per una percentuale superiore al 33% del patrimonio netto. Seguono a distanza di pochi punti percentuali investimenti nel settore dell’informatica (quasi il 30%) e in beni della sanità (il 20%). Dunque, questi tre settori insieme vanno a comporre oltre l’83% del patrimonio netto totale del comparto, con la restante percentuale che si divide in altri settori, come quello finanziario e dei servizi di comunicazione.

L’allocazione settoriale del patrimonio del comparto (fonte: morganstanley.com)

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Nell’immagine qui sotto è invece possibile osservare l’allocazione geografica del patrimonio netto del fondo. La maggior parte degli investimenti è concentrata negli Stati Uniti (quasi il 70% del comparto); completano il podio Regno Unito (appena al di sotto del 16%) e Francia (5,72%). È presente anche l’Italia, con una percentuale comunque esigua (0,53%).

L’allocazione geografica del patrimonio del comparto (fonte: morganstanley.com)

Morgan Stanley mette a disposizione anche le sue principali posizioni: come è possibile vedere nell’immagine qui sotto, le aziende in cui investe maggiormente hanno fra le migliori reputazioni al mondo. Microsoft, Visa, Accenture e Procter & Gamble sono solo alcuni esempi, che dimostrano come il fondo investa in aziende che fanno leva sul loro patrimonio immateriale (marchi, brevetti, etc.), come specificato a inizio articolo.

Le prime dieci aziende a comporre il patrimonio netto totale del comparto (fonte: morganstanley.com)
Grafici Trendycator

Per concludere, vediamo il rendimento del Global Brands Funds A – LU0119620416 nel tempo, attraverso il Trendycator. Come menzionato in apertura, il fondo ha innanzitutto un ETI di 29.3. Questo significa che la sua varianza, nel tempo, non si è scostata di molto dal rendimento desiderato. Infatti, come facilmente osservabile dal grafico qui sotto, il fondo ha complessivamente sempre fatto bene, con una crescita costante sin dalla sua istituzione. A fare da eccezioni a questa crescita ci sono due periodi piuttosto rilevanti per l’economia mondiale. Il primo è giunto in concomitanza con la crisi finanziaria del 2008, dove il fondo è calato con costanza ma a ritmi non sostenuti per quasi due anni. Il secondo è invece ben più recente: a marzo 2020, con lo stop dell’economia a seguito dei vari lockdown nazionali imposti per contrastare la pandemia da Covid-19, il fondo ha registrato un crollo molto più repentino e drastico.

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Nonostante questo, dopo essersi ripreso il fondo è ora in posizione di buy da 23 settimane, raggiungendo il massimo storico. Inoltre, come visibile dal grafico, i segnali di sell sono stati piuttosto rari in oltre 20 anni di attività.

Tutto ciò è osservabile anche attraverso l’equity line presente qui sotto, dove si evince una crescita costante sin dalla sua fondazione, esclusi ancora una volta il periodo della crisi finanziaria del 2008 e quello di marzo 2020.

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In conclusione, è quindi facile notare il pregio assoluto del Trendycator: tramite il suo utilizzo e la sua osservazione, i lettori di RendimentoFondi avrebbero potuto notare questi momenti di volatilità negativa, rimanendo fuori dal fondo e impiegare altrove il proprio capitale.

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È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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