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Psicologia del trading

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Tra i tanti aneddoti che riguardano il mondo degli investimenti e della psicologia del trading c’è sicuramente questo: “Vendi, guadagna e pentiti!” In questo articolo spieghiamo cosa significa sotto il profilo psicologico-operativo e perché è uno degli aspetti mentali più pericolosi per la salute dei nostri risparmi.


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Oggi vogliamo affrontare un aspetto decisamente importante, per non dire vitale, che riguarda l’attitudine mentale di voler sempre vendere sui massimi. Cioè, per capirci, quella forma di smania nel desiderare che dal momento in cui si chiude una posizione quel titolo sprofondi negli inferi.

Per carità, non c’è nulla di male in questo, e non è questo il problema. Il problema è che quasi mai questo desiderio si avvera e quindi ecco che nonostante si possa contabilizzare un guadagno, non si è soddisfatti. Anzi peggio: se il titolo dovesse ancora salire molto si passa dal non essere soddisfatti all’essere pentiti di aver venduto.

Cosa ci insegna la psicologia del trading

Ed è qui che scatta la trappola, ma andiamo con ordine. Intanto partiamo dal presupposto che le nostre decisioni operative siano dettate da un metodo, qualunque esso sia, e quindi stiamo parlando di un modo di operare che segue delle regole. Se così non è la cosa si complica ulteriormente ma non è questo l’argomento di questo artciolo. Quindi, se abbiamo chiuso un’operazione è perché il nostro metodo ci ha detto di farlo. Lo abbiamo rispettato e ora siamo pentiti perché il titolo ha continuato a salire. Così, alla prossima operazione saremo tentati di non seguire il modello per vedere se la nostra posizione è in grado di rivalutarsi ancora. Ancora peggio se deviamo dal piano non solo per sfidare il mercato ma perché siamo “convinti” che si può guadagnare di più.

Molto pericoloso. Per la nota legge di Murphy, nel momento in cui non rispetto il piano tutto ciò che può andare storto andrà peggio. A parte gli scherzi, il rischio di fare peggio del nostro metodo è elevatissimo. Diversamente, se fossimo dei Re Mida della Borsa non avremo cercato, testato e adottato un metodo che ci aiutasse ad investire con criterio e con profitto nel medio termine.

Le conseguenze

Le conseguenze? Molto semplici. Se il mio modello mi dice, per ipotesi, che devo chiudere la posizione al +10% di utile e io non lo faccio, molto probabilmente chiuderò la posizione al +5% se non addirittura in pari. Non vi pare possibile? Credetemi, parlo per esperienza personale. Nel medio termine rischio di guadagnare molto meno di quanto avrei potuto realizzare seguendo il mio metodo, sapendo e accettando che praticamente mai riuscirò a comprare sui minimi e a vendere su massimi. Per cui va bene, vendiamo, guadagniamo e pentiamoci. Ma poi mettiamo da parte l’ego e accettiamo le regole del gioco. Ne guadagniamo in salute e in saldo sul conto.

L’altra faccia della medaglia

Ma non è tutto. Perché esiste l’altra faccia della medaglia. Sapete qual’è? Molto semplice, quella che riguarda le deviazioni del piano in caso degli stop loss. Sì, di fatto una cosa del tipo “Stoppa la posizione, perdi e pentiti!” E’ un altro degli insegnamenti della psicologia del trading ed è quello che spesso accade, cioè quando siamo stoppati in perdita perché il mercato ci gira contro e noi seguendo il piano applichiamo lo stop loss. Però subito dopo il titolo riparte e noi ci sentiamo dei perfetti idioti. Ho smesso di contare le  volte che mi è successo.

E qui la dinamica perversa vista prima è ancora più pericolosa. Eh sì, perché guadagnare meno rispetto al piano operativo o anche guadagnare niente è decisamente preferibile che perdere ben oltre il rischio che possiamo sopportare a livello economico e tollerare a livello psicologico.

State certi che il giorno in cui smettete di applicare il modello in caso di stop a protezione della posizione, sarà il giorno in cui anziché perdere il 5% come il modello ci ha suggerito, arriveremo a perdere il 20% se non anche oltre il 50% del nostro investimento. Se anche in questo caso non doveste crederci, sappiate che parlo ancora per esperienza personale.

Le regole auree

Visto che quello che ho qui raccontato l’ho vissuto agli esordi della mia carriera di trader e investitore, cosa ho imparato? Ho imparato due cose, che sono quelle che alla lunga mi hanno salvato la vita sotto il profilo finanziario.

La prima: dotarsi di un metodo e seguirlo, costi quel che costi in termini di “affronti” al proprio Ego.

La seconda: impostare un’operatività compatibile con la propria capitalizzazione e con la propria sopportazione del rischio. Pesare con criterio le somme per ogni operazione, in una parola diversificare bene e non esporsi mai oltre il lecito.

Regole semplici, probabilmente banali, ma credetemi, che pochissimi applicano con scrupolo e costanza. Ed è su queste esperienze personali che è nato il metodo RendimentoFondi basato sugli indicatori ETI e Trendycator, da noi utilizzati ormai da anni con soddisfazione e oggi a disposizione dei nostri lettori.

Non è certamente il metodo perfetto (e dove mai è esistito il metodo perfetto?..), ma mette certamente al riparo dalle insidie di questa attitudine mentale, e nel medio termine porta a conseguire buoni risultati per gli investimenti.  

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About Author

Dr.Massimo Gotta laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani e tra i fondatori di Rendimento Fondi. Ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario: ha lavorato per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, il gruppo bancario Mediobanca, infine Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. Massimo Gotta è stato un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore. E’ coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni”, Trading Library, 2013 ed autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock”, Experta, (2006).

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