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Sai quali sono le caratteristiche principali delle numerose tipologie di fondi comuni di investimento? Capire le peculiarità di ogni categoria ti consente, anche senza leggere l’intero prospetto informativo, di sapere velocemente quale prodotto stai scegliendo e a quale rischio o politica di investimento ti stai esponendo.

Conoscendo le tipologie dei fondi comuni di investimento, il lettore sarà in grado di districarsi facilmente nella variegata offerta di questi prodotti finanziari. Prima di proseguire, evidenziamo come questo articolo si riconduca ad una guida completa su Come investire in fondi comuni di investimento; ti invito a leggere i seguenti per avere una panoramica dei principali concetti legati a questi prodotti finanziari.

  1. Che cosa sono i fondi comuni di investimento
  2. Cosa sono le classi di azioni sui fondi comuni
  3. Benchmark e stili dei fondi comuni di investimento

La suddivisione dei fondi comuni di investimento non segue un unico principio dal momento che possono essere distinti sulla base di svariati criteri: geografici, valutari, politica di investimento, asset allocation, rischiosità, tematici…

Per fare chiarezza abbiamo deciso di distinguere le tipologie di fondi comuni di investimento seguendo 4 criteri principali:

  • Macro-categorie: fondi aperti, fondi chiusi e fondi riservati
  • Asset class: fondi mobiliari (azionari, obbligazionari, bilanciati, flessibili, mercato monetario) e immobiliari
  • Politica di investimento: hedge fund, fondi di fondi, fondi sostenibili e responsabili
  • Regolamentazione: armonizzati e non armonizzati.

Chiaramente, all’interno di ciascun criterio non è possibile trovare un fondo comune che appartenga a più di una classificazione (es. sia aperto che chiuso), ma questo non vieta che un fondo possa avere elementi inquadrabili in più criteri (es. un fondo aperto armonizzato azionario).

 

Fondi comuni di investimento aperti

Nei fondi comuni di investimento aperti, gli investitori possono in ogni momento sottoscriverne le quote e chiederne il rimborso. Di conseguenza, il patrimonio del fondo sarà giornalmente di entità variabile, obbligando ad un calcolo quotidiano del NAV unitario.

Ad eccezione dei fondi flessibili, i fondi comuni di investimento aperti sono obbligati a dichiarare nel prospetto informativo quale benchmark utilizzeranno come parametro di riferimento.

Gli OICR aperti sono soggetta ad alcuni vincoli alle politiche di investimento, principalmente inerenti al patrimonio del fondo e gli emittenti nei quali il portafoglio del gestore è investito.

Vincoli patrimoniali: Massimo 10% in valori mobiliari non quotati o quotati su mercati non regolamentati; Massimo 5% in quote di altri OICR; Massimo 25% in obbligazioni bancarie

Vincoli alle partecipazioni in un singolo emittente: massimo 5% di titoli azionari con diritto di voto; oppure massimo 10% se tale partecipazione non è di controllo.

Tipicamente i fondi aperti sono Organismi di Investimento Collettivo in Valori Mobiliari (OICVM) e quindi principalmente esposti a strumenti finanziari quotati (azioni, obbligazioni e altri titoli di debito). Proprio in base alla quota della componente azionaria, come descritto anche da Assogestioni, i fondi aperti si distinguono solitamente in azionari, obbligazionari, bilanciati, flessibili, mercato monetario.

 

Fondo comune di investimento azionario

I fondi azionari devono investire almeno il 70% del proprio patrimonio in titoli azionari di una determinato settore o giurisdizione dell’emittente, mentre il restante 30% è normalmente composto da obbligazioni e/o liquidità.

Sulla base del criterio geografico o settoriale, al quale deve rispondere la natura della maggior parte degli strumenti azionari inclusi nel portafoglio del fondo, è possibile classificare questa tipologia di prodotti, secondo Assogestioni, in alcune categorie:

Giurisdizione emittente: Azionari Italia, Azionari area Euro, Azionari Europa, Azionari America, Azionari Pacifico, Azionari paesi emergenti, Azionari paese, Azionari internazionali.

Specializzazione settoriale (i cosiddetti tematici): Azionari energia e materie prime, Azionari industria, Azionari beni di consumo, Azionari salute, Azionari finanza, Azionari informatica, Azionari servizi di telecomunicazione, Azionari servizi di pubblica utilità, Azionari altri settori (nel caso investa in più di un settore specifico), Azionari altre specializzazioni.

 

Fondo comune di investimento obbligazionario

Un fondo obbligazionario non può investire in azioni ma solamente in titoli obbligazionari e in liquidità. Tuttavia, è ammessa l’esposizione, ma limitata al 10% dell’intero patrimonio, in azioni che sono il risultato della conversione di obbligazioni convertibili a patto che vengano vendute nel breve termine.

L’eccezione è rappresentata dai fondi obbligazionari misti, che insieme a quelli flessibili compongono le categorie non specializzate, ai quali è concesso un investimento di massimo il 20% del patrimonio in titoli azionari.

I fondi obbligazionari possono essere classificati in categorie specializzate in base al rischio e ai criteri di asset allocation che riflettono la composizione del loro portafoglio:

Rischio di mercato:

  • Valuta: euro, dollaro, yen
  • Duration del portafoglio: breve termine (inferiore a 2 anni), medio-lungo termine (almeno 2 anni)

Rischio di credito:

  • Giurisdizione emittente: paesi sviluppati, paesi emergenti, internazionali
  • Tipologia emittente: governativi o corporate
  • Rating emittente: investment grade o high yield

Per poter essere classificati in ciascuna, o più, di queste categorie specializzate è richiesto l’investimento di almeno il 70% verso i fattori specifici di quella categoria mentre la restante parte deve essere rappresentata da titoli con rating elevato. Per i fondi obbligazionari che si vogliano identificare come governativi la soglia minima dell’investimento principale è invece l’80%.

 

Fondo comune di investimento bilanciato

Un fondo bilanciato presenta un portafoglio composto, con percentuali variabili, sia da titoli azionari che da titoli obbligazionari. In questo modo, tali prodotti cercano di offrire un rendimento superiore a quello di un fondo obbligazionario ma assumendosi un rischio minore di un fondo azionario.

Sulla base delle quote di azioni e obbligazioni alle quali il fondo è esposto, è possibile dividere i fondi comuni bilanciati in tre sottocategorie:

  • Bilanciati Azionari: la quota di azioni va dal 50% fino al 90%.
  • Bilanciati: la quota di azioni va dal 30% fino al 70%.
  • Bilanciati Obbligazionari: la quota di azioni va dal 10% fino al 50%.

Fondi comuni di investimento flessibili

I fondi flessibili concedono il massimo grado di discrezionalità ai gestori dei fondi nella scelta degli strumenti da includere in portafoglio.

Infatti, non sono previste condizioni sulle percentuali da allocare in azioni, che può variare fra lo 0% e il 100%, e a causa della variabilità della natura degli strumenti inseriti in portafoglio non è nemmeno previsto l’obbligo di comunicare un benchmark di riferimento, siccome potrebbe essere molto complesso trovarne uno adeguatamente rappresentativo del profilo rischio-rendimento del fondo flessibile.

 

Fondi comuni di investimento di mercato monetario

I fondi di mercato monetario sono esposti principalmente a strumenti finanziari di debito a brevissima scadenza, inferiore all’anno, e in liquidità. Il grado di rischio è quindi molto contenuto ed è indicato per un orizzonte temporale molto contenuto. Inoltre, i principali vincoli sugli strumenti detenuti sono i seguenti

  • Non possono investire in azioni.
  • Il rating degli strumenti short term deve essere pari a uno dei due migliori livelli della scala, basandosi sul giudizio di almeno due agenzie di rating. Per gli strumenti emessi da emittenti sovrani è sufficiente il rating “Investment Grade” fornito da un’agenzia
  • La duration media ponderata del portafoglio deve essere inferiore a 6 mesi
  • Si ammette l’investimento in prodotti con valuta diversa da quella di riferimento purché il rischio cambio venga completamente coperto

Proprio in base alla valuta nella quale è emessa la maggioranza dei titoli inseriti nel portafoglio del fondo, le tipologie di fondi di mercato monetario sono 4: area euro, area dollaro, area yen e altre valute.

 

Fondi comuni di investimento chiusi

Nei fondi comuni di investimento chiusi, l’ingresso e l’uscita dei partecipanti non è discrezionale come negli OICR aperti. D’altronde, la sottoscrizione può essere esercitata in corrispondenza di una o più emissioni di nuove quote, fissate in periodi predeterminati e con importo massimo, mentre il riscatto può avvenire solo a scadenza del fondo stesso oppure, se il gestore le prevede, anche in altre date di riscatto intermedie. Esistono infatti anche fondi semi-chiusi, nei quali il rimborso è previsto anche quando sono fissate le date di nuova emissione.

Di conseguenza, il patrimonio di questi fondi è molto meno variabile di quello dei fondi aperti, essendo fisso o semi-fisso. Grande stabilità è prevista anche dal lato delle passività del patrimonio. Il portafoglio del fondo comune di investimento mobiliare chiuso è investito principalmente in:

  • strumenti finanziari non quotati in un mercato regolamentato, diversi dalle quote di organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) aperti in misura superiore al 10%
  • Beni immobili e diritti reali immobiliari
  • Crediti e titoli rappresentativi di crediti
  • Beni che abbiano un mercato di scambio e per i quali è possibile stabilirne il valore con certezza e periodicità almeno semestrale

Da queste caratteristiche di composizione si comprende come i fondi aperti siano maggiormente esposti a strumenti quotati nei mercati di Borsa, mentre i fondi chiusi finanziano società giovani non quotate, con buone prospettive di crescita futura, o strumenti legati al mercato immobiliare. Di conseguenza, il loro NAV non viene calcolato sulla base dei valori contabili di bilancio, e nemmeno giornalmente, siccome la valorizzazione delle poste patrimoniali, più complessa di quelle di un fondo attivo, avviene con frequenza solitamente semestrale.

Per ovviare a questo possibile problema di incertezza sul valore della quota, la legge italiana obbliga il fondo chiuso, nel caso l’ammontare minimo di sottoscrizione sia inferiore ai 25 mila euro, a quotarsi su un mercato regolamentato. In questo caso, infatti, il NAV verrà determinato continuamente dall’incontro fra domanda e offerta degli operatori.

Un tipico esempio di fondo chiuso è rappresentato dai fondi comuni di investimento immobiliare; tali prodotti, secondo la normativa italiana, possono essere istituiti solamente in forma chiusa mentre la legislazione internazionale prevede anche la forma aperta.

Il fondo chiuso non va confuso con la Soft-closure dei fondi comuni della quale abbiamo parlato in questo articolo dedicato.

 

Fondi comuni di investimento immobiliare

Rimanendo in territorio italiano, i fondi immobiliari chiusi hanno una durata che va da un minimo di 10 anni ad un massimo di 30; la scadenza piuttosto lunga deriva proprio dalla natura dei principali beni inclusi nel portafoglio di questi fondi: immobili e diritti reali immobiliari.

Quindi, se il gestore non prevede il rimborso anticipato contestualmente alle eventuali successive emissioni di quote, l’investitore che vuole riscattare anticipatamente le sue quote potrà solamente venderle sul mercato secondario; mercato che sarà regolamentato nel caso di fondo ordinario oppure Over the Counter (OTC).

In particolare, il fondo immobiliare ordinario, a differenza di quelli speculativi o riservati, è tendenzialmente destinato a investitori retail, deve essere quotato entro 24 mesi dalla chiusura delle sottoscrizioni ed è soggetto ad una regolamentazione più stringente.

Infine, va sottolineato che la valorizzazione del patrimonio del fondo, indispensabile per il calcolo del NAV, deve essere effettuata con periodicità almeno semestrale dal CDA dell’SGR; inoltre, la valutazione delle attività immobiliari del portafoglio avviene a valori di mercato correnti e non a costo storico. La SGR deve anche possedere nel suo patrimonio una quota pari al 2% del patrimonio del fondo.

 

Fondi comuni di investimento riservati

I fondi riservati, previsti sia in forma aperta che in forma chiusa, non consentono il collocamento, la rivendita o il rimborso delle quote presso soggetti diversi da quelli designati nel regolamento del fondo.

Tradizionalmente i fondi riservati, insieme a quelli speculativi, fanno parte dei cosiddetti fondi di investimento alternativo (FIA); abbiamo però deciso di classificarli, per finalità di comprensione, insieme ai fondi aperti e chiusi dal momento che ci è sembrata più rilevante la natura delle quote dei fondi riservati piuttosto che la loro politica di investimento.

Infatti, gli unici partecipanti ai fondi riservati sono gli “investitori qualificati”: banche, Sim, SGR, Sicav, assicurazioni, fondi pensione e altri intermediari finanziari indicati negli artt. 106 e 107 del TUB.

Data la classe di sottoscrittori ai quali si rivolgono, è naturale che non siano soggetti ai vincoli sulle politiche di investimento, tutela degli investitori e diversificazione del rischio previste invece per gli OICR tradizionali. D’altronde i FIA, come vedremo successivamente, sono fondi non armonizzati. Inoltre, non hanno spesso criteri di trasparenza specifici e possono non calcolare il NAV.

 

Le tipologie dei fondi per politica di investimento

Abbiamo riservato questo paragrafo di classificazione dei fondi a tre tipologie di prodotti che adoperano una politica di investimento particolare e che, nonostante la piuttosto ampia diffusione, sono spesso poco conosciuti.

Fondo di fondi

Il fondo di fondi può investire il patrimonio, anche totalmente, in quote di altri fondi, garantendo ancora maggior diversificazione ma richiedendo anche maggiori costi, purché siano:

  • Fondi comuni aperti armonizzati ovvero OICVM
  • Fondi comuni anche non armonizzati, in misura non superiore al 30%, se presentano alcuni vincoli sulle attività e sulla trasparenza verso gli investitori
  • Per la normativa italiana, anche in fondi aperti che a loro volta non investano più del 10% del loro patrimonio in altri OICR.

Inoltre, il fondo di fondi si espone solitamente verso altri fondi con caratteristiche, politiche d’investimento e volatilità simili; di fatto, ad esempio, i fondi aperti non possono acquistare quote di fondi chiusi. Un ulteriore divieto per i fondi di fondi, esclusi quelli a ombrello, è quello di sottoscrivere quote di uno stesso OICR per un importo superiore al 20% o al 10% in caso di OICR non armonizzato.

Un caso speciale sono gli Umbrella fund, ovvero fondi comuni che investono in altri fondi di proprietà della stessa SGR, o appartenente allo stesso gruppo, che li ha istituiti.

 

Fondi speculativi

I fondi speculativi, anche conosciuti come hedge fund, sono OICR non soggetti ai tradizionali vincoli posti a tutela dell’investitore, e rafforzati nel caso degli OICR armonizzati, ma consentono ai gestori, al pari dei fondi riservati, ampia autonomia nella politica di investimento. Possono essere istituiti sia in forma aperta che in forma chiusa e fanno parte dei fondi alternativi (FIA).

D’altro canto, divergono profondamente dai fondi riservati. Infatti, la sottoscrizione delle loro quote non è riservata solo ad uno specifico gruppo di soggetti. Tuttavia, gli hedge fund presentano alcuni vincoli strutturali:

  • massimo 200 partecipanti
  • partecipazione minima iniziale di 500 mila euro
  • non possono esercitare la sollecitazione del pubblico risparmio alla sottoscrizione delle loro quote

L’insieme di questi criteri, soprattutto gli ultimi due, è volto a scongiurare l’investimento in questi prodotti molto rischiosi per i soggetti non consapevoli del rischio che incorrono o che non dispongono di somme adeguate a sostenerlo. D’altronde, la rischiosità delle strategie di investimento di questi prodotti, spesso algoritmiche e aggressive, che mirano a ottenere sistematicamente ritorni ampiamente superiori a quelli di mercato non sono adatte a tutti gli investitori.

 

Fondo sostenibile e responsabile

Come avevamo discusso in questo precedente articolo, l’interesse per i fondi comuni che operano un investimento socialmente responsabile (SRI) sta crescendo esponenzialmente negli ultimi anni. A partire dagli Accordi di Parigi, molte normative che puntano alla rimozione delle emissioni di Co2 entro il 2050 hanno stimolato l’afflusso di capitali nei fondi europei che rispettano l’art.8 o l’art.9 della SFDR.

La sostenibilità dell’investimento viene sostanzialmente declinata in 3 aree: Environment (ambiente), Social (sociale) e Governance (gestione). Di conseguenza, si osserva una continua proliferazione dei fondi comuni con portafogli investiti in aziende fortemente improntate a tematiche ESG.

Sempre nell’articolo citato, avevamo però parlato del pericolo greenwashing e del fatto che il cambiamento energetico verso le rinnovabili è un processo ancora lento e costoso; per questi motivi è lecito attendersi un’esplosione dei rendimenti dei prodotti ESG solamente nei prossimi anni e non devono inizialmente spaventare le sotto-performance in questi anni di transizione rispetto agli investimenti meno responsabili.

 

Fondi comuni di investimento armonizzati e non armonizzati

I fondi comuni armonizzati sono regolati a livello comunitario ovvero soggetti a criteri europei, più stringenti di quelli per i fondi aperti, che ne limitano il rischio, vietano di detenere depositi bancari e impongono vincoli alla leva finanziaria, agli strumenti in derivati e all’acquisto di titoli non quotati. I fondi armonizzati, grazie al regime rafforzato di trasparenza e di tutela dell’investitore, sono ammessi al mutuo riconoscimento: sono quindi negoziabili liberamente anche in altre paesi membri dell’Unione Europea.

Inoltre, sono facilmente riconoscibili perché caratterizzati dalla denominazione UCITS ( Undertakings for Collective Investments in Transferable Securities), una normativa europea stabilita a partire dal 1985 e aggiornata continuamente.

I fondi non armonizzati, tipicamente hedge fund e riservati (fondi di investimento alternativo) hanno minori vincoli alle politiche di investimento e non sono ammessi al mutuo riconoscimento. Infatti, in Italia, devono essere autorizzati dalla Banca d’Italia sentita la Consob.

 

Conclusioni sulle tipologie di fondi comuni di investimento

In questo articolo abbiamo offerto una panoramica dei principali elementi distintivi fra le molteplici categorie e tipologie di fondi disponibili per le diverse esigenze dell’investitore.

E’ fondamentale conoscere tutti gli aspetti peculiari di uno strumento prima pensare ad un qualsiasi investimento, per questo, ti invito a leggere tutti gli articoli di questo corso fondamentale per diventare un investitore consapevole.

 

Nei prossimi articoli del corso “Come investire in fondi comuni di investimento” parleremo di:

  1. Che cosa sono i fondi comuni di investimento
  2. Che cosa sono le classi di azioni sui fondi comuni
  3. Benchmark e stili dei fondi comuni di investimento
  4. Tipologie di fondi comuni di investimento
  5. Costi dei fondi comuni di investimento
  6. Indicatori di performance per i fondi comuni di investimento
  7. Migliori broker per i fondi comuni di investimento: come sceglierli
  8. Fondi comuni di investimento con cedola
  9. Investire in fondi comuni di investimento: pro e contro
  10. La classifica dei migliori fondi comuni di investimento a basso rischio
  11. Come scegliere i fondi comuni di investimento
  12. Teniamo monitorato il nostro investimento in fondi comuni

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L'articolo che hai appena letto è stato scritto da Marco Buonafede. Esperto di economia e finanza, ha collaborato con numerose testate giornalistiche prima di approdare a RendimentoFondi. Laureato in economia all'Università di Torino e laureato in Finanza con Lode alla Luiss Guido Carli di Roma. Dal 2022 è iscritto all'albo dei Consulenti Finanziari Indipendenti con matricola n.629663.

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