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Categorie dei fondi comuni di investimento

Categorie dei fondi comuni di investimento

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I fondi comuni di investimento possono essere di due macro categorie: aperti o chiusi, per cui è importante – seppur sinteticamente – conoscerne le principali caratteristiche e differenze.

I fondi aperti possono essere sottoscritti da chiunque, in ogni momento, attraverso il proprio istituto di credito o attraverso le società di intermediazione mobiliare e da poco tempo qualche fondo è anche quotato in borsa; parimenti, il sottoscrittore ha la facoltà di richiederne il rimborso parziale o totale in qualunque momento, con le stesse modalità.

I fondi di tipo aperto detengono sempre una percentuale di liquidità che utilizzano per compensare il flusso di sottoscrizioni in entrata e in uscita, così da evitare ogni volta di dover acquistare o vendere singole azioni.

I fondi comuni aperti sono comunemente armonizzati, ovvero adempiono alle stringenti regole comunitarie in materia di organismi di investimento collettivo, come visto per gli ETF classificati UCITS.

Esiste anche una particolare forma di fondi, che identifica i fondi comuni non armonizzati, i quali hanno una maggior libertà di movimento poiché non devono sottostare alle regole di cui sopra; un tipico esempio di tali strumenti è dato dagli Hedge Funds.

I fondi chiusi al contrario hanno un capitale fisso, sottoscrivibile all’atto della creazione del fondo e rimborsabile a scadenza o comunque dopo un lasso di tempo concordato.

 Per questo motivo i gestori dei fondi chiusi possono non detenere alcuna liquidità perché non necessitano di operare continui ribilanciamenti.

I fondi comuni vengono comunemente suddivisi in “categorie”: grazie alla crescita esponenziale che il risparmio gestito ha vissuto dalla sua nascita negli anni 90 ad oggi, ormai le categorie dei fondi sono numerosissime andando a declinare ogni potenziale tipologia di investimento. Ogni fondo, come abbiamo accennato nel precedente paragrafo, ha particolari vincoli ai quali il gestore è obbligato ad attenersi: tali obblighi vengono comunemente definiti “mandato di gestione”, il quale è desumibile dalla categoria di appartenenza.

Di seguito elenchiamo le principali categorie con le quali sono comunemente classificati i fondi comuni partendo, dalla classe di rischio minore fino alla massima:

Fondi di liquidità: i fondi liquidità – anche detti fondi monetari – si caratterizzano per il fatto di avere il patrimonio investito unicamente in titoli di debito a brevissima scadenza, al massimo 18 mesi, emessi da debitori ad elevata solvibilità. I fondi monetari – come quelli obbligazionari – non possono, investire alcuna percentuale del patrimonio in titoli azionari. I rendimenti dei fondi di liquidità saranno sostanzialmente in linea con quelli del mercato monetario (di fatto obbligazioni a breve e brevissimo termine). Sono comunemente utilizzati nei portafogli per parcheggiare temporaneamente la liquidità in attesa di un nuovo reimpiego.

Fondi obbligazionari: anch’essi non possono detenere titoli azionari in portafoglio, pertanto destinano tutto il patrimonio in obbligazioni e liquidità. Esistono però fondi obbligazionari di diverse categorie, e (a seconda della tipologia di sottostante che si andrà a scegliere) i fondi obbligazionari possono offrire al sottoscrittore rendimenti e profili di rischio altamente diversi tra di loro. Possiamo elencare in sintesi:

  • obbligazionari titoli di stato
  • obbligazionari high yeld
  • obbligazionari misti: sono gli unici che possono detenere fino a un 20% massimo di azionario
  • obbligazionari convertibili
  • obbligazionari inflation Linked
  • obbligazionari suddivisi per aree geografiche
  • obbligazionari suddivisi per valuta
  • obbligazionari globali

Fondi bilanciati: come dice la parola stessa, questi fondi investono in un mix di titoli obbligazionari e azionari; la quota azionaria può variare generalmente da un minimo del 10% ad un massimo del 90% del patrimonio del fondo. Anche in questo caso esiste una moltitudine di categorie e sottostanti cui il fondo può far riferimento. Assogestioni suddivide i bilanciati semplicemente in tre categorie: Bilanciati Azionari, Bilanciati, Bilanciati Obbligazionari; tuttavia, al di là delle categorie Assogestioni, non è infrequente trovare presso la propria banca suddivisioni un po’ più ampie. Tutte queste tipologie, come sempre, si possono ulteriormente segmentare per aree valutarie e aree geografiche (ad esempio singolo paese, area geografica, globale, etc). Riportiamo una possibile classificazione dei fondi bilanciati ordinata per quota azionaria decrescente:

  • bilanciati aggressivi
  • bilanciati moderati
  • bilanciati prudenti
  • bilanciati difensivi

Fondi flessibili: In questa particolare categoria, il gestore ha la facoltà di variare le percentuali della componente azionaria ed obbligazionaria in portafoglio; per entrambi da 0% a 100%. Sono pertanto fondi che – almeno sulla carta – offrono al sottoscrittore una maggiore dinamicità interna al comparto e se il gestore è di qualità, si otterranno risultati migliori in termini di rapporto rischio/rendimento.

Fondi azionari: investono almeno il 70% del loro portafoglio in azioni e sono adatti a sottoscrittori con una discreta propensione al rischio, ovvero disposti a sopportare volatilità (differenziale di rendimenti nell’unità di tempo) anche consistenti. Anche in questo caso esistono molteplici categorie, e come già visto, ulteriormente suddivisibili per area geografica, area valutaria e via di seguito. Assogestioni li suddivide in:

  • azionari Italia
  • azionari area Euro
  • azionari Europa
  • azionari America
  • azionari Pacifico
  • azionari paesi emergenti
  • azionari paese
  • azionari internazionali
  • azionari energia e materie prime
  • azionari industria
  • azionari beni di consumo
  • azionari salute
  • azionari finanza
  • azionari informatica
  • azionari servizi di telecomunicazione
  • azionari servizi di pubblica utilità
  • azionari altri settori
  • azionari altre specializzazioni
  • azionari big caps
  • azionari mid caps
  • azionari small caps
  • azionari tematico
  • azionari settoriali

Alternativi: di particolare interesse la categoria “Alternativi” – comunemente definiti come “Alt” – poiché si tratta di fondi attivi che utilizzano strategie simili agli Hedge Fund. Le strategie alternative hanno ulteriormente frazionato l’universo dei fondi comuni, andando oltre le tradizionali classificazioni basate sulle attività finanziarie (azioni, obbligazioni e liquidità), sulle aree geografiche o i settori. Queste categorie identificano le strategie di investimento adottate in luogo dell’indicazione delle asset class sottostanti, e si possono suddividere in:

  • alt-azionario market neutral, a volte definiti anche come Long/Short: in questa categoria i gestori cercano di ridurre il rischio globale di portafoglio assumendo posizioni lunghe o corte a seconda del loro modello di calcolo.
  • alt-debt arbitrage: questa strategia è prettamente obbligazionaria ed è volta ad identificare particolari inefficienze tipiche di tale mercato;
  • alt-event driven: i gestori tentano di trarre profitto dalle variazioni dei prezzi dei titoli dovute a determinati eventi societari, come la bancarotta, le fusioni e acquisizioni;
  • alt-global macro: come dice la parola stessa questi fondi basano le decisioni di investimento sull’analisi della situazione macro-economica delle loro aree di intervento;
  • alt-long/short debt: speculari ai Long/Short azionari, essi assumono posizioni lunghe e corte su titoli obbligazionari;
  • alt-multistrategy: questa particolare categoria fornisce al gestore una libertà massima di azione, poiché è possibile spaziare anche al di fuori del consueto universo investibile acquistando, ad esempio, immobili;
  • alt-systematic Future: sono particolari tipologie di fondi che trattano future, opzioni e contratti su valute o materie prime.
  • alt-volatilità: adottano strategie direzionali cercando di trarre profitto dalla volatilità implicita incorporata nei derivati e riferita ad attività sottostanti.

Sempre all’interno della categoria azionari, posiamo trovare due particolari tipologie di fondi, i quali più che su un benchmark specifico si concentrano – in ottica di stile di gestione – sulle strategie da applicare in fase di scelta delle azioni da acquistare. Infatti, un modo per classificare i titoli azionari – che trae origine dall’analisi fondamentale – è quello di distinguere tra titoli “value” e titoli “growth”; questa distinzione è esattamente la stessa vista quando abbiamo parlato degli ETF Smart Beta.

Caratteri distintivi dei fondi Growth e Value:

Fondi Growth: la strategia “growth” mira ad individuare società che stanno crescendo rapidamente: ne è un classico esempio il settore tecnologico;

Fondi Value: la strategia “value” mira ad individuare società con ritmi di crescita più moderati rispetto ai “growth”, ma costanti nel tempo. Ne sono un tipico esempio i titoli industriali con una storia solida e buoni risultati nel passato; tali società, in genere, sono in grado di offrire buoni dividendi anche in fasi di recessione.

Esistono poi alcune categorie di fondi che possiamo definire “speciali”, poiché investono in asset differenti dal mercato mobiliare oppure adottano particolari stili di gestione, oppure ancora sono “contenitori” che al loro interno ospitano altri fondi, opportunamente miscelati. In questo ambito possiamo individuare:

Fondi immobiliari: questa tipologia di fondi chiusi mira a conseguire un utile dalla compravendita o dalla gestione di asset immobiliari;

Hedge funds: sono fondi comuni d’investimento – anch’essi di tipo chiuso – che investono il patrimonio in attività ad alto rischio e con un ampio margine di libertà da parte del gestore. Sono considerati i più speculativi nel panorama dei fondi e, tra l’altro, spesso chiedono soglie minime d’ingresso non proprio alla portata di tutte le tasche;

Fondi di fondi: come indica chiaramente la categoria, sono fondi comuni il cui portafoglio è composto da altri fondi comuni o in taluni casi da Hedge fund altrimenti inaccessibili alla clientela retail. Sono di fatto dei “contenitori” all’interno dei quali il gestore inserisce diverse altre tipologie di fondi, in accordo ovviamente con il mandato di gestione.

In modo particolare, per comprendere compiutamente i “fondi di fondi” bisogna esaminare la loro struttura, composta da un fondo c.d. “Feeder” e da un fondo c.d. “Master”. Il fondo “Feeder”, ovvero il fondo capostipite, deve investire almeno l’85% del suo capitale nel fondo “Master”, mentre per il restante 15% del capitale, il gestore generalmente ha la possibilità di abbinare strumenti a copertura o di liquidità.

Tali strutture nascono per dare la possibilità alle case di gestione di abbattere i costi centralizzandoli: infatti, possono creare un fondo master institutional in un determinato paese, e poi vendere tanti fondi feeder ad esso legati con classe retail in altri paesi.

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