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Nuovo BTP Futura: una delusione o ci aspettavamo troppo?

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Ci siamo: il MEF ha comunicato le cedole minime per il nuovo Btp Futura di prossima emissione, e a caldo non si può certo dire che siano cedole entusiasmanti. Prima di saltare alle conclusioni, tuttavia, consideriamo i numeri e le attuali condizioni di mercato, cercando di essere imparziali nonostante l’evidente delusione delle aspettative.

E sì, perché dopo il collocamento del Btp Italia 2025 – indubbiamente molto allettante e generoso in termini di rendimento – ci si aspettava un “bis” dal Tesoro in termini di “offerta irrinunciabile a sottoscrivere”, cosa che evidentemente non è successa e lascia un po’ perplessi.

Perplessi perché, come discusso nel Webinar Live di mercoledì scorso, se il c.d. “patto” o “alleanza” tra Stato italiano e risparmiatori deve decollare, a queste condizioni la strada si fa in salita. Di fatto, chi si aspettava un’offerta molto appetibile – e noi eravamo tra questi, in buona compagnia di analisti e commentatori – è rimasto deluso.

Ma riassumiamo le caratteristiche principali del titolo per poi passare all’analisi e valutare se considerarlo in qualche modo inseribile in portafoglio oppure no.

Il nuovo Btp Futura – come il precedente Btp Italia 2025 – è un’emissione i cui proventi andranno a finanziare la ripresa e a sostenere le spese straordinarie per l’emergenza legata al COVID-19. Sarà sottoscrivibile esclusivamente dai risparmiatori retail da lunedì 6 luglio a venerdì 10 luglio, salvo chiusura anticipata del collocamento fissata per mercoledì 8 luglio. Non vi sarà nessuna fase di sottoscrizione per gli investitori istituzionali.

Il titolo avrà durata decennale, con cedole crescenti nel tempo cui si aggiungerà un premio fedeltà finale collegato alla crescita del PIL nazionale. Le cedole sono state definite in base ad una serie di tassi prefissati e crescenti nel tempo (c.d. struttura “step-up”), suddivisi in tre scaglioni: Il tasso più basso per i primi 4 anni, un tasso intermedio per i secondi 3 anni e il tasso più alto per gli ultimi 3 anni.

Queste le cedole minime garantite comunicate oggi dal MEF:

  • cedola iniziale primo step 1,15%
  • cedola secondo step 1,30%
  • cedola terzo step 1,45%

I tassi del secondo e terzo step potranno essere modificati, ma solo in modo migliorativo, alla conclusione del collocamento in base all’eventuale mutamento delle condizioni di mercato. Non sono previsti tetti o riparti, la domanda, a partire da un lotto minimo di 1.000 euro, sarà completamente soddisfatta, salvo facoltà di chiusura anticipata da parte del MEF.

Il premio fedeltà, corrisposto soltanto a chi acquisterà il titolo nei giorni di emissione e lo deterrà fino a scadenza, avrà un valore minimo garantito pari all’1% dell’ammontare sottoscritto (cumulato, per cui 0,10% su base annua) ma potrà aumentare fino ad un massimo del 3%, sulla base della media del tasso di crescita annuo del PIL nominale dell’Italia registrato dall’ISTAT nel periodo di vita del titolo.

Come discusso in sede di Webinar Live di mercoledì, la stampa specializzata ha parlato molto bene nei giorni scorsi di questo nuovo governativo ai nastri di partenza, e si è sbilanciata in previsioni sui rendimenti nonché sull’accoglienza da parte dei risparmiatori. Ecco alcune delle opinioni: “Il nuovo Btp-Futura rappresenta un investimento che risponde alle esigenze del piccolo risparmiatore, orfano dei Bot, che cerca un rendimento appetibile rispetto agli attuali tassi di mercato.” E ancora: “Le attese sono per un rendimento premiante rispetto alla media del mercato. Probabilmente superiore all’1,40% del Btp Italia e tenendo come punto di riferimento l’1,65% dell’ultimo Btp decennale collocato dal MEF.”

Purtroppo, è andata molto diversamente, come vedremo tra poco, e il rendimento appetibile è purtroppo rimasto sulla carta. Ma procediamo con ordine e vediamo le tre ipotesi che avevamo formulato per stabile – almeno spannometricamente – delle “soglie” di rendimento per orientarsi su una possibile convenienza a sottoscrivere il nuovo Btp Futura.La tabella qui sotto mostra le tre ipotesi da noi formulate e analizzate nel corso del Webinar Live.

Btp Futura – Ipotesi rendimenti

Le conclusioni cui eravamo giunti, considerando sia la durata decennale (e quindi il maggior rischio “temporale”) sia le condizioni di mercato erano state le seguenti:

  • Gli step 1,00% -1,50%- 2,00% non sarebbero particolarmente appetibili
  • Gli step 1,40% – 1,60% – 1,80% potrebbero essere considerabili
  • Gli step 1,50% – 1,75% -2,00% sarebbero obiettivamente interessanti

Purtroppo, con le cedole comunicate dal MEF arriviamo ad un rendimento sotto l’1,30% che sale a poco meno dell’1,40% se aggiungiamo il minimo del premio fedeltà stabilito all’1%, e quindi anche la più “pessimistica” delle ipotesi è stata smentita e ne siamo anche abbastanza lontani.

Poi è vero che in questi giorni le condizioni di mercato per il nostro debito pubblico sono costantemente migliorate, con lo spread in costante diminuzione e quindi con benchmark decennale che ha visto scendere il suo rendimento. A conti fatti, pertanto, considerando la “fotografia” delle condizioni di mercato ad oggi, il nuovo Btp Futura offre ai sottoscrittori un piccolo plus pari a circa lo 0,60% (ovvero lo 0,06% su base annua) più premio fedeltà rispetto ad analoghi Btp a mercato.

Di fatto, il Tesoro ha sì offerto qualcosa in più per incentivare le sottoscrizioni ma in misura molto parca, per nulla paragonabile con quanto visto per il Btp Italia 2025. Tirando le somme, per il momento rimaniamo della nostra idea, è cioè non correremo a comprare il Btp Futura con il badile. L’idea è quella di tenere monitorato l’andamento dei primi due giorni di collocamento in rapporto alle condizioni di mercato e prendere tempo.

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About Author

Dr.Massimo Gotta laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani e tra i fondatori di Rendimento Fondi. Ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario: ha lavorato per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, il gruppo bancario Mediobanca, infine Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. Massimo Gotta è stato un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore. E’ coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013 ed autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock”, Experta, (2006).

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