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Nuovo BTP Italia: conviene o no?

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E’ ormai prossimo al collocamento il nuovo Btp Italia, che andrà in scena a partire da lunedì 18 maggio prossimo. L’emissione, tra l’altro, ha anche lo scopo di finanziare gli 80 Mld Euro di scostamento di bilancio del decreto marzo e maggio per l’emergenza economica causata dal Covid-19.

Cerchiamo di capire se può essere un collocamento allettante o se è meglio soprassedere, vista la non sempre brillante gestione delle caratteristiche salienti (leggasi cedola e scadenza) nel corso dei vari collocamenti, giunti ormai alla XVI edizione.

Intanto vediamo le novità assolute, rispetto a tutte le precedenti emissioni. Innanzitutto, il Tesoro ha stabilito il raddoppio del c.d. premio fedeltà – cioè il bonus di remunerazione per i “cassettisti” che lo porteranno a scadenza – che passa dal consueto 4 per mille all’8 per mille. Inoltre, la scadenza per la prima volta è di 5 anni, visto che le precedenti emissioni avevano scadenze di 4, 6 o 8 anni. Infine, per questo collocamento non vi è limite alla domanda da parte del retail, che sarà evasa per intero dal 18.05.2020 al 20.05.2020 compresi.

Ora, è chiaro che il Tesoro punta ad un’emissione corposa e ha necessità di invogliare i risparmiatori a sottoscrivere il titolo, vista la necessità di finanziare lo scostamento di bilancio e considerando anche che c’è un mare di liquidità in giro poiché il 23.04.2020 è scaduto uno dei Btp Italia (VI Emissione del 2014) più grandi della storia, che aveva raccolto oltre 20,5 Mld di euro.

Ne consegue che il tasso reale minimo garantito dovrà essere un po’ allettante per poter riscuotere successo (e non solo tra il retail ma anche tra gli istituzionali). Bene, stando alla storia delle precedenti emissioni, di cui trovate dettagliato resoconto al link di Borsa Italiana, e prendendo a confronto le emissioni più recenti possiamo fare alcune ipotesi su quando deciderà il MEF venerdì 15 maggio prossimo, quando comunicherà al mercato la cedola minima garantita.

Inoltre, vanno considerate le attuali condizioni di mercato, che vedono uno spread in area 240 bps e un rendimento del benchmark decennale all’1,90% e che potrebbero (dovrebbero?) spingere il Tesoro a riconoscere una remunerazione corposa.

Ad esempio, l’XI Emissione (novembre 2017) per una durata di 6 anni aveva offerto ai sottoscrittori una cedola miserissima di 0,25% lordo reale, con lo spread che in quel periodo viaggiava stabilmente sotto i 150 bps e con il Btp decennale che rendeva poco più dell’1,80%. La XII Emissione (maggio 2018) per una durata di 8 anni aveva offerto una cedola reale lorda dello 0,55%% con lo spread che viaggiava sempre nei pressi dei 150 bps e con il Btp decennale che rendeva poco più del 2%, poco prima di schizzare a 300 bps con un rendimento oltre il 3% per le note vicende politiche che videro protagonista il nascente governo di allora.

Vicende che hanno poi condizionato la XIV Emissione (novembre 2018) che per una durata di 4 anni aveva offerto una cedola reale lorda di ben l’1,45% con lo spread oltre 300 bps e il decennale vicino al 3,50% di rendimento. Ora, come visto poco sopra siamo in area 190 bps di spread, il Btp decennale rende poco più dell’1,90% e la scadenza è a 5 anni. Tenendo conto del fatto che la nostra situazione non è molto ben considerata al momento, nonostante il nostro rating non sia stato toccato – a parte Fitch, ma conta poco – non è peregrina l’ipotesi che abbiamo letto su alcuna stampa specializzata e che ci trova abbastanza d’accordo.

L’ipotesi predominante è di una cedola reale minima garantita superiore all’1% (Milano Finanza ipotizza un tasso reale minimo garantito intorno all’1,30%) che porterebbe la cedola nominale lorda ad un livello interessante se la ripresa attesa nel 2021 dovesse portare l’inflazione nei pressi della stima di un 1%. Questo vorrebbe dire, di fatto, che dal 2021 il nuovo Btp Italia potrebbe arrivare a pagare il 2,30% secondo quanto ipotizzato da Milano Finanza nell’articolo del 9 maggio scorso. 

Bene, detto questo, sarà conveniente o no sottoscrivere questo nuovo Btp Italia? Chiaro, tutto dipenderà dalla cedola minima garantita che sarà fissata dal MEF il 15 maggio prossimo. Di fatto, una cedola dall’1% in su è certamente interessante e farà certamente gola; una cedola compresa tra lo 0,80% e l’1% renderebbe non disdegnabile questo Btp, ma sarebbe un po’ tirato come condizioni; una cedola sotto lo 0,80% sarebbe davvero inguardabile e renderebbe scarsamente interessante investire su questo nuovo Btp Italia.

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About Author

Dr.Massimo Gotta laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani e tra i fondatori di Rendimento Fondi. Ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario: ha lavorato per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, il gruppo bancario Mediobanca, infine Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. Massimo Gotta è stato un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore. E’ coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013 ed autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock”, Experta, (2006).

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