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Sai cosa sono gli ETF Smart Beta? Parte 1

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Sapevi che esiste un prodotto che cerca di combinare il meglio dell’investimento attivo e quello dell’investimento passivo? Si chiama ETF Smart Beta, un particolare tipo di ETF che approfondiremo in questo articolo.

Negli ultimi anni, gli ETF sono diventati molto noti tra gli investitori: hanno commissioni piuttosto basse e sono performanti, il tutto limitandosi semplicemente a replicare un indice di mercato di riferimento.

Attenzione però a una cosa che nessuno dice: RendimentoFondi ripete spesso che gli ETF sono nati con l’intento dichiarato di soppiantare i fondi, proprio perché più economici ed efficienti. Oggi molte figure online si limitano ancora a raccontarci questa parte della storia. Poi, via via invece gli ETF hanno fatto di tutto per assomigliare sempre di più ai fondi, come lo possono ad esempio essere gli ETF Smart Beta.

Vuoi sapere il perché? E quali sono le caratteristiche principali di questo particolare prodotto? Non ti resta che continuare a leggere per scoprirli.

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ETF Smart Beta: definizione e caratteristiche

Un ETF Smart Beta è una particolare variazione dei tradizionali ETF che utilizza parametri specifici per selezionare gli investimenti da includere nel portafoglio del fondo, piuttosto che limitarsi a replicare un indice di riferimento.

In altre parole, gli ETF Smart Beta possono essere definiti un ibrido tra gli ETF di prima generazione e i fondi comuni di investimento. Infatti, questi strumenti seguono un indice sottostante, ma va da sé che nel momento in cui il gestore di un ETF impone un criterio di selezione dei titoli, anche se quantitativo e predeterminato, lo strumento perde la sua natura, divenendo a gestione “attiva”.

A questo punto occorre fare la prima importante distinzione perché questo concetto è spesso fonte di forte confusione: gli Smart Beta non vanno confusi con i fondi attivi.

Infatti, nei fondi esiste la figura del gestore il quale, seppur nei vincoli del suo mandato, è in grado di decidere quali titoli acquistare, quando e in quali quantità. Negli ETF Smart Beta, la differenza sta nel fatto che la strategia di acquisto o di vendita è scelta a monte dalla società emittente, ed è caricata all’interno di un algoritmo che svolge in autonomia il lavoro.

L’ETF Smart Beta è un ibrido tra ETF e fondi comuni d’investimento: ecco gli elementi che eredita dall’uno e dall’altro (Fonte: RendimentoFondi)

Per comprendere meglio come funziona un ETF Smart Beta, consideriamo innanzitutto come opera un ETF tradizionale. Di solito segue un indice di mercato, come può essere il nostro FTSE MIB oppure l’S&P 500 negli Stati Uniti, e i titoli presenti in questi indici vengono inseriti nel fondo in modo direttamente proporzionale al loro valore di mercato, così che l’ETF possa replicare fedelmente l’andamento dell’indice.

Detenendo gli stessi titoli azionari inseriti nell’indice e nella sua stessa misura, l’ETF offre gli stessi rendimenti di mercato in un maniera completamente passiva, e dunque con commissioni estremamente basse.

Gli ETF Smart Beta, invece, sono costruiti in modo diverso: non replicano passivamente i titoli dell’indice in questione in ugual misura al valore di mercato, ma scelgono quali titoli e in quale misura a seconda di dati e criteri ben definiti dal gestore del fondo. Per questo gli ETF Smart Beta sono anche detti attivi.

Che cosa fanno dunque questi speciali ETF? L’idea è quella di provare a fare meglio del mercato di riferimento, o quantomeno ridurre la volatilità a parità di performance attesa. In effetti, uno Smart Beta permette di selezionare solamente i titoli migliori di un indice in base a un particolare criterio, piuttosto che includerli tutti: si otterrebbe così non solo un vantaggio economico, ma anche di performance, poiché i titoli meno performanti non affossano le prestazioni degli altri titoli.

Parliamo dei costi

Per questo motivo, i costi di gestione sono a metà tra fondi ed etf: nei fondi attivi possiamo aspettarci costi compresi tra il 2% e il 3% annuo, in virtù della gestione attiva di questi prodotti. Infatti, i fondi attivi hanno dei costi di gestione dovuti alle scelte e alle decisioni che gli operatori devono studiare e attuare.

Al contrario, gli ETF tradizionali hanno costi molto bassi, soprattutto quelli molto grandi di dimensione, tanto da arrivare anche allo 0,20% o 0,15% annuo. Questo perché, al contrario dei fondi attivi, un ETF replica passivamente l’indice sottostante. Gli ETF Smart Beta all’incirca si attestano fra lo 0,40% e l’1% di TER.

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Tipologie di ETF Smart Beta

Ma quali sono i criteri e le regole che utilizzano gli ETF Smart Beta nell’inclusione dei loro titoli?

I gestori dei fondi utilizzano quantità enormi di dati e di variabili per elaborare processi matematici volti a ottimizzare il rapporto rischio/rendimento dell’indice sottostante e che vengono chiamati fattori. Questi fattori son diversi e variano a seconda dei gestori stessi, ma i principali sono quattro e raccolti qui di seguito:

  • ETF Equally Weighted: invece di ponderare il fondo in base al prezzo delle azioni e alla capitalizzazione di mercato, come per gli ETF tradizionali, questa strategia pondera equamente i fattori e ogni partecipazione: ogni titolo presente nell’indice avrà lo stesso peso;
  • ETF Fundamental Weighted (o Quality Weighted): le aziende incluse nell’indice in questione sono selezionate e ponderate in base a fattori fondamentali come i guadagni totali, i profitti, le entrate, o altre metriche di natura finanziaria. In questo modo, le aziende che avranno fondamentali più solidi e superiori alle altre società avranno un peso maggiore;
  • Minimum Variance: questo metodo si concentra su azioni e indici con bassa volatilità o piccole fluttuazioni di prezzo su un periodo storico. Queste azioni hanno storicamente fornito rendimenti simili al mercato, ma con un rischio significativamente inferiore;
  • Factor Based: le azioni sono ponderate in base ad altri fattori specifici come componenti di bilancio, valutazioni sottovalutate o società più piccole che stanno crescendo. Tra questi fattori ricordiamo i più comuni, ovvero:
  • Momentum: in particolari momenti di crisi o di euforia del mercato, gli investitori tendono a reagire in modo eccessivo o insufficiente agli eventi che coinvolgono i titoli in questione. Questi ETF seguono le azioni di queste società nel breve periodo (12 mesi o meno), poiché in quel lasso di tempo il trend continuerà;
  • Small Cap: le aziende più piccole sono più rischiose di quelle a grande capitalizzazione, dunque gli investitori si aspettano un maggiore rendimento, e questi ETF scelgono proprio i titoli di queste società.
Conclusioni

Abbiamo visto che cosa sono gli ETF Smart Beta, quali sono le loro caratteristiche e in cosa si differenziano da quelli tradizionali: in sostanza, cercano di ottimizzare il rapporto rischio/rendimento senza limitarsi a replicare passivamente l’indice sottostante ma, allo stesso tempo, limitando la discrezionalità del gestore nella scelta dei titoli.

Si tratta di uno strumento che sta prendendo piede solamente negli ultimi tempi, anche se il pubblico generale si è accorto poco di questi prodotti: così facendo, non vengono considerate strategie in cui si passa da un settore all’altro in base all’andamento dei sottostanti.

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About Author

È stato editorialista di diverse testate giornalistiche di tipo finanziario prima di approdare a Rendimento Fondi, dove è diventato presto la punta di diamante del team editoriale. È considerato nell’industria uno degli analisti top expert del settore automotive. È laureato in Economia Aziendale e in Management Internazionale presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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